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Nota ai genitori
Questo racconto é la
storia di Nicolino, vivace bambino di tre anni che si caccerebbe
in un mare di guai, con grave pericolo per la sua incolumità, se
non fosse guardato a vista da Guendalina, la sorellina di dieci
anni, e dai suoi amici, Giuseppe di nove anni e Giacomo di otto.
Lo scopo del racconto è insegnare ai bambini alcune elementari
regole di sicurezza per evitare i più comuni incidenti che,
purtroppo, così spesso si verificano entro le confortevoli mura di
casa e tanto gravi conseguenze possono avere. Nel campo della
prevenzione l'antico concetto educativo "insegnare divertendo" è
quanto mai utile. Quante volte, infatti, l'esperienza di genitori
e di educatori si è scontrata con la realtà di bambini
apparentemente attenti, ma in effetti profondamente distratti di
fronte a raccomandazioni o divieti che vengono loro rivolti. «Non
giocare con i fiammiferi!», «Non toccare le pentole sul fuoco!»,
«Non scherzare con l'elettricità!», «Non sporgerti!... La testa
pesa più del corpo!», «Non prendere gli attrezzi di papà!»... sono
solo alcune delle frasi ricorrenti che in varie occasioni diciamo,
e anzi talora urliamo, ai nostri bambini. Ma i bambini, si sa,
sono "allergici" alle proibizioni e ai toni acuti, che, se
funzionano nel caso immediato, non sempre tornano in mente quando
l'evento dovesse ripetersi; sono, invece, reattivi all'humour e
alle storie divertenti, e hanno pronta immaginazione se essa viene
intelligentemente sollecitata. Per questo, siamo certi, la lettura
di questo racconto, fatta individualmente oppure insieme ad un
adulto, secondo la capacità di lettura e il grado di maturità dei
singoli bambini, li vedrà impegnati in gara con Guendalina,
Giuseppe e Giacomo ad individuare e a sventare i pericoli in cui
si va a infilare Nicolino, con beneficio loro... e degli adulti.

Presso la grande vasca del parco, dopo mezz'
ora di paziente attesa, ormai Giuseppe e Giacomo, che tutti
chiamavano Gius e Giac, non speravano più di vedere arrivare
Guendalina, detta Guen, la loro inseparabile amica.

«Sarà rimasta bloccata in casa a badare a
quella peste di Nicolino» rispose Giuseppe. «Ormai Guen non viene
più» disse Giac. «E noi che facciamo? Non possiamo fare notte,
qui. Andiamo a fare un giro in bici per conto nostro» propose
Giacomo. «No, io se non c'è anche Guen non mi diverto» rispose
Giuseppe.«Allora non ci resta che una cosa da fare» disse Giacomo
risoluto. «Andare a darle una mano.» «D'accordo, andiamo» concluse
Giuseppe. Quando Guendalina si presentò ad aprire la porta, era in
uno stato da fare pietà: aveva i capelli arruffati, la camicetta
da una parte le usciva dai pantaloni... Si sarebbe detto che
avesse sostenuto una lotta furiosa, ma certo non l'aveva vinta
lei! «Ciao!» disse Giac. «Siamo venuti a vedere che cosa t'è
successo. Perché non sei venuta al giardino?» «Non
posso muovermi. Mia mamma è uscita e io devo badare
a mio fratello» rispose Guendalina cupa. «Se vuoi, ti possiamo
aiutare» propose Giuseppe. Passarono in soggiorno.

Disseminati per terra c'erano cuscini,
giocattoli, costruzioni... Nicolino, lungo disteso sul pavimento,
era impegnato a giocare agli scontri e ignorò del tutto l'arrivo
dei ragazzi. «Non ne posso più di fare la baby sitter ad un
bambino di tre anni!» dichiarò Guendalina lasciandosi cadere su
una poltrona. «Perché?» chiese Giac: «Se ha tre anni, che colpa ne
ha lui?» «Ma Nicolino non è un bambino come tutti gli altri!»
protestò Guen. «E' un amore, sia ben chiaro, ma per badare a lui
ci vorrebbe un domatore!» «Nic deve essere guardato a vista di
continuo!» riprese Guen . L'altro giorno mia mamma si è perfino
messa a piangere quando questo sciagurato per un pelo non si
è ustionato una mano con il ferro da stiro!»

Nic intanto, beato e sorridente impossessato
non si sa come di una scatola di fiammiferi
ne aveva acceso uno. «Questa non è roba per te» urlò Guendalina
sottraendogli velocemente la scatoletta.

«I tuoi vestiti possono prendere fuoco!»
«Potresti incendiare il tappeto, le tende... tutto quanto»
aggiunse Giac. «Ma ci vuole un grande fuoco!» disse Nic. «Un
piccolo fiammifero non può... » «Ma basta
una piccola scintilla per far scoppiare un grande incendio, non lo
sai?» gli rispose Gius. Nicolino sembrò convinto.«Chi vuole far
merenda?» chiese Guen.

«lo preparo i toast!» disse Gius. «Sta
attento çon il tostapane, Gius.» disse Guen. «Ogni tanto non
scatta: stacca la spina prima di tirare fuori il toast. Un amico
di mio papà ha rischiato di folgorarsi con l'elettricità. » «Ehi,
ma guarda questo qui dove ha pensato di salire!» disse Gius. «Non
si sale sullo sportello del forno» disse Guen tirando giù Nic.
«Potresti tirarti addosso l'intera cucina a gas.» «Adesso ci manca
solo che s'infili nel frigo!» ridacchiò Giac. «Qui c'è odore di
gas!» disse Giac. «Controlla se c'è qualche rubinetto aperto.
Qualche volta i bambini giocano con le manopole del gas. Questo è
molto pericoloso.» «Sono tutte a posto» assicurò Guen dopo averle
controllate una a una. «Si vede che Nic ne ha aperta una, e poi
l'ha richiusa. Meno male che eravamo qui noi!»«Meno male che non
c'era niente sui fornelli!» disse Giac. «Mia mamma dice che gli
incidenti più gravi capitano ai bambini che si tirano addosso le
pentole dal fuoco, magari solo perché urtano contro un manico che
sporge. Sono ustioni terribili!» «Ma che cos'è questo rumore
d'acqua?» chiese Giuseppe.«Dov'è Nic?» disse Guen allarmata. I tre
ragazzi si precipitarono verso il bagno. Nic infatti era là e si
stava sporgendo oltre il bordo della vasca nel tentativo di fare
galleggiare qualcosa sull' acqua.

«Tirati via subito!» gridò Guen
afferrando Nic per la vita.«Non sai che la testa pesa più del
corpo e che potresti finire in acqua e annegare. Basta poca acqua
per un bambino piccolo come te!» «Ma io voglio fare andare la mia
nave!» protestò Nicolino.«Intanto questa non è una nave, ma un
coperchio!» si spazientì Guen. «No, è una nave!» concluse Nic. Nic
era tutto bagnato. Con pazienza Guen prese ad asciugarlo, mentre
Gius stava per accendere il phon. «Gius, sei sicuro di avere le
mani asciutte?» disse Giac. «In bagnò la gente si folgora con
grande facilità. Guai ad infilare la spina del phon, o di una
stufetta elettrica quando si è bagnati, o addirittura stando nella
vasca da bagno.

Può essere peggio della sedia
elettrica!» Nic intanto si era liberato da Gius che stava ora
asciugando il pavimento intorno alla vasca.«Vieni giù da quello
sgabello, Nic! disse Giac afferrandolo per un braccio per
impedirgli di raggiunge l'armadietto dei medicinali. «Non sai che
questo è un autentico deposito di veleni? Tu devi prendere solo le
medicine che ti dà la mamma!»«Anche se volesse, non riuscirebbe
prendere niente. L'armadietto è attaccato talmente in alto, che
mia mamma solo in punta di piedi arriva a prendere un' aspirina»
disse Guen questa volta senza scomporsi.

«Andiamo in camera nostra» concluse la
ragazzina. «Là non ci sono pericoli e possiamo ascoltare i dischi
in pace. Ne ho appena comperati alcuni bellissimi.»Nicolino non se
lo fece ripetere dl volte e li precedette come un razzo. Quando i
ragazzi arrivarono era gi seduto sul letto di Guendalina e stava
tirando fuori i dischi dal sacchetto di plastica.«Ehi, un
momento!» gridò Guen, gelosissima dei suoi dischi. «Suona questo»
disse Nic. «E se io volessi suonarne un altro?» ribatté
Guendalina.«Questo» insistette Nic, infilandosi in testa il
sacchetto di plastica. «E va bene» disse Guen. «Ma, prima, tu
dammi questo sacchetto. Non sarebbe la prima volta che un bambino
si soffoca per esserselo infilato in testa!» «Questa mi sembra
un'esagerazione bella e buona» osservò Giac. «E invece no» ribatté
Guen. «Su certi sacchetti c'è perfino scritto:

"Questa custodia non è un
giocattolo". Non ci hai mai fatto caso?» E con abile mossa Guen
tolse via il sacchetto dalla testa di Nicolino. «Guardate che cosa
ho trovato!» disse Gius. «Dei burattini!». «Chissà se uno
spettacolino terrà fermo Nic per cinque minuti!» E cambiando tono
di voce cominciò a recitare: « Tutti i bambini con
i pantaloni rossi sono invitati al teatrino di
Pricche-Berlucche!» «Funziona!» esclamò stupita Guen, vedendo
Nicolino sedersi tutto contento e, finalmente, tranquillo.
«Signori e signore, sono Terribilin vedete come sono brutto?
Sapete perché? Perché mi sono scottato con l'acqua bollente
toccando le pentola sui fornelli, mi sono tagliato un dito
giocando con un coltello, mi sono bruciato i capelli con il
fuoco...» prese a recitare Gius muovendo un burattino tutto
ammaccato. «Male, male, caro Terribilino» continuò Gius manovrando
un altro burattino con la barba.

«D'ora in poi dovrai ascoltare i consigli
del dottor Prudenza: i bambini non devono toccare le prese
elettriche, non devono arrampicarsi sui mobili, non devono
chiudersi dentro gli armadi, non devono giocare con i coltelli.
«Ho paura che tu stia esagerando» disse Guendalina a Giuseppe. «Nic
ricomincia ad agitarsi!» Proprio mentre Guen parlava, Nic
all'improvviso decise di uscire sulla terrazza. Giuseppe mollò i
burattini con un sospiro. «Ti è già andata bene» lo consolò Guen.
«Che cosa ti aspettavi da quell'angioletto? Più di cinque minuti
non si riesce a tenerlo fermo.».Ai tre
ragazzi non rimase altro da fare che seguire Nic sulla terrazza. «Nic,
che cosa fai arrampicato su quella ringhiera?» esclamò
Guen correndo a tirare giù Nic. «Ma c'è Luigino giù» spiegò
tranquillamente Nicolino. Guen era esasperata:

«Quante volte papà ti ha
detto di non salire sulla ringhiera. Non vedi che sta mettendo
anche la rete?» «Ragazzi, che si fa?» chiese Giac che cominciava
ad averne abbastanza di tutti quei discorsi. «Usciamo»
propose Guen. «E di tuo fratello, che ne facciamo?» chiese
Giuseppe. «Portiamolo con noi» rispose Guen. «Passiamo dal garage»
disse Guen. «Vi faccio vedere la mia bici nuova.» «Ma questo è un
laboratorio, non un garage!» esclamò Gius ammirato vedendo ogni
sorta di cacciaviti, tenaglie, pinze, seghe, trapani... «Sì, c'è
proprio di tutto» rispose Guen. «Mio padre ci passa
ore qui dentro. Certo Nic non deve entrarci da solo. Gli attrezzi
sono molto pericolosi per i bambini piccoli.» «Allora andiamocene»
concluse Giac. «Prima che il nostro angioletto metta le mani su
quel falciaerba.» «Basta usciamo!» disse Gius. «Se si va avanti
così finisce che questa notte sognerò bambini ustionati,
asfissiati, folgorati...«Hai ragione, andiamo a respirare un po'
d'aria pura!» gli fece Giac «Evviva!» esclamò Nic tutto felice
saltando in braccio a Guen.

All' aria aperta Guendalina, Gius e
Giacomo si sentirono subito più sollevati. Ma la giornata era
stata talmente influenzata da quell' uragano di Nicolino, che i
tre amici anche la strada continuarono a dare la caccia ai
pericoli. «Nic, attento alle macchine!» «Nic, attraversiamo sulle
strisce!» «Nic, aspettiamo che il semaforo diventi verde!» Così al
ritorno Nic teneva la sua palla stretta sotto il braccio, senza
sognare di farla rotolare lungo il marciapiedi. Guen era molto
contenta di lui. «Ma che bel cagnolone!» gridò Nic all'improvviso
allungando la mano verso un pastore tedesco che avanzava verso di
loro. «Non si accarezzano i cani che no si conoscono!» disse Gius,
che di cani se ne intendeva.

E quella fu davvero l'ultima
raccomandazione della giornata!
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