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Anna indovina i pensieri del babbo.
Camminando per la città, si sono imbattuti in un grande cartello
posto bene in vista, per vietare l'ingresso agli ebrei in un parco
riservato.-
Ma quante cose ci sono proibite!
- esclama Anna.
- Ogni giorno, nuove leggi antisemite fanno
obbligo agli ebrei di portare la stella di riconoscimento,
di non servirsi dei tram, di consegnare le biciclette, di non
usare le automobili...- Ma perché?
- Per evitare
che sfuggano ai controlli. Anna vorrebbe cambiare discorso:
- Prendiamo
un dolce per la mamma? -
Non si può. Noi dobbiamo fare acquisti
soltanto nelle botteghe ebraiche autorizzate dai nazisti
solo dalle tre alle cinque del pomeriggio.

-
Non possiamo fare sport, è proibito andare al
cinema e ai teatri, passeggiare nel parco, frequentare
gente... - sbotta Anna - che cosa ci è permesso? - Per il momento
stare insieme... E' già molto che possiamo tornare a casa
- Papà, perché i tedeschi ci odiano tanto? -
La storia è lunga. La Palestina fu conquistata dai romani nel 66
avanti Cristo. Quando l'imperatore Adriano ricostruì Gerusalemme
col nome di Aelia Capitolina, l'ebreo Bar Kocheba si ribellò. La
ribellione fallì e da allora fu proibito agli ebrei di rientrare
in Gerusalemme. Fu l'inizio della «diaspora», cioè della
dispersione degli ebrei che però in tutto il mondo rimasero legati
dal vincolo religioso e dal rispetto della «sinagoga», simbolo
della continuità e della tradizione. Gli esiliati incontrarono
sempre gravi difficoltà, ma la necessità di sopravvivere li
fece esperti negli affari e invisi ai paesi che li
ospitavano. Furono sempre perseguitati; prima di questo, il tempo
peggiore lo conobbero nel Medioevo, durante le crociate. I
cattolici li costrinsero all'isolamento, il «ghetto», e li
esclusero da ogni ufficio. - Non ebbero mai pace, allora! -
sospira Anna. - Soltanto quando qualche re utilizzò
gli ebrei più esperti in economia a riassestare le finanze del
paese... - Perché sceglievano soprattutto il commercio, gli
affari? - Sono le condizioni di vita che
generano i costumi, le abitudini, le scelte.

L'incertezza della
situazione suggeriva agli ebrei di non avere proprietà immobili;
l'esilio imponeva di avere beni trasportabili. Anche il prestar
denaro con interesse, fu praticato dagli ebrei perché ai cristiani
era proibito farlo. All'inizio dell'occupazione, le
autorità tedesche appaiono concilianti: tentano di guadagnarsi la
fiducia e la collaborazione degli olandesi. Poi, ai primi segni di
dissenso e di resistenza, mutano metodo.. Cominciano con le
minacce, a cui seguono rappresaglie sempre più dure. Nel settembre
del 1941 il generale Keitel emana l'ordine che, dove si verifichi
un incidente a danno delle forze armate naziste, venga
immediatamente eseguita la fucilazione di «ostaggi», cioè di
cittadini presi in custodia per garantire con la loro vita la
sottomissione della comunità occupata. Le leggi razziali vengono
imposte in tutta la loro severità anche ad Amsterdam. Così il
mattino in cui la direttrice della scuola Montessori entra nella
sesta B per tenere la lezione conclusiva, Anna sa che per lei è
davvero l'ultima. Alla fine dell'ora la direttrice si rivolge alle
ragazze. - Devo comunicarvi una cosa spiacevole:
perdiamo una compagna, Anna Frank. L'anno prossimo dovrà
frequentare un'altra scuola e noi vogliamo salutarla.

Dai banchi gli sguardi si volgono tutti
verso la compagna che si è alzata e si dirige verso la cattedra.
- Dove vai? - domanda una tra il mormorio delle
altre alunne. - In una scuola per ebrei - risponde senza
esitazione a voce alta Anna. - Perché mai? - Perché
una legge degli occupanti vuole così - precisa la direttrice.
Nel volto delle alunne si dipingono stupore e smarrimento.
La direttrice allunga la mano, stringe quella di Anna e l'attira a
sé con affetto: - Stiamo insieme da molti anni, sei
venuta bambina nel 1934, sei cresciuta qui con noi e
avremmo voluto continuare con te la nostra scuola. Ci è impedito.
Non ci dimenticheremo di te. Rivolta alla classe aggiunge: -
Questa lezione che ci impone la storia è assai dura. Le
parole si perdono nel silenzio commosso; Anna, chinato il capo,
piange. Anche le compagne e l'insegnante non nascondono la loro
emozione. - Vieni, Margot ti aspetta. - Sulla
porta la direttrice l'abbraccia: - Addio Anna!- Non ci sono
altre parole da dire. All'ingresso la sorella l'attende con gli
occhi lucidi. Si prendono per mano e tornano a casa. È
l'inizio delle vacanze, ma senza gioia. Incominciano a conoscere,
a loro spese, che molti dolori della vita sono provocati proprio
dagli uomini. L'anno successivo, al liceo ebraico, Anna e Margot
si trovano bene: insegnanti bravi, compagni simpatici; per Anna
qualche difficoltà in algebra, ma nelle altre materie nessun
problema. Margot è bravissima, ottiene ottimi risultati in tutto
ciò che fa.

Così si chiude un altro periodo di scuola e
di vita senza avvenimenti particolari, salvo la morte della cara
nonna. A gennaio se n'è andata lasciando un gran vuoto. Oggi è
giorno di festa; è il tredicesimo compleanno di Anna.

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