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Era Crisantemo, una dolce fanciulla,
che viveva umilmente in una modesta capannuccia solitaria e protetta
dal vecchissimo nonno. Le due creature non domandavano alla vita
che il profumo della loro reciproca tenerezza, un poco di pane, una
gioiosa fiammata nei giorni più freddi. Beni favolosi, che riempivano
di estasi l'animo delle due semplici creature, erano l'albe, i
tramonti, le stelle: la bellezza della natura, insomma.

Una triste sera l'incanto si spezzò
poiché il vecchissimo nonno chiuse gli occhi per sempre. Grande come
il cielo fu la disperazione di Crisantemo.

La fanciulla pianse e pianse. Quando
il suo caro fu seppellito, non volle più allontanarsi dalla sua
tomba. Vani furono i consigli, gli incitamenti dei pietosi.
La giovinetta infelice, in ginocchio sul tumulo, pareva la statua
del dolore. Quando alcune persone risolute vollero andarla a
strappare dal sepolcro, trovarono sulle zolle, non più la fanciulla
piangente, ma un bellissimo fiore.
Il buon Dio aveva mutato la ragazza tenera e fedele in poesia
floreale. Nacque così il crisantemo, il malinconico fiore delle
tombe.

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