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Il diario di Anna
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È un giorno di sole, uno di quei giorni che si vorrebbe godere all'aperto. - Quando potremo finalmente uscire? - chiede Anna. - Le notizie sono buone - risponde il babbo. - L'Italia ha aperto gli occhi e condannato il fascismo. La Germania ora è sola contro tutti. - Però l'antisemitismo si è diffuso - lamenta van Daan. - La colpa è dei nazisti - sottolinea Frank. - Perseguitano chi ci aiuta e ogni gesto di resistenza ebraica scatena su tutti la crudeltà tedesca. - Papà, anche noi dovremo lasciare questo paese che prima ci ha accolto ed ora ci volta la schiena, succube del nazismo? - Non bisogna credere alle voci... Pensiamo alla pace...
 - Che cosa vorreste fare, appena fuori di qui? - domanda Peter. - lo vorrei fare un bagno caldo completo - esplode Margot. - Anch'io! - aggiunge van Daan - Un bagno lunghissimo! - lo vorrei cercare mia moglie Lotte - dice Dussel. - lo non so - dice Anna - proverei una tal felicità da non sapere che fare. - Ma che cosa desideri più di tutto? - insiste Peter. - Una casa mia, la libertà, tornare a scuola, essere aiutata nel mio lavoro. Ebrea o non ebrea io sono soltanto una ragazza che ha voglia di vivere... Ho bisogno di essere allegra, io. La signora Van Daan è intenerita: - Hai ragione, piccola Anna. Presto finirà quest'incubo. Sono certa che ci , sarà l'invasione del continente. Il marito la contraddice e cominciano a bisticciare. Ognuno torna alle proprie incombenze. Peter insiste, con Anna: - Che cosa vuoi fare dopo? - Studiare, crescere, lavorare molto: ho tanto da imparare. Andrei volentieri un anno a Parigi e un anno a Londra per studiare le lingue e storia dell'arte. Vedere il mondo e fare esperienze... - Quanti programmi! Quasi t'invidio... - Perché, tu non sogni mai? lo coltivo tanti sogni e spero proprio di realizzarli. Dopo la guerra voglio pubblicare un libro dal titolo «Het Achter­huis» (Il rifugio). Voglio diventare celebre; voglio continuare a vivere dopo la mia morte... - Continua a parlare - l'invita Peter.
- Mi piace. - Se non mi prendi in giro, ti dirò quello che ho scritto nel «diario». - Perché dovrei? - Senti, allora: sono giovane e vivo questa grande avventura: non posso passare la giornata a lamentarmi, se ci sono in mezzo! Sento che la mia mente, giorno dopo giorno, matura, che la liberazione si avvicina, che la natura è bella, che la gente attorno a me è buona, che quest'avventura è interessante... Perché dunque dovrei disperarmi? Peter non sa dire che:- Anna! Sei forte.  Le sirene hanno dato l'allarme. La città si è svuotata. La gente si è nascosta nei rifugi antiaerei, ma gli otto rifugiati non possono muoversi. Stanno col fiato sospeso nella speranza che si tratti di un falso allarme. Ma quando il rombo degli aerei si fa prossimo, non resta che pregare d'essere risparmiati. Gli spari della contraerea infittiscono e si mescolano ai boati delle esplosioni. Un bombardamento aereo è sempre un fatto spaventoso e terribile. Non si fa l'abitudine alla paura delle bombe! Anna non riesce proprio a superarla. Durante la notte, poi, i bagliori, gli scoppi, i sibili ingigantiscono ,e si fanno terrificanti. Sul punto di urlare, Anna si stringe ai genitori. - Papà, accendi la candela, ti supplico! - Non è possibile, lo sai. Devi avere coraggio, Anna!
- lo ho tanta paura in questo buio!  La mamma s'impietosisce e corre ad accendere una candela. Con la luce pare d'essere più sicuri. Anna si stringe al petto la sua valigetta, pronta, nell'eventualità di un'improvvisa evacuazione, a fuggire... Soltanto una volta ha avuto il coraggio di affacciarsi alla finestra e di seguire un duello aereo tra tedeschi e alleati.Le accadde di vedere un aereo canadese colpito precipitare e i piloti calarsi col paracadute. Anna non è la sola ad avere paura delle bombe; tutti ne hanno e non la nascondono. Accade di essere intenti a qualcosa, di non avvertire l'urlo delle sirene e ci si trova in piena apocalisse! Il cielo si oscura, la casa trema, i vetri sembrano cadere in frantumi. Il19 luglio 1943 Amsterdam è stata devastata: non si contavano i morti; gli ospedali non contenevano più i feriti e sulle macerie fumanti si aggiravano disperati, impazziti i sopravvissuti. Subito dopo, un altro giorno di fuoco: il 26 luglio. Il primo allarme suonò all'ora di colazione; il secondo alle 14. Van Daan chiamava perché si salisse in solaio a guardare l'attacco al porto. Il bombardamento durò mezz'ora. Dalle banchine si levavano gigantesche colonne di fumo denso, una nebbia grigia e carica di odore di bruciato gravava sulla città e penetrava dappertutto. All'ora di cena un altro allarme. Non si era ancora spenta la paura e di nuovo le sirene annunciavano l'arrivo degli incursori. Una moltitudine di aerei oscurava il cielo: coi motori urlanti scendevano in picchiata sulla città, scaricavano tonnellate di esplosivo, riprendevano quota. Nei bagliori degli incendi, Amsterdam appariva e scompariva, mostrando squarci fumanti orribili. La guerra ha riportato gli esseri umani alla primitiva barbarie. Il 25 maggio è stato arrestato il verduraio che abita vicino al «rifugio». Teneva nascosti in casa due ebrei.
La polizia li ha scoperti forzando una porta... La notizia porta un gran turbamento nel «rifugio segreto» dei Frank. Si sta per cedere alla stanchezza, alla disperazione. - Perché gli uomini non possono vivere in pace? A che serve la guerra? - chiede van Daan.  - Se cercassero la risposta forse non lo farebbero più! - risponde Frank.  - Non credo che la guerra sia colpa dei capitalisti, dei grandi, dei governanti responsabili del nostro destino; no, anche la gente minuta - continua Anna -la fa altrettanto volentieri, altrimenti i popoli si sarebbero rivoltati da tempo. Nessuno ha più voglia di parlare. Ma Anna, quasi ispirata, riprende: - C'è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all'assassinio, alla furia e finché l'umanità non avrà subìto una grande metamorfosi, ,la guerra continuerà a imperversare. L'umanità dovrà sempre ricominciare da capo, a ricostruire sulle distruzioni da lei stessa provocate. È sopraggiunto il caldo estivo. Si mangia poco e malissimo. La fogna è ostruita e non si può usare l'acqua. Due anni sono troppo lunghi anche per Miep e Kraler, che devono fare ogni giorno tante cose e non possono mai dimenticare «l'alloggio segreto» dei Frank. C'è qualcosa che rende molto tesi. Oltre la stanchezza, il bisogno di libertà, la paura, la fame e un amaro presentimento che sembra incombere su loro... I discorsi e gli umori vanno e vengono, ma la tensione è aumentata. Si odono rumori e passi insoliti nel magazzino. Qualcuno ha scoperto il nascondiglio o sospetta che ve ne sia uno? Una sera, verso mezzanotte, Frank dice: - C'è qualcuno. Non ho dubbi! Di sopra, anche i Van Daan confermano. Si dorme tra mille timori. Nel cuore della notte, tutti si alzano e stanno col fiato sospeso in ascolto. Si distingue bene il rumore di qualcuno che sta armeggiando intorno allo scaffale girevole che dà sul «rifugio» - Chi sarà che viene a curiosare?- Qualcuno certo che odia gli ebrei o che vuol guadagnare la taglia che i tedeschi hanno promesso ai delatori: sette fiorini olandesi per ogni ebreo denunciato.  Miep ed Elli, e tutti gli amici, sono sempre stati prudenti, ma si sono accorti che il magazziniere V.M. ha l'aria di uno che la sa lunga.
 - Indugia all'uscita con la scusa della bicicletta e guarda con sospetto ogni nostro movimento - osserva Elli. - È malfidato e curioso; non si lascia menare per il naso - aggiunge Miep. - Coi vostri sospetti vedete nemici dappertutto - interviene Kraler. - Non c'è da meravigliarsi - si giustifica Miep. - La guerra ha mutato gli uomini. Persino i bambini hanno imparato l'odio. Ognuno cerca di arrangiarsi, anche a costo di fare del male agli altri.

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