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Avete sentito dire che "i monelli fiorentini" sono tipi arguti, schietti e senza peli sulla lingua? Bene! Nel 1826 nacque a Firenze un bambino che si sarebbe fatto notare tra i monelli del suo quartiere popolare per il suo carattere vivacissimo. Si chiamava Carlo Lorenzini e c'era chi scommetteva che avrebbe fatto carriera. Infatti diventò scrittore, e dei monelli par suo, fece i protagonisti del libro "Occhi e nasi". Però la celebrità gliela diede un naso... ben diverso!  Prima però Carlo partecipò attivamente al Risorgimento; nella prima Guerra d'Indipendenza combatté con i volontari Toscani e nel 1859 tra i Cavalleggeri di Novara. Si prodigò per il Risorgimento anche come scrittore; i giornali satirici da lui fondati facevano attiva propaganda perché la Toscana fosse annessa al Piemonte. Carlo prese il cognome di Collodi ( il nome del paese di sua mamma) proprio quando pubblicò articoli che propugnavano l'unità d'Italia.
In seguito cominciò a scrivere per i ragazzi ed inventò Giannettino e Minuzzolo, quei due tipi che snocciolano mille perché, curiosi di tutto e ottengono spiegazioni precise, esposte in modo divertente. Una sera Collodi, triste perché senza soldi, incontrò il direttore di un nuovo settimanale per ragazzi. " Vuoi collaborare Carlo? Deciditi!". Collodi accettò e nacque "Pinocchio". La prima puntata delle " Storie di un burattino" con l'illustrazione di un gatto su un orologio, che nulla aveva a che vedere col racconto. Piacque subito ai piccoli lettori, che non vedevano l'ora di leggere il seguito. Ma dovettero penare parecchio, perché Collodi, molto pigro, interrompeva la storia proprio nei momenti più tragici della sorte del suo protagonista e non si decideva mai a finirla. Da tutta Italia i bambini lo tempestavano invano di lettere perché "Pinocchio" andasse avanti con il racconto. Per fortuna un ragazzino romano gli mandò una lettera così commovente che Collodi, decise a metter via la pigrizia e scrisse la seconda parte del racconto e, finalmente, nel 1883, concluse quelle "Avventure di Pinocchio" che voi conoscete benissimo. Non siete davvero i soli! "Pinocchio" è stato tradotto 220 volte, persino in dialetto africano, in esperanto ed in latino, poi portato sullo schermo da molti registi. Il burattino ci ha insegnato che dalle monellerie ci si deve riabilitare ricordate? Pinocchio chiede a Mangiafuoco di essere bruciato al posto di Arlecchino ed affronta rischi e pericoli per ritrovare Geppetto... Merita, così di diventare un bambino vero, per opera della Fatina dai Capelli Turchini che gli é vicina anche nel monumento, oggi eretto in suo onore nel paese di Collodi. Pinocchio dal lungo naso che denuncia le bugie...
Il naso più famoso del mondo!.
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