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Paolino
non aveva certo mai subito qualche torto particolare dagli insetti,
né gli erano antipatici per qualche valido motivo: semplicemente gli
piaceva stuzzicarli, infastidirli, tormentarli, a volte
addirittura... schiacciarli!

Si sentiva
forte, potente... lui così grande e loro così piccoli e indifesi.
Provava una grande soddisfazione quando gettava nel panico le
formichine incolonnate spruzzandole con l'acqua e si divertiva
moltissimo nell'imprigionare, sotto barattoli o bicchieri, le povere
coccinelle colorate. Immaginate, perciò, come si sentì quella
mattina quando, al suo risveglio, si ritrovò piccolo come... un
insetto!
All'inizio pensò che stesse sognando di trovarsi su una morbida
nuvola bianca... ma, quando due spaventose manone afferrarono,
scotendolo con forza, il cuscino su cui era mollemente adagiato,
capì che non si trattava affatto di un bel sogno! Bastarono altri
pochi secondi per capire che, se non si fosse sbrigato a trovare
un'altra sistemazione, avrebbe fatto una pessima fine, visto che
quell'enorme sagoma minacciosa altro non era se non la sua mamma,
intenta a sistemargli il letto.

Si infilò,
perciò, di corsa tra la federa e il cuscino e, quando finì la
tortura di essere sballottolato in ogni verso, fece capolino: con
sollievo vide che la mamma stava ora riponendo i suoi vestiti
nell'armadio. Si calò con cautela sulla sponda del letto e da lì
avrebbe voluto scendere sul pavimento, ma come fare? Si trovava
troppo in alto e, per di più, non era mai stato un grande atleta. Fu
allora che sentì un ronzio proprio sopra la sua testa: qualcosa di
simile a un elicottero con occhi e antenne si stava avvicinando.
Incredibilmente Paolino riuscì a comprendere con chiarezza le
domande che quell'essere gli stava rivolgendo: «Chi sei, straniero?
A quale gruppo appartieni?» «Mi chiamo Paolino e non appartengo a
nessun gruppo! Sono un bambino!» rispose con una certa agitazione.
«Bambino, hai detto? Strano nome per un insetto. Approfondiremo dopo
la questione. Adesso pensiamo a individuare un posto più sicuro per
te!» disse l'elicottero e, afferrando Paolino con le zampette, lo
trasportò fino a uno dei vasi posti sul davanzale.

«Cosa sta
succedendo?» domandò allora Paolino. «Succede che l'agente speciale
Flic ha portato a compimento la sua ennesima missione di salvataggio
di insetti in difficoltà!» rispose una vocina alle sue spalle. Fu
proprio in quel momento che Paolino si rese conto di essere
circondato da una serie di esserini piccoli come lui. «Vuoi una
briciola? Sarai stanco, povero caro!» gli chiese una formichina
dall'aria saggia. «lo... non saprei! Forse sì, visto che non ho
ancora fatto colazione!» così dicendo l'accettò e gli sembrò di non
aver mangiato mai nulla di più appetitoso.

«Allarme!
Allarme! È in arrivo il diluvio mattutino!» strillò a gran voce un
moscerino sentinella.Paolino alzò la testa e con terrore si accorse
che uno spaventoso oggetto metallico con tanti fori aveva iniziato a
inondarli: la mamma stava innaffiando! Questa volta Paolino venne
tolto dai guai da un'audace falena che lo portò in salvo ai piedi
del davanzale, riparandolo con le sue ali dalla tempesta. Si ritrovò
insieme a un'altra decina di insetti più o meno malconci, assistiti
come lui da formichine infermiere che si curavano di rifocillarli
dicendo: «Su, da bravi, mangiate tutte le mollichine prima che
quell'enorme aggeggio peloso le spazzi via, come ogni giorno!» «È
vero, tra un po' la mamma spazzerà i pavimenti con la scopa!» pensò
tra sé Paolino e poi a voce alta esclamò: «Certo che non è una vita
facile la vostra... cioè la nostra!» «Lo puoi ben dire!

Se riesci
a sfuggire alle inondazioni o agli aggeggi pelosi, finisci magari
schiacciato da una delle enormi zampe di quegli enormi mostri che si
muovono senza alcun riguardo per noi!» gli fece eco un insettino,
indicando una delle sue antenne spezzata. «O magari rimani
asfissiato da quei terribili gas che quei mostri ci spruzzano
addosso ogni tanto!» aggiunse un altro. «Oppure vieni imprigionato o
torturato da loro senza motivo!» disse con tristezza Paolino. «Basta
lamentarvi, voi altri!» esclamò la formichina capo-infermiera, «Non
esistono mostri, ma semplicemente creature più grandi di noi che
sicuramente non si rendono conto di farei del male! E poi imparate
che con l'aiuto e la collaborazione di tutti si riesce, se non a
risolvere, almeno a migliorare anche le più difficili situazioni!»

Paolino
non è mai riuscito a spiegarsi come accadde, ma fu in quel preciso
istante che si ritrovò seduto per terra, sotto il davanzale della
sua finestra, di nuovo delle giuste dimensioni di un bambino. Ma
ebbe però la certezza di aver compreso che bisogna rispettare sempre
gli altri, soprattutto i più deboli, perché non è la grandezza del
fisico che rende più forti, ma quella del cuore...

Cesare Bocci
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