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«Veniamo
inghiottiti in un boccone solo se lasciamo che accada».
Nathalie SarTaute
«Per piacere, resta!» imploravo. Ann era la
mia migliore amica, l'unica ragazzina del vicinato, e non volevo
che andasse via. Stava seduta sul mio letto, con gli occhi blu
privi di espressione. «Mi annoio» disse arrotolandosi gli
spessi riccioli rossi intorno a un dito. Era
venuta a giocare solo mezz' ora prima. «Per piacere, non andare»
chiesi supplichevole. «Tua mamma ha detto che potevi restare per
un' ora».

Ann fece per alzarsi, poi vide un paio di
mocassini indiani in miniatura sul mio comodino. Con le loro
perline dai colori vivaci sulla morbida pelle, quei mocassini
erano la cosa che mi era più preziosa. «Rimarrò se me li dai»
disse Ann. Aggrottai le sopracciglia. Non potevo immaginare di
separarmi da quei mocassini. «Ma me li ha dati la zia Reba»protestai.
Mia zia era stata una donna bella e gentile, e io l'adoravo. Non
era mai troppo occupata perdedicarmi un po' di tempo. Ci
inventavamo storie buffe e ridevamo tanto. Il giorno in cui
era morta, avevo pianto per ore sotto una coperta, incapace di
credere che non l'avrei più rivista. In quel momento, mentre
tenevo con cura i mocassini nella mano, ero invasa dal dolce
ricordo di zia Reba. «Andiamo», incitava Ann.

«Sono la tua migliore amica». Come se ci
fosse bisogno di ricordarmelo! Non so che cosa mi prese, ma
desideravo più di ogni altra cosa avere qualcuno che giocasse con
me. Lo volevo così tanto che porsi i mocassini ad Ann! Dopo che li
ebbe riposti in tasca, andammo in bicicletta sul vialetto per
diverse volte e presto fu tempo per lei di tornare a casa.
Sconvolta per quello che avevo fatto, non avevo comunque voglia di
giocare.

Quella sera sostenni di non avere fame e
andai a letto senza cena. Una volta nella mia stanza, iniziai
davvero a sentire la mancanza dei mocassini! Dopo che la mamma mi
ebbe rimboccato le coperte e spento la luce, mi chiese cosa c'era
che non andava. Le raccontai tra le lacrime di come avessi tradito
la memoria di zia Reba e di quanto mi sentissi in colpa. La mamma
mi abbracciò con calore, ma tutto quello che mi disse fu: «Bene,
immagino che dovrai decidere cosa fare». Le sue parole non mi
furono d'aiuto. Sola nel buio, cercai di chiarirmi le idee. «La
legge dei bambini dice che non devi dare una cosa e poi
riprendertela» mi dicevo «Ma
è stato un affare conveniente? Perché ho permesso ad Ann di
giocare con i miei sentimenti? Ma soprattutto, Ann è davvero la
mia migliore amica?»

Decisi che cosa avrei fatto. Mi agitai e mi
rivoltai per tutta la notte, non vedendo l'ora che si facesse
giorno. A scuola, il giorno seguente, affrontai Ann. Trassi un
profondo respiro e le chiesi di rendermi i mocassini. Sbarrò gli
occhi e mi guardò a lungo. «Per piacere» pensavo
«Per piacere». «Okay» disse infine, tirando fuori dalla tasca i
mocassini. «Tanto non mi piacevano». Fui sopraffatta da una
senzazione di sollievo.

Dopo qualche tempo io e Ann smettemmo di
giocare insieme. Scoprii nei dintorni dei bambini che non erano
niente male, e spesso mi invitavano a giocare a softball. Mi feci
anche nuove amiche in altri quartieri. Nel corso degli anni, ho
avuto altre amiche del cuore. Ma non ho più supplicato per la loro
compagnia. Sono arrivata a capire che gli amici sono persone che
vogliono trascorrere il tempo con te, senza chiedere niente in
cambio.
Mary Beth Olson
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