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La condizione della donna è una delle realtà
dell’Islam che più sconcertano l’Occidente. Dal punto di vista
religioso non sembrano esserci problemi; per la legge islamica la
donna è ontologicamente uguale all’uomo, ha gli stessi doveri, non
c’è per essa alcuna discriminazione nella vita eterna che l’attende
dopo la morte. I problemi cominciano quando dal campo religioso si
passa a quello sociale. Stabilisce infatti il Corano: «gli uomini
sono preposti alle donne perché Dio ha prescelto alcuni esseri sugli
altri e perché essi donano dei loro beni per mantenerle.»

Questo significa, in pratica, che la donna,
finché rimane in famiglia, è sottoposta all’autorità del padre e
dopo, quando si sposa, passa sotto l’autorità del marito.
Paradossalmente esclusa da questa tutela è la nubile non più giovane
che può in tutto e per tutto gestirsi senza dipendere dall'altrui
beneplacito. Naturalmente, nel mondo islamico, le donne non vivono
una condizione di libertà uguale in tutti i Paesi, per cui per
parlare dei diritti delle donne islamiche occorre fare delle
distinzioni.In alcuni Stati esse hanno ormai ottenuto parecchi
privilegi una volta destinati quasi esclusivamente agli uomini, ma
negli Stati più tradizionalisti e in quelli che mirano alla
reintroduzione a pieno titolo della sharīa, dove le norme del Corano
sono interpretate ed applicate in maniera più rigida ed estrema, le
donne non vivono una situazione egualitaria in termini di libertà, e
sono considerate ad un livello inferiore rispetto all’uomo.

Così, in virtù di questo precetto, le donne
sono private persino dei fondamentali diritti umani e civili: non
godono della libertà di spostamento, della libertà di espressione e
di parola; non possono procedere negli studi né tanto meno fare
carriera o ricoprire cariche o posizioni di responsabilità in campo
civile o religioso. Non possono decidere il proprio destino né
quello dei propri figli e sono totalmente sottomesse all'uomo, da
cui possono venire ripudiate (e non viceversa). Sono eventualmente
costrette a convivere con altre mogli scelte dall'uomo; e sono
obbligate a coprire il proprio corpo e spesso anche il viso. La
poligamia è lecita e prevista dal Corano per gli uomini. Secondo il
Corano l'uomo può ripudiare la moglie e non v'è nessun accenno che
la moglie possa farlo nei confronti del marito. Esso prescrive che
le credenti abbassino gli sguardi e custodiscano le loro vergogne,
non mostrino troppo le loro parti belle ad altri che agli uomini
della famiglia e non battano i piedi sì da mostrare le loro parti
nascoste.

Secondo un'usanza che è precedente al Corano
proibirebbe alla donne di mostrare il volto e quindi avrebbe
giustificato nei tempi passati l'esistenza dei ginecei (harem) in
cui erano rinchiuse le donne, custodite nel caso di personalità di
grande ricchezza, da guardiani evirati, nonché l'uso oggi in certi
Stati islamici di vesti che coprono interamente il viso.La tragedia
Americana dell’11 settembre, con le migliaia di vittime del
Terrorismo islamico, ha riproposto drammaticamente il tema dei
rapporti tra Oriente e Occidente e richiamato l’attenzione sulla
situazione della vita all’interno di paesi di religione musulmana.La
curiosità e gli interrogativi maggiori di noi europei, riguardano il
ruolo della donna nei paesi dell’Islam .Le donne che vediamo in
televisione o nelle fotografie dei giornali, interamente coperte
dalle loro vesti e con il velo che copre i loro visi ci fanno
immaginare una realtà contemporanea diversa dalla nostra, con un
mondo femminile completamente sottomesso a quello maschile. C’è
stata, sicuramente, una certa evoluzione negli ultimi anni e le
donne hanno assunto ruoli pubblici e professionali proibiti in
passato, ma la tradizione vuole una donna considerata inferiore
all’uomo resiste tuttora.

Rimane un retaggio di un mondo passato anche
se si aprono particolarmente in alcuni paesi prospettive di
cambiamento, mentre in altri si devono fare i conti con regimi
repressivi dove alle donne è vietato uscire dalle case senza
autorizzazione e sono in pratica sepolte sotto i burqua , quelle
vesti che coprono anche gli occhi. In altri paesi la situazione è
molto differente e la presenza femminile è ormai simile a quella che
si riscontra nel resto del mondo, ma ci sono settori rimasti
inaccessibili alla partecipazione femminile, quali l’esercito, la
burocrazia, la giustizia. L’obbligo del velo nella maggior parte dei
paesi islamici è tuttavia ancora presente, e di questa imposizione
si è occupato anche Amnesty International in un rapporto sulla donna
nel 1995.

Nella società occidentale il velo delle donne
islamiche viene interpretato come simbolo dell’oppressione e allo
stesso tempo dell’arretratezza della società di quei paesi che
l’impongono. Un altro problema è quello della dignità matrimoniale:
la donna spesso viene assegnata ad un giovane. Il matrimonio è
combinato dai genitori e i figli devono sottostare senza possibilità
di dissenso. L’idea della donna, nei paesi dell’Islam, sia
considerata un essere inferiore e debole è assai diffuso anche nella
letteratura.Già nel 1859 Gustav Flaubert in una lettera alla sua
amica Louis Colet così scriveva : “La donna orientale è una macchina
e niente più; non trova differenza tra un uomo e un altro uomo”.
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