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Il Patrono

Giovanni Battista è il santo più raffigurato nell’arte di tutti i secoli; non c’è si può dire, pala d’altare o quadro di gruppo di santi, da soli o intorno al trono della Vergine Maria, che non sia presente questo santo, rivestito di solito con una pelle d’animale e con in mano un bastone terminante a forma di croce.
Senza contare le tante opere pittoriche dei più grandi artisti come Raffaello, Leonardo, ecc. che lo raffigurano bambino, che gioca con il piccolo Gesù, sempre rivestito con la pelle ovina e chiamato affettuosamente “San Giovannino”.
Ciò testimonia il grande interesse, che in tutte le epoche ha suscitato questo austero profeta, così in alto nella stessa considerazione di Cristo, da essere da lui definito “Il più grande tra i nati da donna”.
Egli è l’ultimo profeta dell’Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli rese testimonianza ancora in vita. È tale la considerazione che la Chiesa gli riserva, che è l’unico santo dopo Maria ad essere ricordato nella liturgia, oltre che nel giorno della sua morte (29 agosto), anche nel giorno della sua nascita terrena (24 giugno); ma quest’ultima data è la più usata per la sua venerazione, dalle innumerevoli chiese, diocesi, città e paesi di tutto il mondo, che lo tengono come loro santo patrono.
Inoltre fra i nomi maschili, ma anche usato nelle derivazioni femminili (Giovanna, Gianna) è il più diffuso nel mondo, tradotto nelle varie lingue; e tanti altri santi, beati, venerabili della Chiesa, hanno portato originariamente il suo nome; come del resto il quasi contemporaneo s. Giovanni l’Evangelista e apostolo, perché il nome Giovanni, al suo tempo era già conosciuto e nell’ebraico Iehóhanan, significava: “Dio è propizio”.
Nel Vangelo di s. Luca (1, 5) si dice che era nato in una famiglia sacerdotale, suo padre Zaccaria era della classe di Abia e la madre Elisabetta, discendeva da Aronne. Essi erano osservanti di tutte le leggi del Signore, ma non avevano avuto figli, perché Elisabetta era sterile e ormai anziana.
Un giorno, mentre Zaccaria offriva l’incenso nel Tempio, gli comparve l’arcangelo Gabriele che gli disse: “Non temere Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio che chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza e molti si rallegreranno della sua nascita, poiché sarà grande davanti al Signore” e proseguendo nel descrivere le sue virtù, cioè pieno di Spirito Santo, operatore di conversioni in Israele, precursore del Signore con lo spirito e la forza di Elia.
Dopo quella visione, Elisabetta concepì un figlio fra la meraviglia dei parenti e conoscenti; al sesto mese della sua gravidanza, l’arcangelo Gabriele, il ‘messaggero celeste’, fu mandato da Dio a Nazareth ad annunciare a Maria la maternità del Cristo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi anche Elisabetta, tua parente, nella vecchiaia ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile; nulla è impossibile a Dio”.
Maria allora si recò dalla cugina Elisabetta per farle visita e al suo saluto, declamò il bellissimo canto del “Magnificat”, per le meraviglie che Dio stava operando per la salvezza dell’umanità e mentre Elisabetta esultante la benediceva, anche il figlio che portava in grembo, sussultò di gioia.
Quando Giovanni nacque, il padre Zaccaria che all’annuncio di Gabriele era diventato muto per la sua incredulità, riacquistò la voce, la nascita avvenne ad Ain Karim a circa sette km ad Ovest di Gerusalemme, città che vanta questa tradizione risalente al secolo VI, con due santuari dedicati alla Visitazione e alla Natività.
Della sua infanzia e giovinezza non si sa niente, ma quando ebbe un’età conveniente, Giovanni conscio della sua missione, si ritirò a condurre la dura vita dell’asceta nel deserto, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico.
Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio (28-29 d.C.), iniziò la sua missione lungo il fiume Giordano, con l’annuncio dell’avvento del regno messianico ormai vicino, esortava alla conversione e predicava la penitenza.
Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tanta gente considerandolo un profeta; e Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano, coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di Battista che gli fu dato.
Anche i soldati del re Erode Antipa, andavano da lui a chiedergli cosa potevano fare se il loro mestiere era così disgraziato e malvisto dalla popolazione; e lui rispondeva: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno e contentatevi delle vostre paghe” (Lc 3, 13).
Molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
E alla delegazione ufficiale, inviatagli dai sommi sacerdoti disse, che egli non era affatto il Messia, il quale era già in mezzo a loro, ma essi non lo conoscevano; aggiungendo “Io sono la voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia”.
Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”. Da quel momento Giovanni confidava ai suoi discepoli “Ora la mia gioia è completa. Egli deve crescere e io invece diminuire” (Gv 3, 29-30).
La sua missione era compiuta, perché Gesù prese ad iniziare la sua predicazione, aveva formato il gruppo degli apostoli e discepoli ed era seguito da una gran folla; egli aveva predicato proprio per questo, preparare un popolo degno, che accogliesse Gesù e il suo messaggio di Redenzione.
Aveva operato senza indietreggiare davanti a niente, neanche davanti al re d’Israele Erode Antipa († 40 d.C.), che aveva preso con sé la bella Erodiade, moglie divorziata da suo fratello; ciò non era possibile secondo la legge ebraica, la “Torà”, perché il matrimonio era stato regolare e fecondo, tanto è vero che era nata una figlia Salomè.
Per questo motivo un giudeo osservante e rigoroso come Giovanni, sentiva il dovere di protestare verso il re per la sua condotta. Infuriata Erodiade gli portava rancore, ma non era l’unica; perché il Battesimo che Giovanni amministrava, perdonava i peccati, rendendo così inutili i sacrifici espiatori, che in quel tempo si facevano al Tempio, e ciò non era gradito ai sacerdoti giudaici.
Erode fece arrestare e mettere in carcere Giovanni su istigazione di Erodiade, la quale avrebbe voluto che fosse ucciso, ma Erode Antipa temeva Giovanni, considerandolo uomo giusto e santo, preferiva vigilare su di lui e l’ascoltava volentieri, anche se restava molto turbato.
Ma per Erodiade venne il giorno favorevole, quando il re diede un banchetto per festeggiare il suo compleanno, invitando tutta la corte ed i notabili della Galilea. Alla festa partecipò con una conturbante danza anche Salomè, la figlia di Erodiade e quindi nipote di Erode Antipa; la sua esibizione piacque molto al re ed ai commensali, per cui disse alla ragazza: “Chiedimi qualsiasi cosa e io te la darò”; Salomé chiese alla madre consiglio ed Erodiade prese la palla al balzo, e le disse di chiedere la testa del Battista.
A tale richiesta fattagli dalla ragazza davanti a tutti, Erode ne rimase rattristato, ma per il giuramento fatto pubblicamente, non volle rifiutare e ordinò alle guardie che gli fosse portata la testa di Giovanni, che era nelle prigioni della reggia.
Il Battista fu decapitato e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre. I suoi discepoli saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del Battista.
Molti testi apocrifi, come anche i libri musulmani, fra i quali il Corano, parlano di lui; dai suoi discepoli si staccarono Andrea e Giovanni apostoli per seguire Gesù. Il suo culto come detto all’inizio si diffuse in tutto il mondo conosciuto di allora, sia in Oriente che in Occidente e a partire dalla Palestina si eressero innumerevoli Chiese e Battisteri a lui dedicati.
La festa della Natività di S. Giovanni Battista fin dal tempo di s. Agostino (354-430), era celebrata al 24 giugno, per questa data si usò il criterio, essendo la nascita di Gesù fissata al 25 dicembre, quella di Giovanni doveva essere celebrata sei mesi prima, secondo quanto annunciò l’arcangelo Gabriele a Maria.
Le celebrazioni devozionali, folkloristiche, tradizionali, sono diffuse ovunque, legate alla sua venerazione; come tanti proverbi popolari sono collegati metereologicamente alla data della sua festa.
S. Giovanni Battista, tanto per citarne alcune, è patrono di città come Torino, Firenze, Imperia, Ragusa, ecc. Per quanto riguarda le reliquie c’è tutta una storia che si riassume; dopo essere stato sepolto privo del capo a Sebaste in Samaria, dove sorsero due chiese in suo onore; nel 361-362 ai tempi dell’imperatore Giuliano l’Apostata, il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendo le ceneri.
Ma a Genova nella cattedrale di S. Lorenzo, si venerano proprio quelle ceneri (?), portate dall’Oriente nel 1098, al tempo delle Crociate, con tutti i dubbi collegati.
Per la testa che si trovava a Costantinopoli, per alcuni invece ad Emesa, purtroppo come per tante reliquie del periodo delle Crociate, dove si faceva a gara a portare in Occidente reliquie sante e importanti, la testa si sdoppiò, una a Roma nel XII secolo e un’altra ad Amiens nel XIII sec.
A Roma si custodisce senza la mandibola nella chiesa di S. Silvestro in Capite, mentre la cattedrale di S. Lorenzo di Viterbo, custodirebbe il Sacro Mento. Risparmiamo la descrizione di braccia, dita, denti, diffusi in centinaia di chiese europee.
Al di là di queste storture, frutto del desiderio di possedere ad ogni costo una reliquia del grande profeta, ciò testimonia alla fine, la grande devozione e popolarità di quest’uomo, che condensò in sé tanti grandi caratteri identificativi della sua santità, come parente di Gesù, precursore di Cristo, ultimo dei grandi profeti d’Israele, primo testimone-apostolo di Gesù, battezzatore di Cristo, eremita, predicatore e trascinatore di folle, istitutore di un Battesimo di perdono dei peccati, martire per la difesa della legge giudaica, ecc.

La leggenda

Nell'entroterra di La Spezia ci sono delle rovine, nella piana del fiume Magra. Là, sorgeva la città di Luni, circondata da mura e punteggiata di alte torri e bei palazzi. Ma un giorno le sentinelle avvistarono le navi dei Vichinghi che, avendo sentito dire meraviglie delle ricche città d'Italia, volevano conquistare Roma. Giunti in vista della magnifica Luni, credendo di avere raggiunto la loro meta tentarono di espugnarla. La città respinse più volte gli assalti vichinghi. I predoni allora ricorsero a uno stratagemma. Mandarono a riva una barca, con a bordo degli uomini che portavano una barella. " Il nostro capo è ferito e prima di morire vuoi diventare cristiano. Lasciate che riceva il battesimo nella vostra cattedrale..." pregarono. Gli abitanti di Luni aprirono una porta. Ma quando la barella fu nel cuore della città, i Vichinghi assalirono gli abitanti. La città fu espugnata  e distrutta. Ne rimangono solo il ricordo e il nome di Lunigiana, dato alla terra in cui sorgeva.

Curiosità

L’ACQUARIO
Cinquantanove vasche per quattro milioni di litri d’acqua. Uno dei parchi marini più grandi e moderni d’Europa. Una riproduzione, nel massimo rispetto dell'equilibrio biologico, dell'habitat del Mediterraneo e degli oceani. Foche, delfini, pinguini, squali, pesci di tutte le forme e colori, accompagneranno ragazzi ed adulti lungo tutto il percorso alla scoperta del mondo marino.

MOSTRA DEI TRANSATLANTICI E’ pensata come un film che si srotola lungo gli spazi del Galata Museo del Mare raccontando, e facendo anche rivivere, la straordinaria vicenda dei transatlantici. Un film a tappe, che catturerà l’attenzione dello spettatore in modo interattivo. Come in un viaggio vero, si parte attraversando le scalette di salita della nave insieme al flusso di emigranti, passeggeri di tutte le classi, animali e merci. Si ripercorre la storia nelle sue varie epoche attraverso i momenti delle grandi feste mascherate, la nube nera della guerra e delle sue tragedie, le euforie della velocità, dei record e delle rotte migliori che lo spettatore può provare a tracciare su una carta nautica. Per un attimo ci si trova virtualmente sotto l'acqua perché la storia dei transatlantici è anche questa. Ma si è trattato solo un sogno. Ecco infatti l'orizzonte, dove sembra di vedere la meta. Un’esperienza incredibile, tutta da “vivere”.

COSA VEDER ANCORA A GENOVA?

• Lanterna Torre del Faro, monumento simbolo della città. E’ stato nei secoli torre di segnalazione, di guardia armata, palcoscenico di funamboli, prigione. Oggi è semplicemente la "Lanterna", unico faro ad identificare una città.

• Casa di Cristoforo Colombo: La casa si trova a Piazza Dante. Colombo venne ad abitare qui intorno all’età di 4 anni e vi trascorse l’infanzia prima di trasferirsi a Savona. Fu ricostruita dopo il bombardamento del 1684 e poi acquistata dal Comune di Genova, che da allora ne assicura la conservazione.

• Bottega di Barbiere: Patrimonio del FAI. La piccola barbieria, in pieno centro storico di Genova, è stata rinnovata nell’arredamento secondo il gusto e le forme dell’Art Déco. Sullo sfondo di tradizionali piastrelle bianche, il gioco dei vetri colorati sulle pareti, delle lampade e dei riflessi negli specchi ovali, avvolge festosamente l'osservatore

Parchi e Riserve Naturali Liguria:

  • Riserva Naturale Agoraie di Sopra e Moggeto
  • Area Protetta Bracco Mesco - Cinque Terre - Montemarcello
  • Parco Naturale Parco naturale regionale dell'isola di Gallinara
  • Rifugio WWF - Rifugio del Torrente Nervia
  • Riserva Naturale Riserva del Rio Torsero
  • Riserva Naturale Riserva di Bergeggi
  • Area Protetta Sistema di Aree del Monte Beigua
  • Area Protetta Parco di Portofino

Musei

Collezione d'Arte della Banca Carige
Genova - via Cassa di Risparmio, 15
Tel. 010/5791

Collezione Wolfson - Fondazione Regionale "C. Colombo"
Genova - via Asilo Garbarino, 28/r
Tel. 010/252266-2518178

Galleria d'Arte Moderna "Villa Serra"
Genova - loc. Nervi, via Capolungo, 3
Tel. 010/5572057

Galleria di Palazzo Bianco
Genova - via Garibaldi, 11
Tel. 010/5572013-203 (Museo) 0102475357 (Inf. e Prenot.)

Galleria di Palazzo Reale
Genova - via Balbi, 10
Tel. 010/27101 (Soprintendenza)

Galleria di Palazzo Rosso
Genova - via Garibaldi, 18
Tel. 010/2476351 (Museo) 2758098 (Inf. e Prenot.)

Galleria Nazionale di Palazzo Spinola
Genova - p.zza Pellicceria, 1
Tel. 010/2477061

Museo Civico di Archeologia Ligure
Genova - loc. Pegli, Villa Durazzo Pallavicini, via Pallavicini, 11
Tel. 010/6981048 (Museo) 6984045 (Informazioni)

Museo Civico di Storia Naturale "G. Doria"
Genova - via Brigata Liguria, 9
Tel. 010/564567-582171 (Museo) 2758098 (Inf. e Prenot.)

Museo d'Arte Contemporanea di Villa Croce
Genova - Villa Croce, via Jacopo Ruffini, 3
Tel. 010/580069 (Museo) 2758098 (Info)

Museo d'Arte Orientale "E. Chiossone"
Genova - Villetta Dinegro, p.le Mazzini, 1
Tel. 010/542285 (Museo) 2758098 (Inf. e Prenot.)

Museo del Tesoro di San Lorenzo
Genova - Cattedrale di San Lorenzo, p.zza S. Lorenzo
Tel. 010/2471831 (Museo) 311269 (Informazioni)

Museo di Santa Maria di Castello
Genova - salita Santa Maria di Castello, 15
Tel. 010/2549511

Museo Diocesano di Arte Sacra
Genova - Chiostro dei Canonici di S. Lorenzo, via Tommaso Reggio, 20r
Tel. 010/2471831

Palazzo del Principe
Genova - via Adua, 6
via S. Benedetto, 2 (ingresso disabili)
Tel. 010/255509

Raccolta "Frugone"
Genova - loc. Nervi, Villa Grimaldi Fassio, via Capolungo, 9
Tel. 010/322396 (Museo) 2758098 (Inf. e Prenot.)

Feste

Festa della Primavera
Da ormai quasi 30 anni, a Santa Margherita Ligure, sulla spiaggia di Ghiaia, il 19 marzo si preparano frittelle di tutti i tipi, con il pesce, con le mele, l'erba cipollina, frittelle dolci etc.., e vengono distribuite a tutti i passanti, per tutto il giorno. All'imbrunire, poi, si accende un poderoso fuoco, sul quale vengono appesi due pupazzi. Il rogo simboleggia la fine dell'inverno e porge un benvenuto alla bella stagione entrante. Questa festa, legata al ciclo stagionale, ricorda agli antichi riti agricoli e marittimi, effettuati per propiziarsi una buona stagione estiva.

Il ballo della morte
La terza domenica di luglio, quella successiva alla Santa Maddalena del Bosco (22 luglio), vicino Imperia, ad Arma di Taggia, ancora oggi si rievoca un antico e misterioso rituale. In questa notte, gli affiliati della congregazione fondata per onorare Santa Maddalena, nel 1716, partono alla volta di un eremo nascosto nei boschi. Giunti al casolare, dopo alcune ore in groppa ai muli, vi trascorrono la notte, tra canti e balli. Prima di tornare al paese, poi, due affiliati, innamorati, eseguono il cosiddetto "ballo della morte" che si svolge così: dopo che la ragazza fingendo un mancamento è caduta al suolo, viene rianimata dal giovane con un mazzetto di lavanda, e quindi i due ballano sfrenatamente insieme cantando il motto della congregazione "Comedamus et bibamus, cras enim morietur" ossia "mangiamo e beviamo insieme, poiché un giorno moriremo". Questo culto, oggi assorbito dalla liturgia cattolica, mantiene chiari elementi bacchici.

Sagra della lavanda
L'ultima domenica di luglio, nei presi d'Imperia, un'altra festa celebra la fioritura della lavanda. Questa pianta, che cresce in abbondanza lungo la strada per Pietrabruna, inonda l'aria con il suo penetrante profumo, conducendo il passante verso il piccolo eremo dimenticato dal tempo. In questo giorno, le ragazze vendono per strada un intenso olio odoroso e regalano ai passanti, avventuratisi in questo angolo atemporale, piccoli mazzi dai fiorellini lilla.

Notte brava
Il sabato precedente la
notte di San Lorenzo, si trascorre a Vallebona nel più festoso dei modi, tra canti, balli, bevute e mangiate in compagnia. In ogni strada del paese compare un banco da cui è possibile ricevere cibi locali e vino ligure, nel clima tipico della festa. Questa è anche la notte in cui si regalano le "bugie", che non sono le amare delusioni, ma deliziosi dolcetti tipici, e gli ottimi fagottini di fiori di zucca ripieni di verdure e carne.

Sagra della carpasina
Il giorno della festa di Sant'Antonio (2 settembre), patrono di Carpasio, in questo paese si tiene la sagra della "carpasina". Questo è un pane speciale di forma rettangolare, fatto con farina d'orzo integrale e lievito naturale, ottimo e duraturo, che viene distribuito gratuitamente in questo giorno. Immerso nell'acqua tiepida e condito con pomodoro fresco, basilico, acciughe e olio d'oliva, viene consumato in grandi quantità.
Il 2 settembre vengono anche preparati altri piatti speciali quali "le cime alla carpasina" ed i ravioli con la bietola. Tutti i pasti sono inoltre annaffiati dall'ottimo Dolcetto locale e coronano la giornata in cui la statua di Sant'Antonio viene portata in processione nel paese, prima di aprire le danze ed i giochi del pomeriggio

Sagre

Gennaio
Chiavari - "Fiera di Sant'Antonio"; esposti prodotti di artigianato e agricoli, mostra di pittori e scultori.
Febbraio
Rapallo - "Il Tarlo" è una mostra mercato dell'antiquariato con bambole antiche, ceramiche, lampade e oggetti marinari.
Rossiglione
- Il "Verofalso" è il mercatino di antiquariato dove si possono trovare anche le riproduzioni d'epoca e imitazioni; degustazione di focacce al formaggio e spettacolo musicale.

Marzo
Rossiglione - "Verofalso" è un mercatino di antiquariato aperto anche alle riproduzioni d'epoca e ai falsi d'autore.
Sestri Levante - Fiera di San Giuseppe; bancarelle con prodotti di ogni tipo si trovano in via Nazionale.
Marzo-Aprile
Rapallo Pasqua in fiore. Un trenino, con a bordo ragazze in costume tradizionale, sfila per le vie cittadine offrendo piantine fiorite.
Genova - "La processione delle Casacce" che si svolge la sera del Giovedì Santo è antichissima e risale a molti secoli fa, quando le venti "Casacce" del centro andavano a visitare il Sepolcro alla Cattedrale.
Aprile
Moneglia - Si svolge il Mercato dell'olio di oliva.
Portofino - Il 23 "Festa di San Giorgio".
Maggio
Camogli La seconda domenica di maggio per la "Sagra del pesce"; in una gigantesca padella vengono fritti una trentina di quintali di pesce che viene poi offerto ai presenti.
Casarza Ligure - In località Verici, l'ultimo fine settimana per la Festa del vino, con stand gastronomici, musica e balli.
Recco - Grande "Festa della focaccia".
Giugno
Serra Riccò - Rassegna dei vini Valpolcevera.
Luglio
Camogli - Festa del "Cristo degli Abissi"; al calar dell’oscurità, quando le campane inizieranno a suonare, le luci del borgo si spegneranno per lasciarlo illuminato dalla sola luce delle candele. Dal piazzale antistante l’Abbazia partirà una processione che giungerà alla spiaggia, dove il sacerdote salirà su una imbarcazione per dirigersi  verso il Cristo degli Abissi, seguito da una processione di subacquei e di natanti a remi.
Casarza Ligure - In località Bargone si svolge la "Sagra della fragola"; nel corso della manifestazione, oltre alle degustazioni di specialità gastronomiche, danze e spettacoli, si svolgerà l'elezione di Miss Fragola.
Fontanabuona Sagra della carne "n s'a ciappa"; grosse bistecche vengono cotte su lastre d'ardesia (le ciappe).
Isola del Cantone - Polentata di Sant'Anna.
Rapallo - Festa della "Madonna di Montallegro".
Luglio-Agosto
Genova - Nel Castello di Barbablù. Avventure fantastiche e spettacoli originali a Forte Sperone.
Agosto

Camogli - La Festa della "Stella Maris" si celebra la prima domenica del mese. Le imbarcazioni, addobbate a festa, si uniscono in processione, alla quale partecipano principalmente i pescatori ed i fedeli, che inizia dal porto per terminare all'estremità di Punta Chiappa, dove c'è l'altare della Madonna, la "Stella di Mare", vecchio di 1.600 anni e restaurato di recente.
Lavagna
- "Sagra della focaccia alla salvia" e rievocazione storica di "La Torta dei Fieschi" con corteo in costume medievale e taglio della torta di quindici quintali.
Settembre
Recco - La "Sagra del Fuoco" è in onore della Patrona, Nostra Signora del Suffragio, una delle feste più conosciute in tutta Italia per la grandiosità dell’elemento che la caratterizza: l’esplosione sfavillante dei fuochi d'artificio che in quei giorni illumineranno il cielo del paese.
Torriglia - La "Sagra del canestrelletto" l'ultima domenica del mese.
Ottobre
Rossiglione - "Castagnata".
Novembre
Borzonasca - Si svolgono le Serate gastronomiche.

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