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Nessun Dorma

Apertura Olimpiadi 2006 Torino

Testo

Nessun dorma! Nessun dorma!
Nessun dorma! Nessun dorma!
Tu pure, o Principessa,
Nella tua fredda stanza
guardi le stelle che tremano
d'amore e di speranza!

Ma il mio mistero è chiuso in me,
il nome mio nessun saprà!
No, no, sulla tua bocca lo dirò,
quando la luce splenderà!
Ed il mio bacio scioglierà
il silenzio che ti fa mia!

ll nome suo nessun saprà
E noi dovrem, ahimè! Morir! Morir!

Dilegua, o notte! Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle! All'alba vincerò!
Vincerò! Vincerò!

La foto scattata dal Paese a Zucchero e il suo autografo

Le interviste

Placido Domingo
«Ho sempre ammirato la sua voce divina... amavo il suo sense of humor»: questo il commento di Placido Domingo alla notizia della morte di Luciano Pavarotti, con il quale ha tante volte cantato nei concerti dei «Tre Tenori» insieme a Carreras. «Ho sempre ammirato la sua voce divina, dal timbro inconfondibile, dalla completa estensione vocale - ha detto Domingo - Amavo il suo meraviglioso sense of humor e in diverse occasioni nei nostro concerti con Josè Carreras dimenticavo che stavamo esibendoci davanti a un pubblico pagante, perchè ci divertivamo troppo tra noi».

Katia Ricciarelli
Era «il Karajan dei tenori». Katia Ricciarelli ricorda così Pavarotti. Artista straordinario, dice, dotato di una «voce di platino», ma anche uomo spiritoso ironico, intelligentissimo, che aveva avuto il coraggio di affrontare cose «considerate non del nostro mondo» e che «aveva capito tutto del potere mediatico». Pavarotti, dice, «è stato in assoluto la più bella voce di tenore se non di cantante. Aveva una voce di platino con la quale poteva fare quello che voleva. Come uomo era spiritosissimo e divertentissimo. Io mi auguro tanto- aggiunge- che ci ricordiamo di lui sempre, non solamente adesso perchè purtroppo se ne è andato».

Il regista Franco Zeffirelli
«C’erano i tenori e poi c’era Pavarotti», afferma Franco Zeffirelli, che subito precisa: «Lui adorava la musica con un senso panico di festa totale» e per questo «il suo merito più grande è di averla affrontata come un insieme unico, dalla lirica alle canzonette o l’operetta, come dimostra il Pavarotti & Friends, dove veniva proposto ogni genere di musica senza steccati o confini. Già il concerto dei Tre Tenori aveva cominciato a lavorare e smuovere le acque in questo senso». Per il grande regista, che col cantante ha lavorato più volte, «si deve a Pavarotti se la cultura dell’opera ha cominciato in questo modo, come non fosse diversa dal resto, a penetrare nelle nuove generazioni».

Laura Pausini
«Conoscere Luciano e aver avuto la possibilità di stargli accanto non è stato solo un immenso onore. Ma uno tra i più bei doni che mi sia mai capitato di ricevere»: così Laura Pausini ricorda il grande tenore che l’aveva invitata anni fa al Pavarotti & Friends e al quale era legata da una profonda amicizia. «Artisticamente - aggiunge l’ artista di Solarolo - senz’altro era il numero uno. Il suo carattere era vero, pieno, il suo carisma eccezionale, il suo humor decisamente unico. Era deciso e dolce a seconda delle situazioni. Con me conserverò sempre il ricordo di quanto si stava bene stretti nei suoi abbracci. E non dimenticherò mai l’ affetto sincero che più volte mi ha regalato».

Il soprano Mirella Freni
«Ho perso un fratello, siamo cresciuti insieme». Il soprano Mirella Freni, in collegamento telefonico con «Uno mattina estate», non nasconde la sua emozione ricordando Luciano Pavarotti. «Ho perso il conto delle nostre esibizioni insieme > ha raccontato - l’ultima volta l’ho visto giovedì scorso».

Il presidente francese Nicolas Sarkozy
Sarkozy ha definito Pavarotti la «migliore incarnazione del grande tenore popolare dopo Enrico Caruso». In un comunicato pubblicato dall’Eliseo, il capo dello Stato ha detto di conservare ancora «la memoria dei suoi importanti ruoli quanto quella delle sue tournee al fianco di Placido Domingo e di José Carreras, ma anche di artisti come Elton John, Sting, Bono...». «Luciano Pavarotti ci ha lasciato questa notte: desidero rendergli un ultimo omaggio in nome della Repubblica francese».
Piero Ferrari, figlio di Enzo Ferrari
«L’ho salutato per l’ultima volta tre giorni fa - ha raccontato - Era molto giù, ma lottava ancora. Era un grande lottatore. È stato solo un saluto». Il figlio di Enzo Ferrari ha ripetuto più volte «è un momento duro, molto difficile. I miei ricordi con lui sono tanti, ma quello più grande è quello della sua voce, della sua musica. È stato davvero un grande che ha dato tanto alla musica, a Modena, all’Italia tutta»

Le Foto degli amici del Pavarotti and Friends

 

 

  

  

Biografia Big Luciano

Luciano Pavarotti è morto la mattina del 6 settembre presso la sua casa alle porte di Modena. Il tenore italiano aveva 71 anni e da tempo era ammalato di cancro al pancreas. Nato a Modena il 12 ottobre 1935, Pavarotti era figlio di un panettiere e le sue prime esperienze canore sono avvenute nel coro di Modena a fianco del padre, appassionato di canto. «Spero di essere ricordato, naturalmente, come cantante d'opera, ovvero come rappresentante di una forma d'arte che ha trovato la sua massima espressione nel mio paese, e spero inoltre che l'amore per l'opera rimanga sempre di importanza centrale nella mia vita». È quanto scriveva Luciano Pavarotti nel suo sito ufficiale.  Suo padre Fernando, fornaio nell'esercito, cantava nella Corale Gioachino Rossini e il figlio, fin da piccolissimo, si esibiva in casa nell'imitazione dei grandi artisti, che aveva imparato a conoscere curiosando nella collezione discografica del padre: si definiva un «tenorino». Pensava a una carriera nell'insegnamento, voleva diventare maestro di educazione fisica, e insegnò alle elementari per due anni, dopo essersi iscritto all'istituto magistrale di Modena. Ma non abbandonò gli studi di canto con il tenore Arrigo Pola, e alla partenza del maestro per il Giappone, tre anni dopo, proseguì la sua preparazione con il maestro Ettore Campogalliani, con il quale perfezionò la tecnica del fraseggio.
 Negli anni successivi, entrato appieno nel mondo della lirica, il giovane tenore ottiene un primo successo musicale in una delle sue esibizioni con il padre in Galles, nel corso del festival di Llangollen, dove si aggiudica il primo premio.
La consacrazione arriva nel 1961, quando il ventiseienne Luciano vince il Concorso internazionale di Reggio Emilia, dove debutta come Rodolfo in "La Bohème" di Puccini, destinata a diventare l'opera a lui più congeniale, cui si aggiungono presto altri due titoli capitali della sua brillantissima carriera, "L'Elisir d'amore" di Donizetti e "Un ballo in maschera" di Verdi.  La sua voce estesa di tenore chiaro, unica per morbidezza, lucentezza e perfezione tecnica, unita ad innate doti comunicative, gli apre le porte dei più grandi teatri del mondo. Nel 1965 il suo esordio alla Scala sempre in "La Bohème" con Mirella Freni e Karajan è un trionfo.

 Il 17 febbraio 1972, al Metropolitan Opera di New York, Pavarotti interpreta "La Figlia del Reggimento" ed entra nella leggenda: per la prima volta un tenore interpreta a voce a piena i nove do dell'aria "Pour mon âme, quel destin!", scritta da Donizetti per essere cantata in falsetto. Il pubblico va in visibilio, il tenore riceve 17 chiamate ed ovazioni al sipario. La prestigiosa etichetta musicale Decca gli propone le prime incisioni, inaugurando così la favolosa produzione discografica pavarottiana. Negli anni Settanta continua l'ascesa del cantante in un susseguirsi di incisioni, interpretazioni e ovazioni sui palchi di tutto il mondo e con i più famosi direttori d'orchestra. Nasce il mito, anche popolare, di Pavarotti, un mito fondato sulle sue indiscutibili doti vocali che si sono espresse al meglio in un repertorio ben calibrato di ruoli lirico-leggeri soprattutto donizettiani e belliniani.
In seguito al successo mondiale in campo operistico, il tenore ha esteso le sue esibizioni al di fuori dallo stretto ambito del teatro, organizzando recitals in piazze, parchi che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone. Un esito clamoroso di questo tipo di manifestazioni si ha nel 1980, al Central Park di New York, per una rappresentazione del "Rigoletto" in forma di concerto, che vede la presenza di oltre 200.000 persone. Fonda il concorso "Pavarotti International Voice Competition", che dal 1981 si svolge ogni tre o quattro anni a Philadelphia per volontà del maestro.

La fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta vedono Pavarotti impegnato in grandi concerti e grandi recite internazionali. Nel 1990, insieme a José Carreras e Placido Domingo, il maestro dà vita a "I Tre Tenori", un fenomeno musicale che assicura esiti, in termini di ascolto e di vendite, altissimi. Nel 1991 Luciano Pavarotti seduce oltre 250 mila persone con un grande concerto a Hyde Park di Londra che diviene un evento mediatico, trasmesso dal vivo in televisione in Europa e negli Stati Uniti. Il successo dell'iniziativa londinese si ripete nel 1993 al Central Park di New York, dove approda una folla di mezzo milione di spettatori.Grazie ad una popolarità sempre più diffusa, Pavarotti ha intrapreso una carriera all'insegna della contaminazione dei generi, organizzando concerti di grande richiamo come il "Pavarotti & Friends", in cui il maestro invita artisti di fama mondiale del pop e del rock per raccogliere fondi a favore di organizzazioni umanitarie internazionali. Nel 1993 riprende "I Lombardi alla prima crociata", al Metropolitan di New York, un'opera che non interpreta dal 1969, festeggiando in tal modo i primi venticinque anni di carriera al MET.  Nel 1995 Pavarotti compie una lunga tournée sudamericana che lo porta in Cile, Perù, Uruguay e Messico.

Mentre nel 1996 debutta con "Andrea Chénier" al Metropolitan di New York e canta in coppia con Mirella Freni alle celebrazioni torinesi per il centenario dell'opera "La Bohéme". Nel 1997 riprende "Turandot" al Metropolitan, nel 2000 canta all'Opera di Roma per il centenario di "Tosca" e nel 2001, sempre al Metropolitan, riporta in scena "Aida".  Pavarotti, che aveva avuto tre figlie dalla prima moglie Adua, poi ha sposato la sua segretaria, Nicoletta Mantovani, dalla quale ha avuto una figlia, Alice. Nel 2004, in occasione dell'addio ufficiale alle scene, al Met dove recitava la "Tosca" ha ricevuto molte ovazioni e all'Associated Press che chiedeva notizie e conferme sul suo ritiro ha risposto lapidariamente "Penso che sia l'ora". Nel luglio 2006 è stato operato in un ospedale di New York per l'asportazione di un tumore maligno al pancreas. Negli ultimi anni viveva nella sua villa in provincia di Modena, dove cercava di condurre la sua lotta personale contro il cancro. Scompare a Modena il 6 settembre 2007 dopo una lunga malattia: il 5 settembre aveva ricevuto il premio per l'Eccellenza nella cultura, assegnato dal Ministero dei Beni culturali.


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