Nessun dorma! Nessun dorma!
Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o Principessa,
Nella tua fredda stanza
guardi le stelle che tremano
d'amore e di speranza!
Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà!
Ed il mio bacio scioglierà
il silenzio che ti fa mia!
ll nome suo nessun saprà
E noi dovrem, ahimè! Morir! Morir!
La foto scattata dal Paese a
Zucchero e il suo autografo
Le interviste
Placido Domingo
«Ho sempre ammirato la sua voce divina...
amavo il suo sense of humor»: questo il commento di Placido Domingo
alla notizia della morte di Luciano Pavarotti, con il quale ha tante
volte cantato nei concerti dei «Tre Tenori» insieme a Carreras. «Ho
sempre ammirato la sua voce divina, dal timbro inconfondibile, dalla
completa estensione vocale - ha detto Domingo - Amavo il suo
meraviglioso sense of humor e in diverse occasioni nei nostro
concerti con Josè Carreras dimenticavo che stavamo esibendoci
davanti a un pubblico pagante, perchè ci divertivamo troppo tra
noi». Katia Ricciarelli
Era «il Karajan dei tenori». Katia Ricciarelli
ricorda così Pavarotti. Artista straordinario, dice, dotato di una
«voce di platino», ma anche uomo spiritoso ironico,
intelligentissimo, che aveva avuto il coraggio di affrontare cose
«considerate non del nostro mondo» e che «aveva capito tutto del
potere mediatico». Pavarotti, dice, «è stato in assoluto la più
bella voce di tenore se non di cantante. Aveva una voce di platino
con la quale poteva fare quello che voleva. Come uomo era
spiritosissimo e divertentissimo. Io mi auguro tanto- aggiunge- che
ci ricordiamo di lui sempre, non solamente adesso perchè purtroppo
se ne è andato». Il regista Franco
Zeffirelli
«C’erano i tenori e poi c’era Pavarotti»,
afferma Franco Zeffirelli, che subito precisa: «Lui adorava la
musica con un senso panico di festa totale» e per questo «il suo
merito più grande è di averla affrontata come un insieme unico,
dalla lirica alle canzonette o l’operetta, come dimostra il
Pavarotti & Friends, dove veniva proposto ogni genere di musica
senza steccati o confini. Già il concerto dei Tre Tenori aveva
cominciato a lavorare e smuovere le acque in questo senso». Per il
grande regista, che col cantante ha lavorato più volte, «si deve a
Pavarotti se la cultura dell’opera ha cominciato in questo modo,
come non fosse diversa dal resto, a penetrare nelle nuove
generazioni». Laura Pausini
«Conoscere Luciano e aver avuto la possibilità
di stargli accanto non è stato solo un immenso onore. Ma uno tra i
più bei doni che mi sia mai capitato di ricevere»: così Laura
Pausini ricorda il grande tenore che l’aveva invitata anni fa al
Pavarotti & Friends e al quale era legata da una profonda amicizia.
«Artisticamente - aggiunge l’ artista di Solarolo - senz’altro era
il numero uno. Il suo carattere era vero, pieno, il suo carisma
eccezionale, il suo humor decisamente unico. Era deciso e dolce a
seconda delle situazioni. Con me conserverò sempre il ricordo di
quanto si stava bene stretti nei suoi abbracci. E non dimenticherò
mai l’ affetto sincero che più volte mi ha regalato».
Il soprano Mirella Freni
«Ho perso un fratello, siamo cresciuti
insieme». Il soprano Mirella Freni, in collegamento telefonico con
«Uno mattina estate», non nasconde la sua emozione ricordando
Luciano Pavarotti. «Ho perso il conto delle nostre esibizioni
insieme > ha raccontato - l’ultima volta l’ho visto giovedì scorso». Il presidente francese
Nicolas Sarkozy
Sarkozy ha definito Pavarotti la «migliore
incarnazione del grande tenore popolare dopo Enrico Caruso». In un
comunicato pubblicato dall’Eliseo, il capo dello Stato ha detto di
conservare ancora «la memoria dei suoi importanti ruoli quanto
quella delle sue tournee al fianco di Placido Domingo e di José
Carreras, ma anche di artisti come Elton John, Sting, Bono...».
«Luciano Pavarotti ci ha lasciato questa notte: desidero rendergli
un ultimo omaggio in nome della Repubblica francese».
Piero Ferrari, figlio di
Enzo Ferrari
«L’ho salutato per l’ultima volta tre
giorni fa - ha raccontato - Era molto giù, ma lottava ancora. Era un
grande lottatore. È stato solo un saluto». Il figlio di Enzo Ferrari
ha ripetuto più volte «è un momento duro, molto difficile. I miei
ricordi con lui sono tanti, ma quello più grande è quello della sua
voce, della sua musica. È stato davvero un grande che ha dato tanto
alla musica, a Modena, all’Italia tutta»
Le Foto degli amici
del Pavarotti and Friends
Biografia Big Luciano
Luciano Pavarotti è morto la mattina
del 6 settembre presso la sua casa alle porte di Modena. Il tenore
italiano aveva 71 anni e da tempo era ammalato di cancro al
pancreas. Nato a Modena il 12 ottobre 1935, Pavarotti era figlio di
un panettiere e le sue prime esperienze canore sono avvenute nel
coro di Modena a fianco del padre, appassionato di canto. «Spero di
essere ricordato, naturalmente, come cantante d'opera, ovvero come
rappresentante di una forma d'arte che ha trovato la sua massima
espressione nel mio paese, e spero inoltre che l'amore per l'opera
rimanga sempre di importanza centrale nella mia vita». È quanto
scriveva Luciano Pavarotti nel suo sito ufficiale. Suo padre
Fernando, fornaio nell'esercito, cantava nella Corale Gioachino
Rossini e il figlio, fin da piccolissimo, si esibiva in casa
nell'imitazione dei grandi artisti, che aveva imparato a conoscere
curiosando nella collezione discografica del padre: si definiva un «tenorino».
Pensava a una carriera nell'insegnamento, voleva diventare maestro
di educazione fisica, e insegnò alle elementari per due anni, dopo
essersi iscritto all'istituto magistrale di Modena. Ma non abbandonò
gli studi di canto con il tenore Arrigo Pola, e alla partenza del
maestro per il Giappone, tre anni dopo, proseguì la sua preparazione
con il maestro Ettore Campogalliani, con il quale perfezionò la
tecnica del fraseggio.
Negli anni successivi, entrato appieno nel mondo della lirica, il
giovane tenore ottiene un primo successo musicale in una delle sue
esibizioni con il padre in Galles, nel corso del festival di
Llangollen, dove si aggiudica il primo premio. La
consacrazione arriva nel 1961, quando il ventiseienne Luciano vince
il Concorso internazionale di Reggio Emilia, dove debutta come
Rodolfo in "La Bohème" di Puccini, destinata a diventare l'opera a
lui più congeniale, cui si aggiungono presto altri due titoli
capitali della sua brillantissima carriera, "L'Elisir d'amore" di
Donizetti e "Un ballo in maschera" di Verdi. La sua voce
estesa di tenore chiaro, unica per morbidezza, lucentezza e
perfezione tecnica, unita ad innate doti comunicative, gli apre le
porte dei più grandi teatri del mondo. Nel 1965 il suo esordio alla
Scala sempre in "La Bohème" con Mirella Freni e Karajan è un
trionfo.
Il 17 febbraio
1972, al Metropolitan Opera di New York, Pavarotti interpreta "La
Figlia del Reggimento" ed entra nella leggenda: per la prima volta
un tenore interpreta a voce a piena i nove do dell'aria "Pour mon
âme, quel destin!", scritta da Donizetti per essere cantata in
falsetto. Il pubblico va in visibilio, il tenore riceve 17 chiamate
ed ovazioni al sipario. La prestigiosa etichetta musicale Decca gli
propone le prime incisioni, inaugurando così la favolosa produzione
discografica pavarottiana. Negli anni Settanta continua l'ascesa del
cantante in un susseguirsi di incisioni, interpretazioni e ovazioni
sui palchi di tutto il mondo e con i più famosi direttori
d'orchestra. Nasce il mito, anche popolare, di Pavarotti, un mito
fondato sulle sue indiscutibili doti vocali che si sono espresse al
meglio in un repertorio ben calibrato di ruoli lirico-leggeri
soprattutto donizettiani e belliniani.
In seguito al successo mondiale in campo operistico, il tenore ha
esteso le sue esibizioni al di fuori dallo stretto ambito del
teatro, organizzando recitals in piazze, parchi che hanno visto la
partecipazione di migliaia di persone. Un esito clamoroso di questo
tipo di manifestazioni si ha nel 1980, al Central Park di New York,
per una rappresentazione del "Rigoletto" in forma di concerto, che
vede la presenza di oltre 200.000 persone. Fonda il concorso "Pavarotti
International Voice Competition", che dal 1981 si svolge ogni tre o
quattro anni a Philadelphia per volontà del maestro.
La fine degli anni
Ottanta e gli anni Novanta vedono Pavarotti impegnato in grandi
concerti e grandi recite internazionali. Nel 1990, insieme a José
Carreras e Placido Domingo, il maestro dà vita a "I Tre Tenori", un
fenomeno musicale che assicura esiti, in termini di ascolto e di
vendite, altissimi. Nel 1991 Luciano Pavarotti seduce oltre 250 mila
persone con un grande concerto a Hyde Park di Londra che diviene un
evento mediatico, trasmesso dal vivo in televisione in Europa e
negli Stati Uniti. Il successo dell'iniziativa londinese si ripete
nel 1993 al Central Park di New York, dove approda una folla di
mezzo milione di spettatori.Grazie ad una popolarità sempre più
diffusa, Pavarotti ha intrapreso una carriera all'insegna della
contaminazione dei generi, organizzando concerti di grande richiamo
come il "Pavarotti & Friends", in cui il maestro invita artisti di
fama mondiale del pop e del rock per raccogliere fondi a favore di
organizzazioni umanitarie internazionali. Nel 1993 riprende "I
Lombardi alla prima crociata", al Metropolitan di New York, un'opera
che non interpreta dal 1969, festeggiando in tal modo i primi
venticinque anni di carriera al MET. Nel 1995 Pavarotti compie
una lunga tournée sudamericana che lo porta in Cile, Perù, Uruguay e
Messico.
Mentre nel 1996
debutta con "Andrea Chénier" al Metropolitan di New York e canta in
coppia con Mirella Freni alle celebrazioni torinesi per il
centenario dell'opera "La Bohéme". Nel 1997 riprende "Turandot" al
Metropolitan, nel 2000 canta all'Opera di Roma per il centenario di
"Tosca" e nel 2001, sempre al Metropolitan, riporta in scena "Aida".
Pavarotti, che aveva avuto tre figlie dalla prima moglie Adua, poi
ha sposato la sua segretaria, Nicoletta Mantovani, dalla quale ha
avuto una figlia, Alice. Nel 2004, in occasione dell'addio ufficiale
alle scene, al Met dove recitava la "Tosca" ha ricevuto molte
ovazioni e all'Associated Press che chiedeva notizie e conferme sul
suo ritiro ha risposto lapidariamente "Penso che sia l'ora". Nel
luglio 2006 è stato operato in un ospedale di New York per
l'asportazione di un tumore maligno al pancreas. Negli ultimi anni
viveva nella sua villa in provincia di Modena, dove cercava di
condurre la sua lotta personale contro il cancro. Scompare a Modena
il 6 settembre 2007 dopo una lunga malattia: il 5 settembre aveva
ricevuto il premio per l'Eccellenza nella cultura, assegnato dal
Ministero dei Beni culturali.
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