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Le notti in Alaska hanno cieli sempre diversi. Raramente sono buie. Per 243 volte all' anno, infatti, la notte si tinge di rosso rubino, di bianco verdastro, di blu violetto: la percorrono nastri ondulati lunghi centinaia di chilometri, archi che attraversano tutto il cielo, veli, drappeggi e spirali che fluttuano come nuvole dalla forma improbabile. Luci e colori pulsano debolmente, si mescolano, si distendono per ore e ore. Poi svaniscono, come fossero inghiottiti lentamente dall' oscurità. Sono le aurore polari, che a seconda del luogo dove vengono osservate prendono nome di aurore boreali (se la località fa parte dell' emisfero boreale, come appunto l'Alaska) o australi (nel caso, per esempio, dell' Antartide).
Tanti anni fa, quando i cieli del Nord si ammantavano di splendore ma la gente non sapeva dare un nome a questo fenomeno, le "grandi luci" facevano nascere leggende suggestive che tentavano di dar loro una spiegazione. Gli eschimesi, per esempio, pensavano che fossero gli spiriti dei morti che, ridendo e cantando, giocavano a palla con il cranio di un tricheco. Il gioco consisteva nel colpire la palla tricheco in modo che, ricadendo, le zanne si conficcassero saldamente nel terreno. E che cosa c'entra l'aurora, direte voi? La luce era il modo in cui il gioco dei morti si rivelava alle anime viventi, mentre il fruscio che qualcuno dice accompagni le aurore polari era l'eco dei passi dei giocatori sulla neve dei cieli. Secondo un' altra leggenda, invece, le estreme regioni della Terra e del mare sono delimitate da un abisso, al di sopra del quale uno stretto e pericoloso sentiero conduce alle regioni celesti. Il cielo è una vasta cupola di materia solida che si inarca sulla Terra e ha un' apertura attraverso la quale passano le anime per salire nel regno della luce. Chi si è dato volontariamente la morte o ha subìto una fine violenta deve invece percorrere il sentiero più difficile, ma è aiutato dagli spiriti celesti che accendono torce per guidare i suoi passi: è la luce dell' aurora. Favole a parte, che cosa sono le aurore polari?
O meglio, da che cosa sono originate? Per strano che possa sembrare, protagonista è la nostra stella, il Sole, che emette in continuazione un flusso di particelle, caricate elettricamente, chiamato "vento solare". Questo flusso che investe tutti i corpi del sistema solare non riesce a raggiungere la superficie della nostra Terra, perché essa è circondata da una specie di guscio protettivo invisibile, la parte più esterna dell' atmosfera terrestre, che si chiama magnetosfera. Ci sono solo due punti intorno al globo in cui la magnetosfera è "bucata": uno è sopra il Canada settentrionale e l'altro in Antartide. E proprio qui il vento solare trova un varco: le sue particelle entrano dentro questa specie di imbuto e vanno a urtare lo strato più alto dell'atmosfera, dove trovano azoto, ossigeno e altri elementi. Da questo scontro nasce l'aurora, che si tinge di colori diversi a seconda della natura degli elementi urtati dalle particelle.
 Quindi, se la particella del vento solare trova azoto l'aurora sarà blu violetto, mentre se viene urtato l'ossigeno l'aurora sarà rosso rubino. Ecco spiegato l'incantesimo delle fantastiche luci che accendono il cielo. Resta da dire che gli archi, i drappeggi, i nastri colorati in movimento che si vedono da terra (e cioè dal basso) cambiano radicalmente aspetto visti dalla prospettiva opposta. Ma chi ha potuto gustarsi dall' alto (cioè dallo spazio) un simile panorama? Nessun essere umano, purtroppo, ma una coppia di satelliti  i Dynamics Explorer  che hanno" guardato in giù" verso il nostro pianeta da ben 22.000 chilometri di altezza: vista da lì, l'aurora è un enorme ovale di luce che si espande e si contrae, poi si trasforma in arco e infine svanisce lentamente, come sciogliendosi, inghiottita nell'oscurità che avvolge parte del pianeta.
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