Il Patrono

Giovanni Battista è il santo più
raffigurato nell’arte di tutti i secoli; non c’è si può dire, pala
d’altare o quadro di gruppo di santi, da soli o intorno al trono
della Vergine Maria, che non sia presente questo santo, rivestito
di solito con una pelle d’animale e con in mano un bastone
terminante a forma di croce.
Senza contare le tante opere pittoriche dei più grandi artisti
come Raffaello, Leonardo, ecc. che lo raffigurano bambino, che
gioca con il piccolo Gesù, sempre rivestito con la pelle ovina e
chiamato affettuosamente “San Giovannino”.
Ciò testimonia il grande interesse, che in tutte le epoche ha
suscitato questo austero profeta, così in alto nella stessa
considerazione di Cristo, da essere da lui definito “Il più grande
tra i nati da donna”.
Egli è l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo
di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. È tale la
considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo
Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno
della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita
terrena (24 giugno); ma quest’ultima data è la più usata per la
sua venerazione, dalle innumerevoli chiese, diocesi, città e paesi
di tutto il mondo, che lo tengono come loro santo patrono.
Inoltre fra i nomi maschili, ma anche usato nelle derivazioni
femminili (Giovanna, Gianna) è il più diffuso nel mondo, tradotto
nelle varie lingue; e tanti altri santi, beati, venerabili della
Chiesa, hanno portato originariamente il suo nome; come del resto
il quasi contemporaneo s. Giovanni l’Evangelista e apostolo,
perché il nome Giovanni, al suo tempo era già conosciuto e
nell’ebraico Iehóhanan, significava: “Dio è propizio”.
Nel Vangelo di s. Luca (1, 5) si dice che era nato in una famiglia
sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la
madre Elisabetta, discendeva da Aronne. Essi erano osservanti di
tutte le leggi del Signore, ma non avevano avuto figli, perché
Elisabetta era sterile e ormai anziana.
Un giorno, mentre Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli
comparve l’arcangelo Gabriele che gli disse: “Non temere Zaccaria,
la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà
un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti
si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al
Signore” e proseguendo nel descrivere le sue virtù, cioè pieno di
Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele, precursore del
Signore con lo spirito e la forza di Elia.
Dopo quella visione, Elisabetta concepì un figlio fra la
meraviglia dei parenti e conoscenti; al sesto mese della sua
gravidanza, l’arcangelo Gabriele, il ‘messaggero celeste’, fu
mandato da Dio a Nazareth ad annunciare a Maria la maternità del
Cristo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua
ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque
santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua
parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il
sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile; nulla è
impossibile a Dio”.
Maria allora si recò dalla cugina Elisabetta per farle visita e al
suo saluto, declamò il bellissimo canto del “Magnificat”, per le
meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità e
mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che
portava in grembo, sussultò di gioia.
Quando Giovanni nacque, il padre Zaccaria che all’annuncio di
Gabriele era diventato muto per la sua incredulità, riacquistò la
voce, la nascita avvenne ad Ain Karim a circa sette km ad Ovest di
Gerusalemme, città che vanta questa tradizione risalente al secolo
VI, con due santuari dedicati alla Visitazione e alla Natività.
Della sua infanzia e giovinezza non si sa niente, ma quando ebbe
un’età conveniente, Giovanni conscio della sua missione, si ritirò
a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, portava un
vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai
fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico.
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio (28-29 d.C.), iniziò
la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio
dell’avvento del regno messianico ormai vicino, esortava alla
conversione e predicava la penitenza.
Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno
al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tanta gente considerandolo un
profeta; e Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di
nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano, coloro
che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di
pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di
Battista che gli fu dato.
Anche i soldati del re Erode Antipa, andavano da lui a chiedergli
cosa potevano fare se il loro mestiere era così disgraziato e
malvisto dalla popolazione; e lui rispondeva: “Non maltrattate e
non estorcete niente a nessuno e contentatevi delle vostre paghe”
(Lc 3, 13).
Molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto
atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore:
“Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene
dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di
sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito
Santo e fuoco”.
E alla delegazione ufficiale, inviatagli dai sommi sacerdoti
disse, che egli non era affatto il Messia, il quale era già in
mezzo a loro, ma essi non lo conoscevano; aggiungendo “Io sono la
voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore,
come disse il profeta Isaia”.
Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e
Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio,
ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho
bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù:
“Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni
giustizia”.
Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò e vide scendere lo
Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva:
“Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”.
Da quel momento Giovanni confidava ai suoi discepoli “Ora la mia
gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3,
29-30).
La sua missione era compiuta, perché Gesù prese ad iniziare la sua
predicazione, aveva formato il gruppo degli apostoli e discepoli
ed era seguito da una gran folla; egli aveva predicato proprio per
questo, preparare un popolo degno, che accogliesse Gesù e il suo
messaggio di Redenzione.
Aveva operato senza indietreggiare davanti a niente, neanche
davanti al re d’Israele Erode Antipa († 40 d.C.), che aveva preso
con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello; ciò
non era possibile secondo la legge ebraica, la “Torà”, perché il
matrimonio era stato regolare e fecondo, tanto è vero che era nata
una figlia Salomè.
Per questo motivo un giudeo osservante e rigoroso come Giovanni,
sentiva il dovere di protestare verso il re per la sua condotta.
Infuriata Erodiade gli portava rancore, ma non era l’unica; perché
il Battesimo che Giovanni amministrava, perdonava i peccati,
rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che in quel tempo si
facevano al Tempio, e ciò non era gradito ai sacerdoti giudaici.
Erode fece arrestare e mettere in carcere Giovanni su istigazione
di Erodiade, la quale avrebbe voluto che fosse ucciso, ma Erode
Antipa temeva Giovanni, considerandolo uomo giusto e santo,
preferiva vigilare su di lui e l’ascoltava volentieri, anche se
restava molto turbato.
Ma per Erodiade venne il giorno favorevole, quando il re diede un
banchetto per festeggiare il suo compleanno, invitando tutta la
corte ed i notabili della Galilea. Alla festa partecipò con una
conturbante danza anche Salomè, la figlia di Erodiade e quindi
nipote di Erode Antipa; la sua esibizione piacque molto al re ed
ai commensali, per cui disse alla ragazza: “Chiedimi qualsiasi
cosa e io te la darò”; Salomé chiese alla madre consiglio ed
Erodiade prese la palla al balzo, e le disse di chiedere la testa
del Battista.
A tale richiesta fattagli dalla ragazza davanti a tutti, Erode ne
rimase rattristato, ma per il giuramento fatto pubblicamente, non
volle rifiutare e ordinò alle guardie che gli fosse portata la
testa di Giovanni, che era nelle prigioni della reggia.
Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata su un vassoio
e data alla ragazza che la diede alla madre. I suoi discepoli
saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in
un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del
Battista.
Molti testi apocrifi, come anche i libri musulmani, fra i quali il
Corano, parlano di lui; dai suoi discepoli si staccarono Andrea e
Giovanni apostoli per seguire Gesù. Il suo culto come detto
all’inizio si diffuse in tutto il mondo conosciuto di allora, sia
in Oriente che in Occidente e a partire dalla Palestina si
eressero innumerevoli Chiese e Battisteri a lui dedicati.
La festa della Natività di S. Giovanni Battista fin dal tempo di
s. Agostino (354-430), era celebrata al 24 giugno, per questa data
si usò il criterio, essendo la nascita di Gesù fissata al 25
dicembre, quella di Giovanni doveva essere celebrata sei mesi
prima, secondo quanto annunciò l’arcangelo Gabriele a Maria.
Le celebrazioni devozionali, folkloristiche, tradizionali, sono
diffuse ovunque, legate alla sua venerazione; come tanti proverbi
popolari sono collegati metereologicamente alla data della sua
festa.
S. Giovanni Battista, tanto per citarne alcune, è patrono di città
come Torino, Firenze, Imperia, Ragusa, ecc. Per quanto riguarda le
reliquie c’è tutta una storia che si riassume; dopo essere stato
sepolto privo del capo a Sebaste in Samaria, dove sorsero due
chiese in suo onore; nel 361-362 ai tempi dell’imperatore Giuliano
l’Apostata, il suo sepolcro venne profanato dai pagani che
bruciarono il corpo disperdendo le ceneri.
Ma a Genova nella cattedrale di S. Lorenzo, si venerano proprio
quelle ceneri (?), portate dall’Oriente nel 1098, al tempo delle
Crociate, con tutti i dubbi collegati.
Per la testa che si trovava a Costantinopoli, per alcuni invece ad
Emesa, purtroppo come per tante reliquie del periodo delle
Crociate, dove si faceva a gara a portare in Occidente reliquie
sante e importanti, la testa si sdoppiò, una a Roma nel XII secolo
e un’altra ad Amiens nel XIII sec.
A Roma si custodisce senza la mandibola nella chiesa di S.
Silvestro in Capite, mentre la cattedrale di S. Lorenzo di
Viterbo, custodirebbe il Sacro Mento. Risparmiamo la descrizione
di braccia, dita, denti, diffusi in centinaia di chiese europee.
Al di là di queste storture, frutto del desiderio di possedere ad
ogni costo una reliquia del grande profeta, ciò testimonia alla
fine, la grande devozione e popolarità di quest’uomo, che condensò
in sé tanti grandi caratteri identificativi della sua santità,
come parente di Gesù, precursore di Cristo, ultimo dei grandi
profeti d’Israele, primo testimone-apostolo di Gesù, battezzatore
di Cristo, eremita, predicatore e trascinatore di folle,
istitutore di un Battesimo di perdono dei peccati, martire per la
difesa della legge giudaica, ecc.
La leggenda

Nell'entroterra di La Spezia ci sono delle rovine,
nella piana del fiume Magra. Là, sorgeva la città di Luni,
circondata da mura e punteggiata di alte torri e bei palazzi. Ma
un giorno le sentinelle avvistarono le navi dei Vichinghi che,
avendo sentito dire meraviglie delle ricche città d'Italia,
volevano conquistare Roma. Giunti in vista della magnifica Luni,
credendo di avere raggiunto la loro meta tentarono di espugnarla.
La città respinse più volte gli assalti vichinghi. I predoni
allora ricorsero a uno stratagemma. Mandarono a riva una barca,
con a bordo degli uomini che portavano una barella. " Il nostro
capo è ferito e prima di morire vuoi diventare cristiano. Lasciate
che riceva il battesimo nella vostra cattedrale..." pregarono. Gli
abitanti di Luni aprirono una porta. Ma quando la barella fu nel
cuore della città, i Vichinghi assalirono gli abitanti. La città
fu espugnata e distrutta. Ne rimangono solo il ricordo e il
nome di Lunigiana, dato alla terra in cui sorgeva.
Curiosità

L’ACQUARIO
Cinquantanove vasche per quattro milioni di litri d’acqua. Uno dei
parchi marini più grandi e moderni d’Europa. Una riproduzione, nel
massimo rispetto dell'equilibrio biologico, dell'habitat del
Mediterraneo e degli oceani. Foche, delfini, pinguini, squali,
pesci di tutte le forme e colori, accompagneranno ragazzi ed
adulti lungo tutto il percorso alla scoperta del mondo marino.
MOSTRA DEI TRANSATLANTICI E’ pensata come un film che si srotola
lungo gli spazi del Galata Museo del Mare raccontando, e facendo
anche rivivere, la straordinaria vicenda dei transatlantici. Un
film a tappe, che catturerà l’attenzione dello spettatore in modo
interattivo. Come in un viaggio vero, si parte attraversando le
scalette di salita della nave insieme al flusso di emigranti,
passeggeri di tutte le classi, animali e merci. Si ripercorre la
storia nelle sue varie epoche attraverso i momenti delle grandi
feste mascherate, la nube nera della guerra e delle sue tragedie,
le euforie della velocità, dei record e delle rotte migliori che
lo spettatore può provare a tracciare su una carta nautica. Per un
attimo ci si trova virtualmente sotto l'acqua perché la storia dei
transatlantici è anche questa. Ma si è trattato solo un sogno.
Ecco infatti l'orizzonte, dove sembra di vedere la meta.
Un’esperienza incredibile, tutta da “vivere”.
COSA VEDER ANCORA A GENOVA?
• Lanterna Torre del Faro, monumento simbolo della città. E’ stato
nei secoli torre di segnalazione, di guardia armata, palcoscenico
di funamboli, prigione. Oggi è semplicemente la "Lanterna", unico
faro ad identificare una città.
• Casa di Cristoforo Colombo: La casa si trova a Piazza Dante.
Colombo venne ad abitare qui intorno all’età di 4 anni e vi
trascorse l’infanzia prima di trasferirsi a Savona. Fu ricostruita
dopo il bombardamento del 1684 e poi acquistata dal Comune di
Genova, che da allora ne assicura la conservazione.
• Bottega di Barbiere: Patrimonio del FAI. La piccola barbieria,
in pieno centro storico di Genova, è stata rinnovata
nell’arredamento secondo il gusto e le forme dell’Art Déco. Sullo
sfondo di tradizionali piastrelle bianche, il gioco dei vetri
colorati sulle pareti, delle lampade e dei riflessi negli specchi
ovali, avvolge festosamente l'osservatore
Parchi e Riserve Naturali
Liguria:

- Riserva
Naturale Agoraie di Sopra e Moggeto
- Area Protetta
Bracco Mesco - Cinque Terre - Montemarcello
- Parco Naturale
Parco naturale regionale dell'isola di Gallinara
- Rifugio WWF -
Rifugio del Torrente Nervia
- Riserva
Naturale Riserva del Rio Torsero
- Riserva
Naturale Riserva di Bergeggi
- Area Protetta
Sistema di Aree del Monte Beigua
- Area Protetta
Parco di Portofino
Musei

Collezione d'Arte
della Banca Carige
Genova - via Cassa di Risparmio, 15
Tel. 010/5791
Collezione Wolfson
- Fondazione Regionale "C. Colombo"
Genova - via Asilo Garbarino, 28/r
Tel. 010/252266-2518178
Galleria d'Arte
Moderna "Villa Serra"
Genova - loc. Nervi, via Capolungo, 3
Tel. 010/5572057
Galleria di
Palazzo Bianco
Genova - via Garibaldi, 11
Tel. 010/5572013-203 (Museo) 0102475357 (Inf. e Prenot.)
Galleria di
Palazzo Reale
Genova - via Balbi, 10
Tel. 010/27101 (Soprintendenza)
Galleria di
Palazzo Rosso
Genova - via Garibaldi, 18
Tel. 010/2476351 (Museo) 2758098 (Inf. e Prenot.)
Galleria Nazionale
di Palazzo Spinola
Genova - p.zza Pellicceria, 1
Tel. 010/2477061
Museo Civico di
Archeologia Ligure
Genova - loc. Pegli, Villa Durazzo Pallavicini, via Pallavicini,
11
Tel. 010/6981048 (Museo) 6984045 (Informazioni)
Museo Civico di
Storia Naturale "G. Doria"
Genova - via Brigata Liguria, 9
Tel. 010/564567-582171 (Museo) 2758098 (Inf. e Prenot.)
Museo d'Arte
Contemporanea di Villa Croce
Genova - Villa Croce, via Jacopo Ruffini, 3
Tel. 010/580069 (Museo) 2758098 (Info)
Museo d'Arte
Orientale "E. Chiossone"
Genova - Villetta Dinegro, p.le Mazzini, 1
Tel. 010/542285 (Museo) 2758098 (Inf. e Prenot.)
Museo del Tesoro
di San Lorenzo
Genova - Cattedrale di San Lorenzo, p.zza S. Lorenzo
Tel. 010/2471831 (Museo) 311269 (Informazioni)
Museo di Santa
Maria di Castello
Genova - salita Santa Maria di Castello, 15
Tel. 010/2549511
Museo Diocesano di
Arte Sacra
Genova - Chiostro dei Canonici di S. Lorenzo, via Tommaso Reggio,
20r
Tel. 010/2471831
Palazzo del
Principe
Genova - via Adua, 6
via S. Benedetto, 2 (ingresso disabili)
Tel. 010/255509
Raccolta "Frugone"
Genova - loc. Nervi, Villa Grimaldi Fassio, via Capolungo, 9
Tel. 010/322396 (Museo) 2758098 (Inf. e Prenot.)
Feste

Festa della Primavera
Da ormai quasi 30 anni, a
Santa Margherita Ligure, sulla spiaggia di Ghiaia, il 19 marzo si
preparano frittelle di tutti i tipi, con il pesce, con le mele,
l'erba cipollina, frittelle dolci etc.., e vengono distribuite a
tutti i passanti, per tutto il giorno. All'imbrunire, poi, si
accende un poderoso fuoco, sul quale vengono appesi due pupazzi.
Il rogo simboleggia la fine dell'inverno e porge un benvenuto alla
bella stagione entrante. Questa festa, legata al ciclo stagionale,
ricorda agli antichi riti agricoli e marittimi, effettuati per
propiziarsi una buona stagione estiva.
Il ballo della morte
La terza domenica di luglio,
quella successiva alla Santa Maddalena del Bosco (22 luglio),
vicino Imperia, ad Arma di Taggia, ancora oggi si rievoca un
antico e misterioso rituale. In questa notte, gli affiliati della
congregazione fondata per onorare Santa Maddalena, nel 1716,
partono alla volta di un eremo nascosto nei boschi. Giunti al
casolare, dopo alcune ore in groppa ai muli, vi trascorrono la
notte, tra canti e balli. Prima di tornare al paese, poi, due
affiliati, innamorati, eseguono il cosiddetto "ballo della morte"
che si svolge così: dopo che la ragazza fingendo un mancamento è
caduta al suolo, viene rianimata dal giovane con un mazzetto di
lavanda, e quindi i due ballano sfrenatamente insieme cantando il
motto della congregazione "Comedamus et bibamus, cras enim
morietur" ossia "mangiamo e beviamo insieme, poiché un giorno
moriremo". Questo culto, oggi assorbito dalla liturgia cattolica,
mantiene chiari elementi bacchici.
Sagra della lavanda
L'ultima domenica di luglio,
nei presi d'Imperia, un'altra festa celebra la fioritura della
lavanda. Questa pianta, che cresce in abbondanza lungo la strada
per Pietrabruna, inonda l'aria con il suo penetrante profumo,
conducendo il passante verso il piccolo eremo dimenticato dal
tempo. In questo giorno, le ragazze vendono per strada un intenso
olio odoroso e regalano ai passanti, avventuratisi in questo
angolo atemporale, piccoli mazzi dai fiorellini lilla.
Notte brava
Il sabato precedente la
notte di San
Lorenzo,
si trascorre a Vallebona nel più festoso dei modi, tra canti,
balli, bevute e mangiate in compagnia. In ogni strada del paese
compare un banco da cui è possibile ricevere cibi locali e vino
ligure, nel clima tipico della festa. Questa è anche la notte in
cui si regalano le "bugie", che non sono le amare delusioni, ma
deliziosi dolcetti tipici, e gli ottimi fagottini di fiori di
zucca ripieni di verdure e carne.
Sagra della carpasina
Il giorno della festa di
Sant'Antonio (2 settembre), patrono di Carpasio, in questo paese
si tiene la sagra della "carpasina". Questo è un pane speciale di
forma rettangolare, fatto con farina d'orzo integrale e lievito
naturale, ottimo e duraturo, che viene distribuito gratuitamente
in questo giorno. Immerso nell'acqua tiepida e condito con
pomodoro fresco, basilico, acciughe e olio d'oliva, viene
consumato in grandi quantità.
Il 2 settembre vengono anche preparati altri piatti speciali quali
"le cime alla carpasina" ed i ravioli con la bietola. Tutti i
pasti sono inoltre annaffiati dall'ottimo Dolcetto locale e
coronano la giornata in cui la statua di Sant'Antonio viene
portata in processione nel paese, prima di aprire le danze ed i
giochi del pomeriggio
Sagre

Gennaio
Chiavari
- "Fiera di Sant'Antonio"; esposti prodotti
di artigianato e agricoli, mostra di pittori e scultori.
Febbraio
Rapallo -
"Il Tarlo" è una mostra mercato
dell'antiquariato con bambole antiche, ceramiche, lampade e
oggetti marinari.
Rossiglione - Il "Verofalso" è il
mercatino di antiquariato dove si possono trovare anche le
riproduzioni d'epoca e imitazioni; degustazione di focacce al
formaggio e spettacolo musicale.
Marzo
Rossiglione -
"Verofalso" è un mercatino di antiquariato
aperto anche alle riproduzioni d'epoca e ai falsi d'autore.
Sestri Levante -
Fiera di San Giuseppe; bancarelle con
prodotti di ogni tipo si trovano in via Nazionale.
Marzo-Aprile
Rapallo –
Pasqua in fiore. Un trenino, con a bordo ragazze in costume
tradizionale, sfila per le vie cittadine offrendo piantine
fiorite.
Genova
- "La processione delle Casacce" che
si svolge la sera del Giovedì Santo è antichissima e risale a
molti secoli fa, quando le venti "Casacce" del centro andavano a
visitare il Sepolcro alla Cattedrale.
Aprile
Moneglia -
Si svolge il Mercato dell'olio di oliva.
Portofino - Il
23 "Festa di San Giorgio".
Maggio
Camogli –
La seconda domenica di maggio per la "Sagra del pesce"; in una
gigantesca padella vengono fritti una trentina di quintali di
pesce che viene poi offerto ai presenti.
Casarza Ligure -
In località Verici, l'ultimo fine settimana
per la Festa del vino, con stand gastronomici, musica e balli.
Recco - Grande
"Festa della focaccia".
Giugno
Serra Riccò -
Rassegna dei vini Valpolcevera.
Luglio
Camogli -
Festa del "Cristo degli Abissi"; al calar dell’oscurità, quando le
campane inizieranno a suonare, le luci del borgo si spegneranno
per lasciarlo illuminato dalla sola luce delle candele. Dal
piazzale antistante l’Abbazia partirà una processione che giungerà
alla spiaggia, dove il sacerdote salirà su una imbarcazione per
dirigersi verso il Cristo degli Abissi, seguito da una
processione di subacquei e di natanti a remi.
Casarza Ligure -
In località Bargone si svolge la "Sagra della fragola"; nel corso
della manifestazione, oltre alle degustazioni di specialità
gastronomiche, danze e spettacoli, si svolgerà l'elezione di Miss
Fragola.
Fontanabuona –
Sagra della carne "n s'a ciappa"; grosse bistecche vengono cotte
su lastre d'ardesia (le ciappe).
Isola del Cantone -
Polentata di Sant'Anna.
Rapallo - Festa
della "Madonna di Montallegro".
Luglio-Agosto
Genova -
Nel Castello di Barbablù. Avventure fantastiche e spettacoli
originali a Forte Sperone.
Agosto
Camogli - La
Festa della "Stella Maris" si celebra la prima domenica del mese.
Le imbarcazioni, addobbate a festa, si uniscono in processione,
alla quale partecipano principalmente i pescatori ed i fedeli, che
inizia dal porto per terminare all'estremità di Punta Chiappa,
dove c'è l'altare della Madonna, la "Stella di Mare", vecchio di
1.600 anni e restaurato di recente.
Lavagna - "Sagra della focaccia alla
salvia" e rievocazione storica di "La Torta dei Fieschi" con
corteo in costume medievale e taglio della torta di quindici
quintali.
Settembre
Recco -
La "Sagra del Fuoco" è in onore della
Patrona, Nostra Signora del Suffragio, una delle feste più
conosciute in tutta Italia per la grandiosità dell’elemento che la
caratterizza: l’esplosione sfavillante dei fuochi d'artificio che
in quei giorni illumineranno il cielo del paese.
Torriglia - La
"Sagra del canestrelletto" l'ultima domenica del mese.
Ottobre
Rossiglione -
"Castagnata".
Novembre
Borzonasca -
Si svolgono le Serate gastronomiche.

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