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Carlito, ha nove anni, ma è già un piccolo uomo. Carlito vive in
Ecuador, in una regione impervia del nord ovest, dove la
quotidianità è scandita più dagli oneri che dagli onori. Come lui
molti altri bambini vivono in condizioni difficili, con famiglie
sull’orlo del collasso, molto povere e senza assistenza. Le
difficoltà negli spostamenti rendono tutto più complicato. Carlito,
ad esempio, si deve svegliare molto presto alla mattina per poter
aiutare la sua famiglia: deve andare da solo a prendere l’acqua
che serve per tutta la giornata.

La
routine quotidiana per questo piccolo ometto inizia alle 06.45.
Unici compagni di viaggio i recipienti per trasportare l’acqua:
delle zucche secche svuotate.La strada che deve percorrere non è
molto lunga, circa duecento metri, ma la fatica che deve fare è
tanta, deve approvvigionarsi di acqua per tutta la famiglia e
trasportarla da solo.Una volta tornato a casa - l’abitazione che
il piccolo uomo condivide con i suoi fratelli minori e con la sua
famiglia è piccola e molto umile - Carlito deve prepararsi e
andare a scuola. Velocemente indossa il grembiule, dà un bacio
alla mamma e di corsa si dirige verso la scuola che si trova a
Rioverde.

Per arrivarci dovrà fare almeno un’ora di strada. Dopo essere
arrivato in prossimità del fiume che scorre lì vicino, Carlito
prende la sua piccola piroga e inizia a remare di buona lena. Sono
moltissimi i pensieri che lo accompagnano nello spostamento da
casa: i compiti che aveva dato la maestra, ma che lui non ha
svolto perché troppo impegnato ad aiutare la sua famiglia, la
meravigliosa natura che lo circonda e lo fa sentire vivo, il
fruscio delle iguane e il canto dei pappagalli che rende armonico
il suo frenetico pagaiare.

E' molto strano descrivere una giornata scolastica-tipo da queste
parti. Le aule delle scuole sono pergolati fatti di paglia e
hanno lamiere come tetto, le pareti sono aperte e alcune tavole di
legno fungono da lavagna. I banchi sono di legno, lo stesso legno
che viene utilizzato per fare le lavagne e sono appoggiati su dei
tronchetti interrati nel pavimento. Carlito siede vicino a Pedro
che ha quattordici anni, ma frequenta la sua stessa classe,
con lo stesso maestro. Le scuole in questa parte dell’Ecuador sono
“monodocenti”, ossia hanno un solo maestro, che non sempre, fra
l’altro, ha la possibilità di raggiungere la scuola, come del
resto i suoi alunni. Il docente si ritrova a dover insegnare cose
diverse a bambini diversi, nella stessa aula. Ai bimbi più piccoli
ad esempio insegna le sottrazioni, subito dopo a quelli più
grandicelli insegna le moltiplicazioni. Il caldo soffocante
contribuisce al malfunzionamento delle istituzioni scolastiche
della zona. I raggi del sole battono insistentemente sulle lamiere
che formano le aule e di conseguenza le lezioni diventano
impossibili da seguire.

Verso le 12.15 gli studenti tornano tutti a casa.
Anche per oggi Carlito ha finito la sua giornata scolastica e si
avvia a piedi verso il fiume dove ha lasciato la sua piroga. Una
volta a bordo inizia a remare controcorrente, con molta fatica,
smanioso di arrivare a casa dove ad aspettarlo ci sono i suoi
fratellini e la sua mamma che gli ha preparato un pranzo frugale.
Con l’acqua che lui ha raccolto alle sei della mattina.
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