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Sono una bambina di 11 anni e sono nata in Perù, frequento la scuola media "G. Mazzini". Ho scelto questa scuola perché ho saputo che potevano frequentarla pure i bambini stranieri di tutto il mondo. Quando ho saputo questa cosa sono stata molto felice, perché potevo incontrare bambini stranieri e bambini italiani e fare conoscenze con i miei compagni. Quando sono arrivata in Italia ero molto dispiaciuta per aver lasciato il mio paese, la sua cultura ed anche le mie cose ed i miei zii, nonni, cugini, e soprattutto il mio papà, e questo mi dispiaceva. Dentro di me una parte soffriva e mi diceva sempre: "Perché non potevamo venire in Italia tutti e tre, papà, mamma e io? E perché sono venuta in Italia con mia madre?". Questo non vuol dire che non voglio bene a mia madre, significa che ho lasciato mio padre solo in Perù.
Quelle settimane erano tristi perché avevo preso la febbre e mia madre ne soffriva perché pensava che non ero contenta di stare in Italia. A me questo dispiaceva molto perché ogni giorno vedevo la faccia triste di mia madre. Dopo un mese arrivò mio padre ed io fui molto contenta. Le giornate le passavamo a vedere i monumenti; il più bello è il Colosseo e mio padre diceva: "Vorrei essere un antico romano e stare dentro il Colosseo a vedere gli spettacoli". I giorni passavano ed io ero molto felice. Però la felicità durò poco perché mio padre trovò un lavoro a Fregene ed io non lo potevo vedere quasi mai. Poi mio padre si ammalò e quando andava dal dottore a me e a mia madre non ci facevano entrare: poteva passare solo lui che aveva un librettino dove c'era il suo nome e il nome del suo dottore. Così riuscivo a vederlo solo il sabato e la domenica che erano i suoi giorni liberi, quando lo dovevo incontrare ero felice, ma quando lo vedevo non ero più felice perché mio padre aveva una faccia triste.
Quindi ogni giorno che lo vedevo, le notti non riuscivo a dormire perché pensavo a mio padre. Un giorno stavamo andando da un dottore ed incontrammo due signori di una certa età, uno dei due ci disse: "Perché siete venuti in Italia, cosa volete?" La sua voce era cattiva, ci diceva molte cose brutte sul nostro paese, ma mio padre non poteva fare niente ed io avevo molta paura. La vita di uno straniero è molto complicata, perché certe persone possono essere razziste e con una frase ci possono ferire e dispiacere molto. Quindi io ho passato quelle settimane molto inquieta e molto infelice.
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