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A
parere di numerosi storici e commentatori, l'attentato terroristico
che 1'11 settembre 2001 distrusse le due Torri gemelle di New York
segna addirittura l'inizio di una "nuova era".
Con gli attentati terroristici
verificati si negli Stati Uniti l'11 settembre 2001, il mondo è
notevolmente cambiato. In quella data il territorio degli USA subì
ben quattro attacchi suicidi, condotti attraverso il dirottamento di
altrettanti aerei di linea da parte di piccoli gruppi di terroristi
presenti a bordo, che colpirono obiettivi simbolici e strategici del
paese. I primi due vennero fatti schiantare contro due tra i
maggiori grattacieli del centro di New York, le Twin Towers (Torri
Gemelle), provocandone la distruzione. Il terzo riuscì a colpire un'
ala del Pentagono, cioè la sede degli alti comandi militari
dell'esercito americano; il quarto si schiantò al suolo senza poter
raggiungere il proprio obiettivo (non identificato con certezza),
grazie alla reazione dei passeggeri contro i dirottatori.

L'attacco alle torri ed il loro
crollo, filmati in diretta televisiva, suscitarono un'eco mondiale
senza precedenti. Di fronte alla gravità degli attacchi gli USA
sembrarono davvero sull' orlo di una crisi difficilmente
risolvibile. Lo stesso presidente George W. Bush, fu costretto ad
imbarcarsi sull'aereo presidenziale (l'Air Force One) per essere
messo al riparo da eventuali attentati. Le stime successivamente
compiute parlarono di circa cinquemila vittime. Nei giorni
successivi la situazione tornò solo lentamente alla normalità. In
una serie di discorsi - uno dei quali pronunciato dalle macerie del
Ground Zero (cioè dalla zona dove erano sorte le due Torri) - il
presidente Bush annunciò che gli Stati Uniti avrebbero reagito
all'attacco, e "dichiarò guerra" al terrorismo internazionale,
promettendo di distruggerne le principali basi economiche e
politiche. Intanto, i servizi segreti americani identificarono i
colpevoli dell'attentato come militanti di Al Qaeda,
un'organizzazione terroristica formata da diversi gruppi
fondamentalisti, ramificata in più paesi e guidata dallo sceicco
saudita Osama bin Laden.

Secondo le loro convinzioni che
mescolavano fanatismo e rifiuto della modernità - gli attentati
servivano a lanciare la "guerra santa" contro gli USA, simbolo
stesso del male e del potere oppressivo occidentale.
L'amministrazione Bush agì quindi sottolineando i legami
intercorrenti tra il gruppo di Bin Laden ed il regime afgano dei
talebani, governato secondo principi di assoluto e violento
integralismo. Per gli Stati Uniti il regime dei talebani - che in
passato erano stati istruiti ed armati dagli USA stessi ed avevano
partecipato alla guerra contro il governo instaurato dall'URSS in
Afghanistan (1979-1989) - offriva ospitalità a Bin Laden e doveva
essere rovesciato. In ottobre, forte dell'appoggio di diversi Stati
(Cina, Russia, Arabia Saudita e paesi europei) e della
collaborazione del vicino Pakistan, gli USA attaccarono l'
Afghanistan. Grazie alla potenza militare statunitense e all' aiuto
di gruppi militari afgani contrari ai tal ebani, il regime venne
rovesciato in poco più di due mesi. Nonostante l'entusiasmo dei
media, la scomparsa dei problemi interni dell' Afghanistan non fu
altrettanto rapida come quella del regime. Il nuovo governo si
dimostrò politicamente molto fragile e le rivalità tra i diversi
gruppi aumentarono. A livello economico-sociale, il paese non
riusciva a far fronte alla propria arretratezza, aggravata da più di
vent'anni di scontri militari. A livello militare, infine, il
territorio venne posto sotto la protezione ed il controllo dell'
ONU, ma nonostante le operazioni di ricerca e di polizia, i maggiori
leader talebani (tra cui il mullah Ornar) e soprattutto Osama bin
Laden non vennero trovati.

Ma l'amministrazione Bush non si
fermò qui e spostò invece la propria attenzione in Medio Oriente, in
parti colar modo verso l'operato di alcuni "Stati canaglia", così
chiamati perché governati da gruppi dirigenti legati al terrorismo
internazionale. Considerando la struttura e l'importanza strategica
della regione, le accuse di copertura del terrorismo internazionale
si rivolsero contro l'Iraq di Saddam Hussein, già protagonista
dell'invasione del Kuwait (1990) e della guerra del Golfo (1991). Il
paese, governato da un"regime dittatoriale sanguinario, venne
inoltre ritenuto responsabile di crimini contro l'umanità e
soprattutto del possesso di armi chimiche e di distruzione di massa.
Mentre l'ONU ordinava ispezioni volte ad accertare l'effettivo
possesso di tali armi, senza mai trovarle, gli Stati Uniti e la Gran
Bretagna iniziarono a prepararsi per una nuova guerra sul territorio
iracheno. Questa volta gli USA non ebbero l'appoggio dei principali
governi internazionali, e con alcuni di loro si verificarono
notevoli disaccordi politici e diplomatici. Pur con il sostegno di
pochi Stati (tra cui l'Italia ed alcuni paesi dell'Est europeo)
l'amministrazione Bush decise comunque di attaccare.

In poco più di un mese, l'esercito
iracheno venne sconfitto ed il regime di Saddam venne abbattuto.
Tuttavia, ancor più che in Afghanistan, la fine del regime di Bagdad
lasciò aperti numerosi interrogativi e moltiplicò le incertezze e le
tensioni sulla scena politica internazionale. L'Iraq venne infatti
posto sotto il controllo militare degli USA, ma questo non significò
una pacificazione dell' area, nella quale al contrario aumentarono
attentati e rappresaglie specialmente compiuti ai danni dei soldati
e civili americani. Difficile fu anche garantire una pacifica
convivenza tra i diversi gruppi etnico-religiosi fino ad allora
governati da Saddam Hussein. Ma anche i paesi coinvolti nel
conflitto e quelli dell 'Unione Europea subirono gravi conseguenze.
In primo luogo, le amministrazioni americana e britannica (in
particolare Bush e Blair) vennero messe in crisi dal mancato
ritrovamento delle armi di distruzione di massa, perché sospettate
di aver mentito sulle ragioni della guerra.

Inoltre, una divisione si era
introdotta anche all'interno dell'UE: i paesi ex comunisti si erano
schierati con gli USA, al contrario di quasi tutti i paesi
occidentali, sfavorevoli al conflitto. Divisioni si introdussero
anche tra "mondo cristiano", favorevole alla pace, e l"'Occidente",
fautore della guerra. Tutta una serie di profonde fratture, connesse
tra loro, le cui conseguenze non saranno certo valutabili in tempi
brevi.
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