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Prendi un sorriso, regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente, fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima, passala sul volto di chi non ha mai pianto.
Prendi il coraggio mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita raccontala a chi non sa aprirla.
Prendi la speranza e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore e fallo conoscere al mondo.

Mahatma Gandhi
Andrè è paraplegico. Ed essere paraplegici ad Haiti è una condanna a morte. I bambini che nascono con delle malformazioni vengono buttati via, come spazzatura. Vengono lasciati alla mercè di chiunque. “Sono rinnegati” dicono i missionari che ogni anno si occupano di centinaia di casi come quello di Andrè. “Se non fosse stato per i fratelli missionari sarei sicuramente morto. Magari sarei finito in pasto ai cani randagi o ai gabbiani che svolazzano sulla spiaggia di Port de Paix”. A parlare per raccontare la sua incredibile vicenda è Andrè, un ragazzo haitiano di circa vent’anni. Andreè ha una faccia tristissima che si illumina con un sorriso solo quando vede una macchina fotografica. Ha rischiato di morire a causa della povertà della sua famiglia e del fatto di essere nato su un'isola baciata soprattutto dalla sfortuna. Le condizioni economiche ad Haiti infatti non permettono la benché minima gestione di un soggetto malato “Mia mamma e mio papà non potevano mantenermi quando sono nato e così mi hanno abbandonato sulla spiaggia.

Lì speravano che qualcuno mi avrebbe trovato e mi avrebbe permesso di sopravvivere dignitosamente". Una speranza che si realizza: “L’abbiamo trovato in condizioni pietose lungo la spiaggia mentre portavamo a giocare i bambini del nostro centro missionario” racconta infatti padre Ivonne, uno dei tantissimi preti-coraggio che opera stabilmente in queste zone “difficili”. Ivonne  insieme ai suoi confratelli, gestisce una missione a Port de Paix. “Andrè sarebbe sicuramente morto. Noi abbiamo fatto di tutto per salvarlo, e ci siamo riusciti”. “Moltissimi bambini ad Haiti vengono abbandonati.
Soprattutto perché le famiglie non sono in grado di fornire loro assistenza. La questione è gravissima e ha diverse motivazioni. L’assistenza sanitaria è inesistente. Se per caso si ha la necessità di un dottore specializzato si deve ricorrere a viaggi negli Usa o in Canada. Viaggi che ovviamente gli haitiani non si possono permettere.” Anche dal punto di vista dei farmaci la situazione sanitaria in Haiti è catastrofica. Le medicine vengono vendute senza prescrizione medica: per strada si vedono i venditori ambulanti di pilloleNe hanno di tutti i generi e colori. Sostituiscono in tutto e per tutto le farmacie (poche e poco fornite) illudendo su guarigioni immediate per ogni tipo di malattia. “I fratelli mi hanno messo a disposizione questa sedia a rotelle” continua nel racconto Andrè. “Ma mi viene difficile muovermi. Come faccio a percorrere certi sentieri ripidi come montagne che per di più non sono nemmeno asfaltati? Una volta ci ho provato con il risultato di non fare nemmeno un metro di salita. Era troppo faticoso.” Per questo Andrè ha un sogno. Vorrebbe che le strade della sua città divenissero praticabili per tutti. “ Hai visto che strade? Come faccio con la carrozzella? E’ inimmaginabile che io riesca a muovermi anche se qualcuno mi aiuta.” Andrè, nonostante la malformazione coltiva molti interessi. Ad esempio il suo sogno è quello di incidere un disco. “Ho imparato da solo a suonare la chitarra. E poi anche il pianoforte. Ma la gente che mi vede ridotto in queste condizioni non mi dà retta. Pensa che quando suono o canto sia per chiedere la carità. A chi la chiedo se nessuno qui ha nulla?” In questo paese avere delle imperfezioni fisiche gravi è un vero problema.  “Ma anche per altre categorie la vita non è per nulla facile” dice fratel Ivonne.
“Pensa che anche gli albini, che in qualsiasi parte del mondo non sono discriminati, qui ad Haiti vengono abbandonati o addirittura lasciati morire. E’ una questione di cultura. Da noi vengono considerati come uccellacci del malaugurio. La gente crede che portino sfortuna. Sont choses de fou.”
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