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Il bambino fisicamente e psichicamente minorato o socialmente disadattato, ha diritto al trattamento, all'istruzione, alle cure speciali richieste dalla sua condizione.

Le lacrime colorate

A Liudtdoro, in una casetta azzurra, vivevano sei fratellini: Doretto, Remina, Micino, Fanetta, Lara e Silente. In tutto il paese non c'era nessuno che cantasse meglio di loro. Cantavano ogni giorno, tutti insieme, e insieme giocavano, strillavano, suonavano gli strumenti e persino il campanello... Nella casa azzurra c'era sempre una gran confusione.
 Tanto che un giorno, in tutto quel frastuono, di suoni e di rumori, Silente, il più piccino, perse la voce. I fratellini si guardarono disperati: " Non potremo più cantare tutti insieme!" E presero a cercare ovunque la voce di Silente. Cercarono e ricercarono... Le provarono tutte, ma in tutta la confusione della casa azzurra, la voce non saltava fuori.
Silente guardava per terra triste e pensava che i suoi fratellini avrebbero finito per non volergli più bene, visto senza di lui non potevano cantare come prima. A scuola non ci voleva più andare, e quando andava si infilava nell'ultimo banco, facendosi piccolo piccolo, quasi invisibile. Teneva sempre lo sguardo per terra e il bavero del cappottino alzato, tanto che a stento gli abitanti di Liutdoro riuscivano a riconoscerlo.
 Un giorno Silente smise di guardare i colori! I giorni passavano e a forza di non guardare i colori, Silente finì per dimenticare i loro nomi. Poco alla volta smise anche di pensarli finché... non fu più capace di riconoscerli! E un bimbo che non riconosce più i colori é un bambino solo che non gioca, che non sa più giocare...  Solo, nella sua cameretta, Silente non voleva nessuno. Viveva in un mondo in bianco e nero.
Accadde allora l'imprevedibile: l'Arcobaleno, che mai aveva lasciato il cielo, decise una notte di scendere sulla terra, ed andare a trovare Silente nella casa azzurra. Silente se lo vide davanti, si stropicciò gli occhi e lo guardò con meraviglia. L'Arcobaleno era un signore distinto e di bell'aspetto con un lungo vestito luminoso, tanto luminoso che Silente temeva che i suoi fratellini si svegliassero nel cuore della notte per tutta quella luce. Fattosi coraggio, si avvicinò e, non potendo parlare, toccò l'abito di Arcobaleno per salutarlo. Questi, anche lui senza una parola, aprì la finestra e volò verso il cielo tenendo il bambino per mano. Per l'emozione, Silente si mise a piangere e si accorse che le sue lacrime erano colorate. E continuò a piangere, tanto era il sollievo di riconoscere di nuovo i colori.
L'Arcobaleno portò Silente nel lungo viaggio sul cielo che guarda i paesi, le città, il mare, e le campagne. Insieme attraversarono gli oggetti, i pensieri, e i sogni delle persone, senza che quelli se ne accorgessero. Silente conobbe ed imparò tutte le meraviglie del mondo, e ora sapeva a memoria nomi di fiumi, di monti, della storia e delle arti. Era di nuovo felice, tanto che volle dividere la sua felicità con i fratellini.
 Si fece riaccompagnare nella sua casetta azzurra di Liutdoro. Prima di lasciare Silente, l'Arcobaleno gli disse: " Voglio farti ancora un regalo: se desideri la voce per raccontare quello che hai visto, te la darò!". Ma Silente scuoteva la testa.
Toccando i colori del vestito di Arcobaleno gli rispose che voleva la voce non per sé, ma per tutti coloro che avrebbero dovuto parlare a lui che non poteva rispondere. L'Arcobaleno esaudì il desiderio del bambino che da allora riuscì a farsi capire anche senza parole.
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