Home
Su
Faustino
Teo
Margherita
Il Paese del sorriso
L'esame dei maghi
Le pietre dispettose
Emilio e la trombetta
La penna magica
Nonno a sorpresa
L'avventura di Paolino
 

 

 

 

 

 

 

 

 


Paolino non aveva certo mai subito qualche torto particolare dagli insetti, né gli erano antipatici per qualche valido motivo: semplicemente gli piaceva stuzzicarli, infastidirli, tormentarli, a volte addirittura... schiacciarli!
Si sentiva forte, potente... lui così grande e loro così piccoli e indifesi. Provava una grande soddisfazione quando gettava nel panico le formichine incolonnate spruzzandole con l'acqua e si divertiva moltissimo nell'imprigionare, sotto barattoli o bicchieri, le povere coccinelle colorate. Immaginate, perciò, come si sentì quella mattina quando, al suo risveglio, si ritrovò piccolo come... un insetto!
All'inizio pensò che stesse sognando di trovarsi su una morbida nuvola bianca... ma, quando due spaventose manone afferrarono, scotendolo con forza, il cuscino su cui era mollemente adagiato, capì che non si trattava affatto di un bel sogno! Bastarono altri pochi secondi per capire che, se non si fosse sbrigato a trovare un'altra sistemazione, avrebbe fatto una pessima fine, visto che quell'enorme sagoma minacciosa altro non era se non la sua mamma, intenta a sistemargli il letto.
Si infilò, perciò, di corsa tra la federa e il cuscino e, quando finì la tortura di essere sballottolato in ogni verso, fece capolino: con sollievo vide che la mamma stava ora riponendo i suoi vestiti nell'armadio. Si calò con cautela sulla sponda del letto e da lì avrebbe voluto scendere sul pavimento, ma come fare? Si trovava troppo in alto e, per di più, non era mai stato un grande atleta. Fu allora che sentì un ronzio proprio sopra la sua testa: qualcosa di simile a un elicottero con occhi e antenne si stava avvicinando. Incredibilmente Paolino riuscì a comprendere con chiarezza le domande che quell'essere gli stava rivolgendo: «Chi sei, straniero? A quale gruppo appartieni?» «Mi chiamo Paolino e non appartengo a nessun gruppo! Sono un bambino!» rispose con una certa agitazione. «Bambino, hai detto? Strano nome per un insetto. Approfondiremo dopo la questione. Adesso pensiamo a individuare un posto più sicuro per te!» disse l'elicottero e, afferrando Paolino con le zampette, lo trasportò fino a uno dei vasi posti sul davanzale.
«Cosa sta succedendo?» domandò allora Paolino. «Succede che l'agente speciale Flic ha portato a compimento la sua ennesima missione di salvataggio di insetti in difficoltà!» rispose una vocina alle sue spalle. Fu proprio in quel momento che Paolino si rese conto di essere circondato da una serie di esserini piccoli come lui. «Vuoi una briciola? Sarai stanco, povero caro!» gli chiese una formichina dall'aria saggia. «lo... non saprei! Forse sì, visto che non ho ancora fatto colazione!» così dicendo l'accettò e gli sembrò di non aver mangiato mai nulla di più appetitoso.
«Allarme! Allarme! È in arrivo il diluvio mattutino!» strillò a gran voce un moscerino sentinella.Paolino alzò la testa e con terrore si accorse che uno spaventoso oggetto metallico con tanti fori aveva iniziato a inondarli: la mamma stava innaffiando! Questa volta Paolino venne tolto dai guai da un'audace falena che lo portò in salvo ai piedi del davanzale, riparandolo con le sue ali dalla tempesta. Si ritrovò insieme a un'altra decina di insetti più o meno malconci, assistiti come lui da formichine infermiere che si curavano di rifocillarli dicendo: «Su, da bravi, mangiate tutte le mollichine prima che quell'enorme aggeggio peloso le spazzi via, come ogni giorno!» «È vero, tra un po' la mamma spazzerà i pavimenti con la scopa!» pensò tra sé Paolino e poi a voce alta esclamò: «Certo che non è una vita facile la vostra... cioè la nostra!» «Lo puoi ben dire!
Se riesci a sfuggire alle inondazioni o agli aggeggi pelosi, finisci magari schiacciato da una delle enormi zampe di quegli enormi mostri che si muovono senza alcun riguardo per noi!» gli fece eco un insettino, indicando una delle sue antenne spezzata. «O magari rimani asfissiato da quei terribili gas che quei mostri ci spruzzano addosso ogni tanto!» aggiunse un altro. «Oppure vieni imprigionato o torturato da loro senza motivo!» disse con tristezza Paolino. «Basta lamentarvi, voi altri!» esclamò la formichina capo-infermiera, «Non esistono mostri, ma semplicemente creature più grandi di noi che sicuramente non si rendono conto di farei del male! E poi imparate che con l'aiuto e la collaborazione di tutti si riesce, se non a risolvere, almeno a migliorare anche le più difficili situazioni!»
Paolino non è mai riuscito a spiegarsi come accadde, ma fu in quel preciso istante che si ritrovò seduto per terra, sotto il davanzale della sua finestra, di nuovo delle giuste dimensioni di un bambino. Ma ebbe però la certezza di aver compreso che bisogna rispettare sempre gli altri, soprattutto i più deboli, perché non è la grandezza del fisico che rende più forti, ma quella del cuore...

Cesare Bocci

Fai felice Il Paese e scrivi un tuo commento se ti piace questo  sito o questa pagina
Questo sito é autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
   
Il Paese dei Bambini che sorridono" ©
Partita Iva02895640361
Tutti i diritti riservati agli autori stessi.
E' severamente proibito copiare testi e immagini.
I trasgressori saranno perseguiti legalmente.
Per contatti scrivere:  Franca