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BUCAREST, 24 MAGGIO 2002
Questa storia esce da un tombino di fronte alla stazione centrale di Bucarest. E' una delle tante sullo sfondo di una Romania povera, disperata e alcolizzata, in cui convivono il 5% della popolazione con reddito superiore ai 200 milioni di lire e un 6% di zingari. Perchè una storia possa uscire da un tombino delle fogne di Bucarest, bisogna che un giorno, da quel tombino, sia entrata una persona. Corina ci arrivò all'indomani della fuga da casa con i documenti cuciti in una tasca dei jeans, stanca di essere picchiata dai genitori ubriachi, dopo aver dormito la prima notte per strada.
Il mio vero padre non l'ho mai conosciuto, quell'altro è morto da poco e io ora sono felice: voglio farmi una famiglia e diventare la mamma migliore del mondo, racconta tormentandosi i capelli neri con le dita. Non aveva ancora compiuto 15 anni quando s'infilò giù per il tombino cercando riparo dal freddo. Oggi ne ha 22 e il 15 giugno avrà l'esame di maturità. Voglio fare l'avvocato. Quattro anni ha vissuto là sotto con gli altri mille tra ragazzi e bambini del popolo delle viscere di Bucarest, prima di incontrare gli angeli con la faccia sporca mandati dal Pagliaccio di Dio, come ama definirsi il clown franco-algerino Miloud Oukili, fondatore della Ong "Parada". Laggiù, nelle catacombe del dopo Ceausescu che hanno i miasmi lividi di un girone infernale, c'è l'ultimo livello dell'emarginazione, una caldaia di anime che brucia continuamente tra malattie, droga, violenza e paura. Ricordo che mi picchiarono subito, la prima notte. Erano altre ragazze, mi tagliarono anche a zero i capelli. Difficile avere stime sul popolo dei fantasmi bambini, molti dei quali rom, discriminati più che in Italia a giudicare dai No Gipsy (con la croce celtica al posto della "O") che tappezzano a spray i muri della città.
Sono proprio quelli della Fondazione Parada, ex ragazzi di strada come Corina (responsabile di uno dei sette appartamenti sociali autogestiti dell'Ong), che aiutano altri ad uscire dalle fogne per imparare i mestieri del circo, o andare a scuola. Sono insomma questi volontari, tra i quali diversi italiani di Coopi, Grt e Ai.Bi., che possono offrirci la radiografia più fedele e aggiornata di un fenomeno che per la Romania e la sua sofferta transizione verso l'Europa rappresenta lo spot più vergognoso.  «Tutte le notti usciamo con la Caravana», spiega indicandoci il vecchio camper color caffelatte parcheggiato di fronte al Centro Diurno della fondazione. A bordo ci sono sempre un medico, cibo, acqua, medicine, un assistente sociale.  Se lo scorso anno le malattie più diffuse erano quelle dell'apparato respiratorio perchè lo sballo delle fogne è sniffare colle e solventi, quest'anno al primo posto -ci informa Adina, la dottoressa - vi sono quelle legate alla gravidanza. Sta venendo al mondo la prima generazione di bambini nati nelle fogne come topi e i problemi si moltiplicano. 
Poi c'è l'eroina, deflagrata come una bomba sulla piazza sei mesi fa. Dopo la guerra e le tragiche turbolenze dei Balcani la via dell'ero passa ora per Bucarest e la morte bianca, pesante indotto del conflitto che si sovrappone al dissesto ambientale, è dilagata in un batter d'occhi. E risalendo dalle fogne è già arrivata alle scuole, alla classe media del Paese, col timore fondato che quei ragazzi di strada che sopravvivono di piccoli furti ed espedienti, possano diventare gli spacciatori di un domani assai vicino. «Sono pochi i ragazzi che vogliono qualcosa dalla vita. Se glielo chiedi - dice Corina - ti rispondono quello che rispondevo io: sperano di cambiare. Non sanno nemmeno come. Sognano solo che un giorno tutto sarà diverso».
Un angelo vestito da Clown
Il dramma dei bambini di Bucarest è stato messo in luce da Miloud Ouikili, un clown francese arrivato a Bucarest nel 1992 per effettuare degli spettacoli e rimasto totalmente coinvolto nel problema.
Più di mille ragazzini di quelli senza passato e senza futuro, quelli fuggiti dagli orfanotrofi e dalle famiglie che non ce la fanno più a tirare avanti, vivono nel labirinto delle fogne della città. E ogni giorno il loro numero aumenta. Superando ogni prevenzione, Miloud ha deciso di condividere la terribile realtà dell'infanzia emarginata e per passare dalla solidarietà a parole agli aiuti concreti ha dato vita alla fondazione Parada. 600 ragazzi frequentano un centro sociale diurno e ricevono assistenza e formazione 300 ragazzi ricevono regolarmente assistenza sociale e sanitaria di emergenza mediante un centro di soccorso mobile che gira di notte per le strade di Bucarest 150 bambini e ragazzi sono stati reintegrati o a scuola o nella loro famiglia 50 ragazzi hanno trovato una professione e un lavoro.
60 ragazzi fanno parte della troupe che propone spettacoli in Romania, Francia e Italia per sensibilizzare l'opinione pubblica. 13 collaboratori rumeni e 5 volontari stranieri sono stati formati come educatori per il recupero dei ragazzi. 30 ragazzi sono alloggiati in tre appartamenti sociali autogestiti che costituiscono il primo nucleo di una rete di case-famiglia.  Gli organi di informazione di tutto il mondo si sono occupati di questo uomo e del suo straordinario impegno.
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