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Cominciò così, che il Signore, molto tempo
fa, era impegnato nella Creazione. Un lavoro lungo e faticoso
anche per Lui, e quello era il sesto giorno e Lui aveva già fatto
il cielo e la terra, le acque e gli animali, e anche l'Uomo e la
Donna. Insomma, era quasi alla fine e pensava ormai di riposarsi,
quando si accorse che in quell' opera perfetta c'era una lacuna,
una dimenticanza. Ai nomi delle piante e degli animali avrebbe
pensato Adamo, così Lui s'alleggeriva di un impegno; ma per
comunicare con l'Uomo e la Donna, e con tutti quelli che da loro
sarebbero venuti, come avrebbe fatto? Tuoni, fulmini, va bene; ma
quando era occupato o voleva riposare? Bisognava avere dei
messaggeri. Fu così che vennero creati gli angeli. Il Signore, era
piuttosto stanco, ma decise che non valeva la pena di lasciare un
così bel lavoro incompiuto e con un sospiro si rimise all' opera.
Prese una nuvola bianca e morbida come lana, ne staccò un grande
fiocco e cominciò a modellarlo. Capelli ondeggianti, un corpo
sottile e flessuoso, due grandi ali: era un angelo.

Il Signore raccolse dal sole una lingua di
fuoco e gliela mise sul capo: - Tu sarai un Cherubino, - gli
disse, e lo lasciò volare. E come il primo, ne fece altri cento,
finché la nuvola non fu ridotta a metà. Allora staccò un altro
grande fiocco bianco e modellò un angelo tale e quale i
precedenti, prese poi una stella luminosa e gliela mise sul capo:-
Tu sarai un Serafino, - gli disse e l'angelo subito volò in
alto, a raggiungere gli altri. Novantanove ne aveva già fatti, ne
mancava uno e avrebbe finito, pensò soddisfatto. Ma quando fece
per prendere l'ultimo fiocco, s'accorse che della nuvola era
rimasto poco o niente. - Pazienza, - si disse il Signore, - lo
farò piccolino. Mi servirà per le cose di poco conto. Prese dunque
il batuffolo di nuvola e subito, in un batter d'occhio, ne fece un
piccolo angelo. Staccò quindi una stella e gliela mise sul capo.
Troppo pesante, il piccolo angelo non riusciva a stare sospeso.
Provò con una più piccola e con un' altra ancora: niente da fare,
per quanto battesse le ali, il peso lo mandava giù, verso la
terra, come un meteorite. Il Signore sospirò di nuovo: era proprio
stanco, ormai voleva solo riposare. Guardò il piccolo angelo senza
luce e gli disse pensoso: - Vorrà dire che ti terrò per il
presepe. «Che cos'è il presepe?» pensò il piccolo angelo. Ma non
ebbe il coraggio di chiederlo e si sistemò in un cantuccio, ad
aspettare pazientemente che qualcuno glielo spiegasse. Intanto il
Signore, seduto tra le nuvole, guardava compiaciuto le due schiere
di angeli che disegnavano nel cielo il primo arcobaleno: un arco
di fuoco e un arco d'argento. Passarono tanti anni e i Cherubini e
i Serafini andavano e venivano, dal cielo alla terra, sempre più
indaffarati. Il piccolo angelo, nel suo cantuccio, continuava ad
aspettare che qualcuno rispondesse alla sua domanda. Talvolta
dormiva, talvolta giocava da solo; ma annoiarsi, non s'annoiava
mai.

Finché arrivò una notte, che sembrava come
le altre ma non lo era. Nel cielo c'era come un gran fermento, la
schiera degli angeli fiammeggiava più del solito, c'era anche una
grande cometa spuntata dal nulla, che avanzava lentamente. E una
strana allegria. Anche il Signore tra le nuvole sorrideva e il
piccolo angelo era molto contento di tutto questo. Poi la cometa
si fermò in un punto preciso del cielo e non si mosse, i Cherubini
e i Serafini rotearono verso la terra, lasciandosi dietro scie di
luce, e il piccolo angelo rimase solo, nel suo cantuccio un po'
oscuro, ad aspettare paziente che qualcuno rispondesse alla sua
domanda. E finalmente il Signore gli disse: - Il presepe è laggiù,
dove la stella s'è fermata. Vai! Lui non chiese niente, batté le
ali e si buttò verso il basso. Era la prima volta che volava e
arrivò un po' affannato. Ma soprattutto non trovava la strada. Era
buio dovunque e la cometa era lontana e lui era un angelo senza
luce; e non sapeva cosa doveva cercare! Volò di qua e di là;
lontano vedeva le fiamme dei Cherubini, i lampi dei Serafini, ma
sapeva che non era là che doveva andare. Poi sentì un pianto.
Debole prima, quindi più forte e insistente.

Nella notte si sentiva solo quello e
sembrava riempire ogni cosa. Il piccolo angelo si mise alla
ricerca e arrivò a una povera casa: dentro c'erano un bambino che
piangeva e una donna e un uomo che lo guardavano. Il bambino
piangeva e loro non sapevano più cosa fare per calmarlo. Il
piccolo angelo pensò che il bambino piangeva per il freddo, si
staccò una delle sue ali e lo coprì. E il pianto tacque e il
bambino si addormentò. Fuori, i Cherubini e i Serafini
volteggiavano nell' aria, tracciando fasci di luce. Il piccolo
angelo senz' ala si chiese come avrebbe fatto ora a trovare il
presepe e il Signore, tra le nuvole, sorrise.
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