Poesia adottata
da numerose scuole italiane a scopo didattico
La celebre poesia
di Totò, ‘A livella, rappresenta indubbiamente un capolavoro della
letteratura napoletana di questo secolo, sia per la sua forma, che
da un tono colloquiale quale quello di Don Gennaro passa
armoniosamente ad uno aulico, quale appunto quello del Marchese,
sia per il suo contenuto ricco di tematiche molto profonde.
L’intera poesia ha come tema fondamentale quello della morte, una
morte che però non fa paura, al contrario è fonte di umorismo e
teatralità, in un tentativo di sdrammatizzazione atto a consentire
al lettore di apprezzare non solo la poesia in sé e per sé, ma
anche il suo messaggio, che si serve della morte per esaltare la
vita in evidenza anche il messaggio :la morte è brutta ma ha un
pregio, quello di essere uguale per tutti e che se nella vita uno
ha goduto di onori e privilegi e un altro invece ha vissuto una
vita di stenti,difficoltà ed insuccessi,la morte non fa sconti a
nessuno.Tutti e due questi signori hanno il medesimo spazio e sono
nel medesimo luogo,quindi la morte ha in sé un concetto di
uguaglianza che non ha riscontri in nessuna situazione,agisce
quindi come una livella.Il cuore del grande Totò è in questa
poesia. Buon Natale!
Ogni anno,il due
novembre,c'é l'usanza di andare al Cimitero per i defunti.Ogni uno
deve fare questa gentilezza;ogni uno deve tenere questo pensiero.Ogni
anno,puntualmente,in questo giorno,di questa triste e mesta
ricorrenza,anch'io ci vado,e con dei fiori adorno la tomba di mia
zia Vicenza.Quest' anno mi è capitata un'avventura...dopo aver
compiuto il triste omaggio. Mamma mia! se ce ripenso,e che
paura!,ma poi mi diedi anima e coraggio.Il fatto è questo,statemi
a sentire:si avvicinava l'ora della chiusura:io,calmo calmo,stavo
per uscire dando però un'occhiata a qualche tomba."Qui dorme in
pace il nobile marchese signore di Rovigo e di Belluno ardimentoso
eroe di mille imprese morto l'11 maggio del'31"Uno stemma con la
corona sopra a tutta la dicitura......e sotto una croce fatta di
lampadine;tre fasci di rose e facendovi una lista:candele,candele
sottili e sei lumini.Proprio all'altezza della tomba di questo
signore ci stava un'altra tomba piccolina,abbandonata,senza
neanche un fiore;per simbolo,solo una piccola croce. E sopra alla
croce appena si leggeva:"Esposito Gennaro
-netturbino":guardandola, che pena che mi destava questo defunto
senza neanche un lumino!Questa è la vita! pensavo tra me e me...chi
ha avuto tanto e chi non ha avuto niente!Questo pover'uomo si
aspettava che persino una volta morto continuava ad essere una
persona povera?Mentre riflettevo questo pensiero,si era già fatta
quasi mezzanotte,e rimasi rinchiuso prigioniero,morto di paura...davanti
alle candele.Tutto ad un tratto,che cosa scorgo da lontano?Due
ombre avvicinarsi dalla mia parte ...Pensai :questo fatto mi
sembra strano...Sono sveglio...o dormo e stò sognando?Ma altro che
fantasia;era il Marchese:col cilindro,la caramella e col
pastrano;e l'altro vicino a lui un brutto arnese;tutto lurido e
con una scopa in mano.E quello certamente è il signor Gennaro...il
morto poverello...lo spazzino.Ma questa visione non mi è
chiara:sono morti e si ritirano a quest'ora?Erano un palmo vicino
a me,quando il Marchese si fermò di botto,si girò e con fare
indifferente..calmo calmo,disse al signor Gennaro:
"Giovanotto!Da
Voi vorrei saper,vile carogna,con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,accanto a me che sono
blasonato!La casta è casta e va,si,rispettata,ma Voi perdeste il
senso e la misura;la Vostra salma andava,si,inumata;ma seppellita
nella spazzatura!Ancora oltre sopportar non posso la Vostra
vicinanza puzzolente,fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso tra i
vostri pari,tra la vostra gente""Signor Marchese,non è colpa
mia,io non vi avrei fatto questo torto;mia moglie ha fatto questa
sciocchezza,e cosa potevo fare io se ero morto?Se fossi ancora
vivo vi farei contento,prendere una modesta bara con queste
quattro ossa mie da morto e proprio ora,lo vedete?...in questo
momento mi collocherei dentro quest'altra fossa"."E cosa
aspetti,oh turpe malcreato,che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato avrei già dato piglio alla
violenza!""Fammi vedere..piglia questa violenza...La
verità,Marchese, mi sono scocciato di sentirti;e se perdo la
pazienza,mi scordo che sono morto e sono botte!...
Ma chi ti credi di essere...un dio?Quà, dentro lo vuoi capire,che
siamo uguali?......Morto sei tu e morto lo sono anche io;ogni uno
che è morto e sepolto, quì dentro è tale è quale ad un'altro
morto"."Lurido porco!...Come ti permetti paragonarti a me ch'ebbi
natali illustri,nobilissimi e perfetti,da fare invidia a Principi
Reali?"."Ma quale Natale...Pasqua e la Befana!!!Te lo vuoi mettere
in testa...impresso nel cervello che non ti rendi conto ancora che
ormai non ci sei più?...La morte lo sai che cos'è?...è una favola.Un
re, un magistrato, un grande uomo,varcando la soglia del cimitero,
dopo morto, ormai ha fatto il punto della sua vita che ormai ha
perso tutto, la vita e pure la nobiltà e le ricchezze:tu per te
stesso non l'hai ancora capito? Perciò,stammi a sentire...non
essere restio,sopportami vicino che t'importa?Queste pagliacciate
le fanno solo i vivi:noi siamo seri...apparteniamo alla morte!"
TRADUZIONE DAL NAPOLETANO ALL'ITALIANO
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