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Ciao, sono un polacco di nome Casimiro, ho quattordici anni, sono arrivato in Italia clandestinamente. lo vivevo nella periferia di Radom in un piccolo appartamento con i miei quattro fratelli ed i miei genitori. Purtroppo le nostre condizioni di vita erano pessime, nonostante i grandissimi sacrifici fatti dai miei genitori. Per questo, già da tempo, cercavamo una soluzione per andarcene da quel paese.
Anche i miei vicini avevano i nostri stessi problemi, ed uno di questi, il 25 luglio 1996, ci avvertì che c'era la possibilità di entrare in Italia clandestinamente con un TIR. Ci fu subito un momento di euforia, ma quando il vicino ci disse il prezzo del viaggio i nostri visi si rattristarono. Infatti, bisognava pagare un milione di lire a testa. Per noi, che già eravamo in sette e per di più poveri, dare un milione di lire a testa era davvero troppo. Per raggiungere i sette milioni di lire avremmo dovuto vendere la casa, spendere tutti i nostri soldi e arrivare in Italia più poveri di come eravamo. Nonostante questo, i miei genitori non si scoraggiarono e decisero di tentare il tutto per tutto. Presa questa decisione, mio padre e il nostro vicino contattarono il conducente del TIR che ci diede appuntamento il giorno 3 agosto in un capannone vicino casa mia. Il giorno dell'appuntamento eravamo lì pronti. Era una giornata calda e senza una nuvola in cielo. Con dieci minuti di ritardo arrivò il TIR. Il conducente ci fece salire dietro e ci accorgemmo che trasportava dei frigoriferi. Il camionista ci fece vedere come potevamo sistemarci poi uscì, chiuse gli sportelli e calò il buio. Mia madre mi disse che sarebbe stato un viaggio lungo e quindi sarebbe stato meglio tentare di dormire. lo mi sdraiai, chiusi gli occhi e cominciai a pensare a come sarebbe stato vivere in Italia però da ricchi. Mentre viaggiavo con la mente, improvvisamente mi addormentai. Per tutto il tempo dormii, anche se, ovviamente dormivo male, un po' per il caldo, un po' per l'aria viziata che si era creata nel TIR e un po' perché dormivo sul duro ferro. Ad un tratto mi svegliai vedendo della luce. Il camionista aveva aperto gli sportelloni. Ci disse di prendere una boccata d'aria e di nasconderci poi nei frigo perché, essendo vicini alla frontiera, era un modo per evitare di essere scoperti.
Allora uscimmo, respirammo un po' d'aria buona. Successivamente rientrammo e ci sistemammo ognuno in un frigorifero. Poco dopo sentii di nuovo il TIR fermarsi, probabilmente eravamo arrivati alla frontiera. Ebbi subito una grande paura, le gambe mi tremavano, ma tentavo di tenerle ferme per evitare di fare rumore. Dopo alcuni attimi di paura il TIR ripartì e viaggiò ancora fino ad una città di nome Milano. Arrivati, scendemmo tutti contenti perché il viaggio era finito bene. Rimaneva però ancora il problema di come fare per vivere, ma almeno una cosa l'avevamo ottenuta: eravamo arrivati in Italia.
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