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Il Patrono

In Sicilia vi è un intensissimo culto per tre giovani sante vergini, Lucia di Siracusa, Agata patrona di Catania e Rosalia patrona di Palermo. Il loro culto si è diffuso in tutti Paesi in cui sono arrivati le schiere di siciliani emigranti, che hanno portato con loro il ricordo struggente della natia Isola e delle loro tradizioni, unitamente al culto sincero e profondo per le tre sante siciliane.
Ma se s. Lucia di Siracusa († 304) e s. Agata di Catania († 250 ca.) furono martiri durante le persecuzioni contro i primi cristiani, s. Rosalia è una vergine non martire, vissuta molti secoli dopo e divenuta patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a tutta la Sicilia.
Ciò nonostante la “Santuzza”, come affettuosamente viene chiamata dai palermitani, si affermò come una delle sante più conosciute e venerate nella Cristianità siciliana e in particolare in quella palermitana; ancora oggi in qualsiasi parte del mondo s’incontrano i palermitani, si scambiano il saluto “Viva Palermo e santa Rosalia!”.
Purtroppo sulla sua vita vi sono poche notizie in parte leggendarie, ma piace considerare con lo scrittore fiorentino Piero Bargellini che: “È ben vero che le leggende sono come il vilucchio (pianta rampicante) attorno al fusto della pianta; la pianta già c’era prima che il vilucchio l’avvolgesse: Così la santità già esisteva, prima che la leggenda la rivestisse con i suoi fantastici fiori”.
E questo vale per tutti i santi che in tanti secoli e luoghi, hanno donato la loro vita, spesso con il martirio, a volte sconosciuti o nascosti in vita e dei quali solo dopo la morte o dopo molto tempo se n’è scoperta l’esistenza e ancor più la santità.
È il caso di s. Rosalia che nacque a Palermo nel XII secolo e secondo antichi libri liturgici, morì il 4 settembre del 1160 a 35 anni. La leggenda dice che fu figlia di Sinibaldo, feudatario, signore della “Quisquinia e delle Rose” e di Maria Guiscarda, cugina del re normanno Ruggero II; giovanissima fu chiamata nel Palazzo dei Normanni, alla corte della regina Margherita, moglie di Guglielmo I di Sicilia (1154-1166); la sua bellezza attirava l’ammirazione dei nobili cavalieri; il più assiduo pretendente, sempre secondo la fantasia popolare, si vuole che fosse Baldovino, futuro re di Gerusalemme.
Rosalia visse in quel felice periodo di rinnovamento cristiano-cattolico, che i re Normanni ristabilirono in Sicilia, dopo aver scacciato gli Arabi che se n’erano impadroniti dall’827 al 1072; favorendo il diffondersi di monasteri Basiliani nella Sicilia Orientale e Benedettini in quella Occidentale; apprezzando inoltre l’opera religiosa e monastica del certosino s. Brunone e del cistercense s. Bernardo di Chiaravalle.
In quest’atmosfera di fervore e rinnovamento religioso, s’inserì la vocazione eremitica della giovane nobile Rosalia; bisogna dire che l’eremitismo era fiorente in quei secoli, sia nel campo maschile che in quello femminile.
Seguendo l’esempio degli anacoreti, che lasciato gli agi e la vita attiva, vissuta fino ad allora, si ritiravano in una grotta o in una cella, di solito nei dintorni di una chiesa o di un convento, così da poter seguire dal loro piccolo ambiente, le funzioni liturgiche e di poter avere nel contempo un’assistenza religiosa dai vicini monaci; così Rosalia si ritirò in una grotta del feudo paterno della Quisquinia a circa 20 km. da Palermo sulle Madonie, vicina a dei Benedettini.
Da lì la giovane eremita, dopo un periodo di penitenza non definito, si trasferì in una grotta sul Monte Pellegrino, stupendo promontorio palermitano; accanto ad una preesistente chiesetta bizantina, in una cella costruita sopra il pozzo tuttora esistente.
Anche qui nei dintorni, i Benedettini avevano un convento e poterono seguire ed essere testimoni della vita eremitica di Rosalia, che visse in preghiera, solitudine e mortificazioni; molti palermitani, salivano il monte attratti dalla sua fama di santità.
Secondo la tradizione morì il 4 settembre, che si presume, dell’anno 1160. In seguito ebbe un culto con l’edificazione di altre chiese a lei dedicate in varie zone siciliane, oltre la cappella già sul Monte Pellegrino e riprodotta in immagine nella cattedrale di Palermo e di Monreale; una chiesa era anche a Rivello (Potenza) nella diocesi di Policastro.
Ma all’inizio del 1600 il suo culto era talmente scaduto al punto che non veniva più invocata nelle litanie dei santi patroni di Palermo; ciò non esclude comunque un culto ininterrotto anche se di tono minore, durato nei quattro secoli e mezzo, che vanno dalla sua morte al 1600.
Sul Monte Pellegrino fino al primo Cinquecento erano vissuti i cosiddetti “romiti di s. Rosalia” dimoranti in alcune grotte vicine a quella, dove per tradizione era vissuta e morta la giovane eremita.
Verso la metà del sec. XVI, il viceré Giovanni Medina, fece costruire per l’”Ordine Francescano Riformato di Santa Rosalia e del Monte Pellegrino”, un convento accanto alla grotta adattata a chiesa. Ad ogni modo studiosi agiografi hanno trovato documenti che testimoniano, che già nel 1196 e decenni successivi, l’eremita veniva chiamata “Santa Rosalia”.
E arriviamo al 26 maggio 1624, quando una donna (Girolama Gatto) ridotta in fin di vita, aveva visto in sogno una fanciulla vestita di bianco, che le prometteva la guarigione se avesse fatto voto di salire sul Monte Pellegrino per ringraziarla.
La donna salì sul monte con due amiche, era di nuovo in preda alla febbre quartana, ma appena bevve l’acqua che gocciola dalla grotta, si sentì guarita, cadendo in un riposante torpore e qui le riapparve la giovane vestita di bianco, ravvisata come s. Rosalia, che le indicò il posto dove erano sepolte le sue reliquie.
La cosa venne riferita ai frati eremiti francescani del vicino convento, i quali già nel Cinquecento con il loro superiore s. Benedetto il Moro (1526-1589), avevano tentato di trovare le reliquie senza riuscirvi, quindi ripresero le ricerche, aiutati da tre fedeli, finché il 15 luglio 1624 a quattro metri di profondità, trovarono un masso lungo sei palmi e largo tre, a cui aderivano delle ossa.
Per ordine del cardinale arcivescovo di Palermo Giannettino Doria, il masso fu trasferito in città nella sua cappella privata, dove fu esaminato con i resti trovati, da teologi e medici; il risultato fu deludente, avendo convenuto che le ossa potevano appartenere a più corpi e poi nessuno dei tre teschi trovati, sembrava appartenere ad una donna.
Il cardinale non convinto, nominò una seconda commissione; intanto Palermo fu colpita dalla peste nell’estate del 1624 mietendo migliaia di vittime (la stessa epidemia che colpì Milano e descritta dal Manzoni nei ‘Promessi sposi’). Il cardinale radunò nella cattedrale popolo e autorità e tutti insieme chiesero aiuto alla Madonna, facendo voto di difendere il privilegio dell’Immacolata Concezione di Maria, che era argomento contrastante nella Chiesa di allora e nel contempo di dichiarare s. Rosalia patrona principale di Palermo, venerando le sue reliquie, quando si sarebbero riconosciute.
A tutto ciò si aggiunge la scoperta di due muratori palermitani, che lavorando nel convento dei Domenicani di S. Stefano, trovarono in una grotta di Quisquinia, il 25 aprile 1624, un’iscrizione latina a tutti ignota, che si credette incisa dalla stessa s. Rosalia, quando vi aveva abitato e che diceva: “Io Rosalia, figlia di Sinibaldo, signore della Quisquina e (del Monte) delle Rose, per amore del Signore mio Gesù Cristo, stabilii di abitare in questa grotta”; che confermava il precedente eremitaggio, seguito poi da quello sul Monte Pellegrino.
L’11 febbraio 1625 la nuova commissione, stabilì che le ossa erano di una sola persona chiaramente femminile, dei tre crani, si scoprì che due erano un orciolo di terracotta e un ciottolone, mentre il terzo che sembrava molto grande, era invece ingrossato da depositi calcarei, che una volta tolti rivelarono un cranio femminile; anche la prima commissione ne riesaminò i resti e concordò con il risultato della seconda commissione.
A ciò si aggiunse un prodigio, un uomo Vincenzo Bonelli essendogli morta la moglie di peste e non avendolo denunziato, fuggì sul Monte Pellegrino e qui gli apparve la “Santuzza” predicendogli la morte per peste e ingiungendogli, se voleva la sua protezione per l’anima, di dire al cardinale che non dubitasse più dell’autenticità delle reliquie e le portasse in processione per la città, solo così la peste sarebbe finita.
Tornato in città, effettivamente si ammalò di peste e prima di morire confessò ciò che gli era stato rivelato. Il 9 giugno del 1625, l’urna costruita apposta per le reliquie, fu portata in processione con la partecipazione di tutta la popolazione e con grande solennità; la peste cominciò a regredire e il 15 luglio quando si fece il pellegrinaggio sul Monte Pellegrino, nell’anniversario del ritrovamento delle reliquie, non comparve più nessun caso di appestato.
Il cardinale fece costruire nella cattedrale un magnifico altare, dove venne sistemata la fastosa urna d’argento massiccio con le reliquie della santa, il cui nome fu per tradizione interpretato come composto da ‘rosa’ e ‘lilia’, rosa e gigli, simboli di purezza e di unione mistica; per questo la ‘Santuzza’ è rappresentata con il capo cinto di rose.
Da quel 1625 il culto fu autorizzato e rinverdito dalla Chiesa palermitana per la vergine eremita orante e contemplante sul Monte Pellegrino, quale testimonianza di eccezionale ascesi cristiana, che nei secoli non è stato mai dimenticata dal popolo palermitano. Da 350 anni i pellegrini salgono sul monte, definito da Goethe nel suo ‘Viaggio in Italia’, il promontorio più bello del mondo.
Si saliva a piedi faticosamente, finché il Senato palermitano fece costruire nel 1725 un’ardita strada fra pini ed eucalipti. Palermo ha sempre onorato s. Rosalia, secondo le due festività stabilite nel 1630 da papa Urbano VIII, che le inserì nel ‘Martirologio Romano’, cioè il 15 luglio anniversario del ritrovamento delle reliquie e il 4 settembre giorno della morte della ‘Santuzza’; le feste specie quella di luglio durano una settimana, con la partecipazione di tutto il popolo e di tanti emigranti che ritornano per l’occasione.
La statua della ‘Santuzza’ circondata da altre statue, troneggia sulla cima della cosiddetta ‘macchina’ che è un carro a forma di nave, sul quale vi è anche una banda musicale, che viene trasportato per la città, il tutto viene chiamato “U Fistinu”.
La seconda festa del 4 settembre si svolge come un pellegrinaggio al santuario sul Monte Pellegrino, dove conglobando la grotta, si costruì un Santuario, la cui pittoresca facciata risale al XVII secolo, all’interno si sono accumulate tante opere d’arte dei vari secoli successivi; una parte è ancora a cielo aperto, le pareti sono coperte di ex voto e lapidi lasciate da illustri visitatori.
Una cancellata divide questa prima parte del santuario, dalla grotta nella quale sono presenti altari e opere d’arte singolari, che ricordano la presenza della santa; di fronte al luogo dove furono trovate le reliquie della ‘Santuzza’ sorge lo stupendo altare coperto da un baldacchino, con un sontuoso tabernacolo sormontato da una statua d’argento della santa, donati dal Senato di Palermo nel 1667. Sotto l’altare si venera la statua del 1625, che rappresenta s. Rosalia giacente in atto di esalare l’ultimo respiro e che fu rivestita d’oro per disposizione del re Carlo III di Borbone (1716-1788).
Alla grotta sul monte, insieme agli anonimi pellegrini, salirono a venerare la santa eremita, anche tanti illustri visitatori; autorità ecclesiastiche, principi, re, imperatori, letterati, poeti, musicisti, artisti.
Le reliquie deposte nell’artistica e massiccia urna d’argento, sono conservate nel Duomo di Palermo.

La leggenda

Santa Eustochia

A Messina nel monastero di Montevergine sembra che accada un fatto inspiegabile: al cadavere della suora Eustochia Calafato morta del 1491 crescono le unghie e i capelli, che ogni anno, nel giorno dedicato a lei, le vengono tagliati. Esmeralda Calafato nacque nel 1837 da una nobile e ricca famiglia messinese. Nonostante fosse una ragazza dotata di rara bellezza non si interessava del mondo, vivendo esclusivamente una intensa vita spirituale. Nell'adolescenza un giovane signore si innamorò perdutamente della ragazza e lei, per evitare tentazioni, scappò via di casa e andò in un monastero, quello di Basicò, dove abbandonò il suo nome per prendere quello di Eustochia; ma lei desiderava una vita più intensamente spirituale e, per le sue idee, si scontrò con le altre suore che non la pensavano come lei. Allora cominciò a chiedere con insistenza dei soldi ad un ricco zio e, quando finalmente li ottenne, potè fondare il monastero di Montevergine che ancora esiste nella via Ventiquattro Maggio. Finalmente soddisfatta, Santa Eustochia visse qui come desiderava fino all'età di 51 anni. Il suo comportamento fu sempre pio e devoto. Si dice che lo spirito della Beata Eustochia, credendo di fare cosa gradita, avverta le suore della loro prossima morte parecchie settimane prima: colei che si avvicina al sonno eterno sente un rumore cupo e particolare: significa che la sua morte è vicina. La Santa aveva previsto che un giorno a Messina si sarebbe versato molto sangue. Dopo alcuni anni dal terremoto il monastero di Montevergine venne abbattuto e un funzionario decise di portare il cadavere della beata Eustochia al cimitero, ma egli poco dopo morì. Il suo successore decise più saggiamente di conservare la precedente disposizione del monastero continuando ad alloggiare il cadavere della beata Eustochia.

Parchi e Riserve Sicilia:

  • Riserva Naturale Bosco di Alcamo
  • Riserva Naturale Cavagrande del Cassibile
  • Riserva Naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa
  • Riserva Naturale Fiume Fiumefreddo
  • Riserva Naturale Foce del Fiume Belice e dune limitrofe
  • Riserva Naturale Foce del Fiume Platani
  • Riserva Naturale Isola di Lampedusa
  • Riserva Naturale Le Montagne delle Felci e dei Porri
  • Riserva Naturale Macchia Foresta del fiume Irminio
  • Riserva Naturale Oasi del Simeto
  • Riserva Naturale Oasi Faunistica di Vendicari
  • Parco Naturale Parco dei Nebrodi
  • Parco Naturale Parco delle Madonie
  • Parco Naturale Parco dell'Etna
  • Riserva Naturale Pino d'Aleppo
  • Rifugio WWF Rifugio di Siculiana
  • Riserva Naturale Riserva Marina Isola di Ustica
  • Riserva Naturale Riserva Marina Isole Ciclopi
  • Riserva Naturale Riserva Marina Isole Egadi
  • Riserva Naturale riserva orientata dello Zingaro
  • Oasi WWF Riserva Regionale Saline di Trapani

Musei

Catacombe dei Cappuccini
Palermo - Convento dei Cappuccini, p.zza Cappuccini, 1
Tel. 091/212633-212117

Civica Galleria d'Arte Moderna "E. Restivo"
Palermo - via F. Turati, 10
Tel. 091/588951-7402355

Fondazione Banco di Sicilia - Museo "I. Mormino"
Palermo - Villa Zito, via Libertà, 52
Tel. 091/6259519

Galleria Regionale della Sicilia
Palermo - Palazzo Abatellis, via Alloro, 4
Tel. 091/6230011

Museo Archeologico Regionale "A. Salinas"
Palermo - via Bara all'Olivella, 24
Tel. 091/6116805-6-7

Museo di Palazzo Mirto
Palermo - via Merlo, 2
Tel. 091/6164751

Museo Diocesano
Palermo - via M. Bonello, 2
Tel. 091/6077215-217

Museo Etnografico "G. Pitrè"
Palermo - Parco della Favorita, v.le Duca degli Abruzzi, 1
Tel. 091/7404890-4

Museo Geologico "G. G. Gemmellaro"
Palermo - c.so Tukory, 131
Tel. 091/7041051 (Museo) 7041011 (Centralino)

Museo Internazionale delle Marionette "A. Pasqualino"
Palermo - via Butera, 1
Tel. 091/328060

Tesoro della Cattedrale
Palermo - c.so Vittorio Emanuele
Tel. 091/334376

 

Feste

Sagra di San
A Camastra (Agrigento) si celebra il santo protettore dei cardatori, dei tessitori e dei suonatori, con una festa particolare. Ogni anno, a settembre, viene portato in chiesa un pugno di cereali che, dopo essere stati benedetti, vengono mescolati a quelli da semina, per propiziarsi un raccolto rigoglioso, e per le strade sfila un corteo di carri decorati, seguiti da una folla variopinta, in cui spiccano quattro gruppi di persone ed animali, che simboleggiano le quattro stagioni.
Durante la festa, inoltre, vengono distribuiti, a scopo
apotropaico, piccoli pani speciali che ricordano, nella forma, parti malate e parti di corpo e si benedicono i ceri.

L'abballu de li diavuli
La domenica di Pasqua, a Prizzi (Palermo) si mette in scena un rosso carnevale demoniaco. Tutti vestiti di rosso, con lunghi denti da vampiro, i cosiddetti "diavuli" circondano il paese ed iniziano a percorrere turtte le strade alla ricerca delle loro vittime, che una volta prese vengono trascinate nell'inferno, l'osteria, dove per essere liberate devono offrire da bere a tutti.
La giornata si conclude con l'arrivo della Madonna, scortata da un corteo di angeli, che viene a liberare il paese dal Male. I diavoli allora fanno un ultimo tentativo di conquistare le anime distribuendo al pubblico i "cannateddi", dolcetti tradizionali.

Festa del Santissimo Crocifisso
Dal 23 al 25 agosto, a Castroreale (Messina), sull'estremità di un robusto palo lungo 15 metri, dipinto di nero e pieno di grossi chiodi, piantati ad intervalli regolari, viene montato un simulacro di Gesù Cristo in croce. Tramite un complicato sistema di leve e funi, il palo viene innalzato e fissato nel mezzo della piazza centrale del paese, dopo essere stato portato a spalla attraverso le vie del paese, utilizzando un difficile gioco di equilibri.

U fistinu
A Palermo, tra l'11 e il 15 luglio, ogni anno si tiene una delle più importanti feste della regione. La giornata è ricca di attrazioni, tra le quali spicca la sfilata di un carro allegorico sul quale suona una banda di musicisti, spandendo per le vie della città una melodia di festa. L'ultima sera dei festeggiamenti, inoltre, il cielo viene rischiarato da un maestoso spettacolo di fuochi d'artificio.

 Altari di San Giuseppe
A Ramacca, vicino Catania, il 18 marzo vengono allestiti molti altari splendidamente addobbati con ogni sorta di specialità gastronomica locale. Il giorno dopo, il giorno della festa di San Giuseppe, le autorità del paese invitano tre cittadini, scelti tra i più bisognosi, che impersonificano San Giuseppe, la Madonna e Gesù, a gustare tutte le delicatezze. Ciò che non viene consumato viene poi messo all'asta, ed il ricavato viene devoluto per l'aiuto dei poveri.

La sagra del mandorlo in fiore ( inviata da Carolina)

Si svolge ad Agrigento tra la prima e la seconda settimana di febbraio, e'anche un festival del folklore internazionale e della fratellanza dei popoli. 

Sagre

Gennaio
Bisacquino - Sagra delle nocciole e manifestazione "Vistizioni di lu Bambinu".
Marineo - Festa di "San Ciro u' poviru".
Mezzojuso - Manifestazione denominata "a Vulata da Palumma".
Piana degli Albanesi - Nell'ambito dell'Epifania si svolge, secondo il rito greco-bizantino, il "Battesimo di Cristo".
Febbraio
Cinisi - Nell'ambito del Carnevale, "Funerale du nannu".
Mezzojuso
- Manifestazione "Mastro di Campo".
Piana degli Albanesi - Nei giorni di carnevale si svolge anche la "Sagra del cannolo".
Termini Imerese - La manifestazione de "Il Carnevale più antico d'Italia", trae le sue origini dai riti propiziatori che precedevano la Quaresima. La figura centrale del Carnevale è la "Nanna" che viene arsa l'ultimo giorno della festa.
Marzo
Prizzi - Il "Convito di San Giuseppe" è celebrato con molta devozione. Ai numerosi conviti allestiti dalle famiglie che ne hanno fatto voto partecipano, come da rituale, i cosiddetti Santi. Tre giovani, per l'occasione, rappresentano Gesù, Maria e Giuseppe, i quali sono ospiti sacri del banchetto a cui, in realtà, è invitata tutta la gente presente.
Marzo-Aprile
Caccamo - La domenica precedente la Pasqua, si svolge "U signuruzzu a cavaddu".
Cerda - Sagra del carciofo, con degustazione gratuita dell'ortaggio, al quale il paese ha dedicato un monumento, accompagnato da pane e vino locale.
Collesano - Inizia il Venerdì Santo la manifestazione denominata "La Cerca", la realizzazione è curata dalla Confraternita del SS. Crocifisso.
Palazzo Adriano
- A Pasqua per i "Riti Pasquali" svolti in latino e greco-bizantino.
Piana degli Albanesi - Le celebrazioni dell'Epifania, con il volo della colomba, e della Pasqua seguono il rito greco-bizantino. 
Prizzi - Con il "Ballo dei diavoli" si rievoca un'antichissima lotta tra il Bene e il Male, rappresentati con grandi maschere di cartapesta. Alla fine della manifestazione vengono offerti i Cannateddi, tipici dolci pasquali.
Terrasini - La "Festa di li schietti" è la tradizionale esibizione da parte di giovani scapoli (schietti) del paese che devono, per dimostrare la loro forza, alzare con una mano un albero di limoni.
Maggio
Capaci - Sagra della mozzarella.
Castronuovo
- Sfilate in costume d'epoca.
Ciminna
- Alla prima decade per la Festa del SS. Crocifisso, "a furriata di li torce".
Cinisi - "Sagra della ricotta".
Mezzojuso - La terza domenica per la Fiera di Maggio e si divide in tre fasi: l'Esposizione del palio (un'antica bandiera albanese), la Cunnutta delle torce e dei regali (processione di donne e uomini a cavallo) e la Celebrazione del Pontificale. La festa si conclude con una processione serale in cui, un artistico baldacchino del 1645 (vara) viene portato a spalla per le strade del paese.
Monreale - Il 3 del mese per la Festa patronale del SS. Crocifisso.
Prizzi - "Sagra agropastorale".
Trabia - A metà mese per la Sagra delle nespole, con gruppi folcloristici, sbandieratori e sfilata con i costumi tradizionali. Ai turisti viene offerta una confezione di nespole.
Giugno
Alia - "Le vie del pane", marcialonga per le antiche trazzere del pane attraverso i viottoli che i contadini percorrevano per raggiungere i feudi coltivati a frumento. La passeggiata termina alle Grotte della Gurfa.
Balestrate - "Sagra del pesce".
Chiusa Sclafani
- "Sagra delle ciliegie".
Isnello - "Sagra delle fave".
S. Mauro Castelverde - "Sagra del caciocavallo".
Luglio
Balestrate - Sagra dell'uva".
Palermo - "Festino di Santa Rosalia" (u' fistinu) con spettacoli pirotecnici e bancarelle colorate.
Agosto
Gangi - "Sagra della spiga"; Festa di burgisi; Settimana Internazionale del folclore.
Gratteri - "Sagra della Vastedda fritta".
Marineo - La terza domenica si svolge "La Cunnutta".
Petralia Sottana - La terza domenica per il "Ballo della Cordella".
Settembre
Caccamo - "La castellana d'Europa, manifestazione in costumi d'epoca.
Ciminna - La prima domenica, Festa di San Vito con 240 personaggi in costume d'epoca.
Marineo - Festa della Madonnuzza.
Ottobre
Alimena - Sagra dell'uva.
Corleone  - Sagra di Cerere.
Porticello
- A Santa Flavia, la prima e seconda domenica, si svolge la "Festa della Madonna del Lume".
Ventimiglia - Madonna del Rosario.
Novembre
Cefalù - Sagra del pesce azzurro.
Misilmeri - Sagra della salsiccia.
Palazzo Adriano - Festa di San Martino.
Palermo - Fiera dei morti.
Dicembre
Castellana - Sagra del Buccellato.
Chiusa Sclafani
- Sagra dell'olio.
Cinisi - Presepe vivente alla tonnara dell'Orsa.
Marineo - "U signuruzzu puvireddu".
Torretta - Sagra della vastedda.

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