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Passo di Lapka, a quota 6.800 metri. Una gelida mattina del 22 settembre 1921. Gli uomini della spedizione del colonnello Howard Bury stanno tentando il primo assalto all'Everest. Procedono a fatica, affondando i piedi nella neve sottile. Qua e là appaiono ancora le orme lasciate da lepri e volpi. A un tratto i portatori guida nepalesi, i famosi sherpa, lanciano un urlo e si fermano rifiutando decisamente di proseguire. Hanno visto una strana impronta: è diversa da tutte le altre ma loro la conoscono bene e ne sono spaventati: l'ha lasciata, dicono, lo Yeti, l'essere che temono di più fra le montagne. Nessuno della spedizione riuscirà mai a scorgerlo, ma la notizia si diffonde e arriva ben presto ai quotidiani di tutto il mondo: milioni di persone vengono così a scoprire un personaggio inquietante il cui stesso nome, Yeti, indica nella lingua del Nepal qualcosa di selvaggio, di mostruoso.
 Ma la misteriosa creatura è chiamata dai nepalesi anche Migo, cioè" uomo sporco", e Metch kangmi, cioè "puzzolente essere delle nevi". Il che, detto da chi vive coperto di pellicce mal conciate, sembrerebbe indicare due cose: , che chi l'ha "battezzato" così gli è andato molto vicino; , che la "bestia" misteriosa deve avere proprio un odore speciale. Tanto bastò agli europei per accettarne l'esistenza e, quindi, coniarne il nome scientifico Homo nivens disgustans, poi diventato il più celebre "abominevole uomo delle nevi". Abominevole, dunque, a causa del suo odore terribile. Come se fosse facile procurarsi una saponetta sull'Himalaya! Da quel famoso giorno di settembre si apre la "caccia" allo Yeti e i ritrovamenti sono numerosi. Molti sono senza fondamento, come lo strano scalpo che un lama sostiene appartenere al "mostro" e invece si rivela un semplice pezzo di pelle di capra. Altri invece sono più concreti, come le impronte di un piede nudo (brrr...) fotografate nel 1951, a oltre 5.000 metri di quota, dallo scalatore inglese Eric Shipton: hanno una forma insolita e sono lunghe ben 33 centimetri (corrisponderebbero a una "scarpina" numero 52!).
 È questa forse l'unica prova dell' esistenza lassù di qualcosa di strano... Poi ci sono le testimonianze degli abitanti di quelle aspre montagne. Si scopre così che in realtà secondo gli sherpa gli Yeti appartengono a tre tipi: il Chutrey, dal pellame scuro, alto anche tre metri ma vegetariano e del tutto innocuo; il Mithe, più basso e di pelo rossiccio, che si nutre di piccoli mammiferi e fugge di fronte all' uomo; e infine il Metrey, che sarebbe il vero Yeti. Quest'ultimo è alto circa due metri, ha il corpo ricoperto di fitti peli bruni o grigi e un cranio appuntito. È molto agile, ha lunghe braccia, mani e piedi enormi. Sa grugnire e fischiare e non teme l'uomo, anzi: se disturbato può aggredirlo e addirittura mangiarlo. Non mancano infine gli avvistamenti compiuti da personaggi illustri, primo fra tutti quello dell' alpinista Reinhold Messner che ha promesso in futuro importanti rivelazioni! Dobbiamo dunque credere o dubitare dell' esistenza dello Yeti? E se esiste, di cosa si tratta esattamente? Secondo alcuni lo Yeti sarebbe il discendente di una scimmia enorme, il gigantopiteco, vissuto fra 8 e 1 milione di anni fa nelle pianure dell'India e della Cina e che da lì si sarebbe rifugiato nelle regioni himalayane.
Comparison of human and Sasquatch footprints
Dite che è un'ipotesi troppo fantasiosa? No, ribattono i suoi sostenitori, se si pensa che il panda era suo contemporaneo, che è ancora vivo e che è stato scoperto solo il secolo scorso! Altri sostengono che si tratterebbe di uno degli ultimi esemplari dell' uomo di Neanderthal, che circa 10.000 anni fa scomparve misteriosamente, forse per sfuggire l' Homo sapiens sapiens, cioè la nostra stessa specie. (In proposito, lo scienziato Vlaclimir Tschernesky ha confrontato le impronte di uno Yeti con quelle dei neanderthaliani che abitarono la grotta di Toirano, nel Savonese: e  ci credereste?  combaciano!). Questi superstiti avrebbero cercato scampo sull'Himalaya e in altri luoghi inospitali che, dunque, darebbero rifugio ad altrettanti" cugini" del più famoso Yeti. Fra questi spicca il simpatico Bigfoot, o "Piedone" americano, un essere enorme e peloso che, secondo i pochi testimoni che lo hanno scorto, se la dà a gambe non appena si imbatte in un uomo. Come se lui, al pari dei suoi strani simili, avesse paura di noi e della nostra civiltà. Voi che ne dite? Potreste onestamente dargli torto?

 

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