Il Patrono

In Sicilia vi è un intensissimo
culto per tre giovani sante vergini, Lucia di Siracusa, Agata
patrona di Catania e Rosalia patrona di Palermo. Il loro culto si
è diffuso in tutti Paesi in cui sono arrivati le schiere di
siciliani emigranti, che hanno portato con loro il ricordo
struggente della natia Isola e delle loro tradizioni, unitamente
al culto sincero e profondo per le tre sante siciliane.
Ma se s. Lucia di Siracusa († 304) e s. Agata di Catania († 250 ca.)
furono martiri durante le persecuzioni contro i primi cristiani,
s. Rosalia è una vergine non martire, vissuta molti secoli dopo e
divenuta patrona di Palermo nel 1666 con culto ufficiale esteso a
tutta la Sicilia.
Ciò nonostante la “Santuzza”, come affettuosamente viene chiamata
dai palermitani, si affermò come una delle sante più conosciute e
venerate nella Cristianità siciliana e in particolare in quella
palermitana; ancora oggi in qualsiasi parte del mondo s’incontrano
i palermitani, si scambiano il saluto “Viva Palermo e santa
Rosalia!”.
Purtroppo sulla sua vita vi sono poche notizie in parte
leggendarie, ma piace considerare con lo scrittore fiorentino
Piero Bargellini che: “È ben vero che le leggende sono come il
vilucchio (pianta rampicante) attorno al fusto della pianta; la
pianta già c’era prima che il vilucchio l’avvolgesse: Così la
santità già esisteva, prima che la leggenda la rivestisse con i
suoi fantastici fiori”.
E questo vale per tutti i santi che in tanti secoli e luoghi,
hanno donato la loro vita, spesso con il martirio, a volte
sconosciuti o nascosti in vita e dei quali solo dopo la morte o
dopo molto tempo se n’è scoperta l’esistenza e ancor più la
santità.
È il caso di s. Rosalia che nacque a Palermo nel XII secolo e
secondo antichi libri liturgici, morì il 4 settembre del 1160 a 35
anni. La leggenda dice che fu figlia di Sinibaldo, feudatario,
signore della “Quisquinia e delle Rose” e di Maria Guiscarda,
cugina del re normanno Ruggero II; giovanissima fu chiamata nel
Palazzo dei Normanni, alla corte della regina Margherita, moglie
di Guglielmo I di Sicilia (1154-1166); la sua bellezza attirava
l’ammirazione dei nobili cavalieri; il più assiduo pretendente,
sempre secondo la fantasia popolare, si vuole che fosse Baldovino,
futuro re di Gerusalemme.
Rosalia visse in quel felice periodo di rinnovamento
cristiano-cattolico, che i re Normanni ristabilirono in Sicilia,
dopo aver scacciato gli Arabi che se n’erano impadroniti dall’827
al 1072; favorendo il diffondersi di monasteri Basiliani nella
Sicilia Orientale e Benedettini in quella Occidentale; apprezzando
inoltre l’opera religiosa e monastica del certosino s. Brunone e
del cistercense s. Bernardo di Chiaravalle.
In quest’atmosfera di fervore e rinnovamento religioso, s’inserì
la vocazione eremitica della giovane nobile Rosalia; bisogna dire
che l’eremitismo era fiorente in quei secoli, sia nel campo
maschile che in quello femminile.
Seguendo l’esempio degli anacoreti, che lasciato gli agi e la vita
attiva, vissuta fino ad allora, si ritiravano in una grotta o in
una cella, di solito nei dintorni di una chiesa o di un convento,
così da poter seguire dal loro piccolo ambiente, le funzioni
liturgiche e di poter avere nel contempo un’assistenza religiosa
dai vicini monaci; così Rosalia si ritirò in una grotta del feudo
paterno della Quisquinia a circa 20 km. da Palermo sulle Madonie,
vicina a dei Benedettini.
Da lì la giovane eremita, dopo un periodo di penitenza non
definito, si trasferì in una grotta sul Monte Pellegrino, stupendo
promontorio palermitano; accanto ad una preesistente chiesetta
bizantina, in una cella costruita sopra il pozzo tuttora
esistente.
Anche qui nei dintorni, i Benedettini avevano un convento e
poterono seguire ed essere testimoni della vita eremitica di
Rosalia, che visse in preghiera, solitudine e mortificazioni;
molti palermitani, salivano il monte attratti dalla sua fama di
santità.
Secondo la tradizione morì il 4 settembre, che si presume,
dell’anno 1160. In seguito ebbe un culto con l’edificazione di
altre chiese a lei dedicate in varie zone siciliane, oltre la
cappella già sul Monte Pellegrino e riprodotta in immagine nella
cattedrale di Palermo e di Monreale; una chiesa era anche a
Rivello (Potenza) nella diocesi di Policastro.
Ma all’inizio del 1600 il suo culto era talmente scaduto al punto
che non veniva più invocata nelle litanie dei santi patroni di
Palermo; ciò non esclude comunque un culto ininterrotto anche se
di tono minore, durato nei quattro secoli e mezzo, che vanno dalla
sua morte al 1600.
Sul Monte Pellegrino fino al primo Cinquecento erano vissuti i
cosiddetti “romiti di s. Rosalia” dimoranti in alcune grotte
vicine a quella, dove per tradizione era vissuta e morta la
giovane eremita.
Verso la metà del sec. XVI, il viceré Giovanni Medina, fece
costruire per l’”Ordine Francescano Riformato di Santa Rosalia e
del Monte Pellegrino”, un convento accanto alla grotta adattata a
chiesa. Ad ogni modo studiosi agiografi hanno trovato documenti
che testimoniano, che già nel 1196 e decenni successivi, l’eremita
veniva chiamata “Santa Rosalia”.
E arriviamo al 26 maggio 1624, quando una donna (Girolama Gatto)
ridotta in fin di vita, aveva visto in sogno una fanciulla vestita
di bianco, che le prometteva la guarigione se avesse fatto voto di
salire sul Monte Pellegrino per ringraziarla.
La donna salì sul monte con due amiche, era di nuovo in preda alla
febbre quartana, ma appena bevve l’acqua che gocciola dalla
grotta, si sentì guarita, cadendo in un riposante torpore e qui le
riapparve la giovane vestita di bianco, ravvisata come s. Rosalia,
che le indicò il posto dove erano sepolte le sue reliquie.
La cosa venne riferita ai frati eremiti francescani del vicino
convento, i quali già nel Cinquecento con il loro superiore s.
Benedetto il Moro (1526-1589), avevano tentato di trovare le
reliquie senza riuscirvi, quindi ripresero le ricerche, aiutati da
tre fedeli, finché il 15 luglio 1624 a quattro metri di
profondità, trovarono un masso lungo sei palmi e largo tre, a cui
aderivano delle ossa.
Per ordine del cardinale arcivescovo di Palermo Giannettino Doria,
il masso fu trasferito in città nella sua cappella privata, dove
fu esaminato con i resti trovati, da teologi e medici; il
risultato fu deludente, avendo convenuto che le ossa potevano
appartenere a più corpi e poi nessuno dei tre teschi trovati,
sembrava appartenere ad una donna.
Il cardinale non convinto, nominò una seconda commissione; intanto
Palermo fu colpita dalla peste nell’estate del 1624 mietendo
migliaia di vittime (la stessa epidemia che colpì Milano e
descritta dal Manzoni nei ‘Promessi sposi’). Il cardinale radunò
nella cattedrale popolo e autorità e tutti insieme chiesero aiuto
alla Madonna, facendo voto di difendere il privilegio
dell’Immacolata Concezione di Maria, che era argomento
contrastante nella Chiesa di allora e nel contempo di dichiarare
s. Rosalia patrona principale di Palermo, venerando le sue
reliquie, quando si sarebbero riconosciute.
A tutto ciò si aggiunge la scoperta di due muratori palermitani,
che lavorando nel convento dei Domenicani di S. Stefano, trovarono
in una grotta di Quisquinia, il 25 aprile 1624, un’iscrizione
latina a tutti ignota, che si credette incisa dalla stessa s.
Rosalia, quando vi aveva abitato e che diceva: “Io Rosalia, figlia
di Sinibaldo, signore della Quisquina e (del Monte) delle Rose,
per amore del Signore mio Gesù Cristo, stabilii di abitare in
questa grotta”; che confermava il precedente eremitaggio, seguito
poi da quello sul Monte Pellegrino.
L’11 febbraio 1625 la nuova commissione, stabilì che le ossa erano
di una sola persona chiaramente femminile, dei tre crani, si
scoprì che due erano un orciolo di terracotta e un ciottolone,
mentre il terzo che sembrava molto grande, era invece ingrossato
da depositi calcarei, che una volta tolti rivelarono un cranio
femminile; anche la prima commissione ne riesaminò i resti e
concordò con il risultato della seconda commissione.
A ciò si aggiunse un prodigio, un uomo Vincenzo Bonelli essendogli
morta la moglie di peste e non avendolo denunziato, fuggì sul
Monte Pellegrino e qui gli apparve la “Santuzza” predicendogli la
morte per peste e ingiungendogli, se voleva la sua protezione per
l’anima, di dire al cardinale che non dubitasse più
dell’autenticità delle reliquie e le portasse in processione per
la città, solo così la peste sarebbe finita.
Tornato in città, effettivamente si ammalò di peste e prima di
morire confessò ciò che gli era stato rivelato. Il 9 giugno del
1625, l’urna costruita apposta per le reliquie, fu portata in
processione con la partecipazione di tutta la popolazione e con
grande solennità; la peste cominciò a regredire e il 15 luglio
quando si fece il pellegrinaggio sul Monte Pellegrino,
nell’anniversario del ritrovamento delle reliquie, non comparve
più nessun caso di appestato.
Il cardinale fece costruire nella cattedrale un magnifico altare,
dove venne sistemata la fastosa urna d’argento massiccio con le
reliquie della santa, il cui nome fu per tradizione interpretato
come composto da ‘rosa’ e ‘lilia’, rosa e gigli, simboli di
purezza e di unione mistica; per questo la ‘Santuzza’ è
rappresentata con il capo cinto di rose.
Da quel 1625 il culto fu autorizzato e rinverdito dalla Chiesa
palermitana per la vergine eremita orante e contemplante sul Monte
Pellegrino, quale testimonianza di eccezionale ascesi cristiana,
che nei secoli non è stato mai dimenticata dal popolo palermitano.
Da 350 anni i pellegrini salgono sul monte, definito da Goethe nel
suo ‘Viaggio in Italia’, il promontorio più bello del mondo.
Si saliva a piedi faticosamente, finché il Senato palermitano fece
costruire nel 1725 un’ardita strada fra pini ed eucalipti. Palermo
ha sempre onorato s. Rosalia, secondo le due festività stabilite
nel 1630 da papa Urbano VIII, che le inserì nel ‘Martirologio
Romano’, cioè il 15 luglio anniversario del ritrovamento delle
reliquie e il 4 settembre giorno della morte della ‘Santuzza’; le
feste specie quella di luglio durano una settimana, con la
partecipazione di tutto il popolo e di tanti emigranti che
ritornano per l’occasione.
La statua della ‘Santuzza’ circondata da altre statue, troneggia
sulla cima della cosiddetta ‘macchina’ che è un carro a forma di
nave, sul quale vi è anche una banda musicale, che viene
trasportato per la città, il tutto viene chiamato “U Fistinu”.
La seconda festa del 4 settembre si svolge come un pellegrinaggio
al santuario sul Monte Pellegrino, dove conglobando la grotta, si
costruì un Santuario, la cui pittoresca facciata risale al XVII
secolo, all’interno si sono accumulate tante opere d’arte dei vari
secoli successivi; una parte è ancora a cielo aperto, le pareti
sono coperte di ex voto e lapidi lasciate da illustri visitatori.
Una cancellata divide questa prima parte del santuario, dalla
grotta nella quale sono presenti altari e opere d’arte singolari,
che ricordano la presenza della santa; di fronte al luogo dove
furono trovate le reliquie della ‘Santuzza’ sorge lo stupendo
altare coperto da un baldacchino, con un sontuoso tabernacolo
sormontato da una statua d’argento della santa, donati dal Senato
di Palermo nel 1667. Sotto l’altare si venera la statua del 1625,
che rappresenta s. Rosalia giacente in atto di esalare l’ultimo
respiro e che fu rivestita d’oro per disposizione del re Carlo III
di Borbone (1716-1788).
Alla grotta sul monte, insieme agli anonimi pellegrini, salirono a
venerare la santa eremita, anche tanti illustri visitatori;
autorità ecclesiastiche, principi, re, imperatori, letterati,
poeti, musicisti, artisti.
Le reliquie deposte nell’artistica e massiccia urna d’argento,
sono conservate nel Duomo di Palermo.
La leggenda

Santa Eustochia
A Messina nel
monastero di Montevergine sembra che accada un fatto inspiegabile:
al cadavere della suora Eustochia Calafato morta del 1491 crescono
le unghie e i capelli, che ogni anno, nel giorno dedicato a lei,
le vengono tagliati. Esmeralda Calafato nacque nel 1837 da una
nobile e ricca famiglia messinese. Nonostante fosse una ragazza
dotata di rara bellezza non si interessava del mondo, vivendo
esclusivamente una intensa vita spirituale. Nell'adolescenza un
giovane signore si innamorò perdutamente della ragazza e lei, per
evitare tentazioni, scappò via di casa e andò in un monastero,
quello di Basicò, dove abbandonò il suo nome per prendere quello
di Eustochia; ma lei desiderava una vita più intensamente
spirituale e, per le sue idee, si scontrò con le altre suore che
non la pensavano come lei. Allora cominciò a chiedere con
insistenza dei soldi ad un ricco zio e, quando finalmente li
ottenne, potè fondare il monastero di Montevergine che ancora
esiste nella via Ventiquattro Maggio. Finalmente soddisfatta,
Santa Eustochia visse qui come desiderava fino all'età di 51 anni.
Il suo comportamento fu sempre pio e devoto. Si dice che lo
spirito della Beata Eustochia, credendo di fare cosa gradita,
avverta le suore della loro prossima morte parecchie settimane
prima: colei che si avvicina al sonno eterno sente un rumore cupo
e particolare: significa che la sua morte è vicina. La Santa aveva
previsto che un giorno a Messina si sarebbe versato molto sangue.
Dopo alcuni anni dal terremoto il monastero di Montevergine venne
abbattuto e un funzionario decise di portare il cadavere della
beata Eustochia al cimitero, ma egli poco dopo morì. Il suo
successore decise più saggiamente di conservare la precedente
disposizione del monastero continuando ad alloggiare il cadavere
della beata Eustochia.
Parchi e Riserve Sicilia:

- Riserva
Naturale Bosco di Alcamo
- Riserva
Naturale Cavagrande del Cassibile
- Riserva
Naturale Fiume Ciane e Saline di Siracusa
- Riserva
Naturale Fiume Fiumefreddo
- Riserva
Naturale Foce del Fiume Belice e dune limitrofe
- Riserva
Naturale Foce del Fiume Platani
- Riserva
Naturale Isola di Lampedusa
- Riserva
Naturale Le Montagne delle Felci e dei Porri
- Riserva
Naturale Macchia Foresta del fiume Irminio
- Riserva
Naturale Oasi del Simeto
- Riserva
Naturale Oasi Faunistica di Vendicari
- Parco Naturale
Parco dei Nebrodi
- Parco Naturale
Parco delle Madonie
- Parco Naturale
Parco dell'Etna
- Riserva
Naturale Pino d'Aleppo
- Rifugio WWF
Rifugio di Siculiana
- Riserva
Naturale Riserva Marina Isola di Ustica
- Riserva
Naturale Riserva Marina Isole Ciclopi
- Riserva
Naturale Riserva Marina Isole Egadi
- Riserva
Naturale riserva orientata dello Zingaro
- Oasi WWF
Riserva Regionale Saline di Trapani
Musei

Catacombe dei
Cappuccini
Palermo - Convento dei Cappuccini, p.zza Cappuccini, 1
Tel. 091/212633-212117
Civica Galleria
d'Arte Moderna "E. Restivo"
Palermo - via F. Turati, 10
Tel. 091/588951-7402355
Fondazione Banco
di Sicilia - Museo "I. Mormino"
Palermo - Villa Zito, via Libertà, 52
Tel. 091/6259519
Galleria Regionale
della Sicilia
Palermo - Palazzo Abatellis, via Alloro, 4
Tel. 091/6230011
Museo Archeologico
Regionale "A. Salinas"
Palermo - via Bara all'Olivella, 24
Tel. 091/6116805-6-7
Museo di Palazzo
Mirto
Palermo - via Merlo, 2
Tel. 091/6164751
Museo Diocesano
Palermo - via M. Bonello, 2
Tel. 091/6077215-217
Museo Etnografico
"G. Pitrè"
Palermo - Parco della Favorita, v.le Duca degli Abruzzi, 1
Tel. 091/7404890-4
Museo Geologico
"G. G. Gemmellaro"
Palermo - c.so Tukory, 131
Tel. 091/7041051 (Museo) 7041011 (Centralino)
Museo
Internazionale delle Marionette "A. Pasqualino"
Palermo - via Butera, 1
Tel. 091/328060
Tesoro della
Cattedrale
Palermo - c.so Vittorio Emanuele
Tel. 091/334376
Feste

Sagra di San
A Camastra (Agrigento) si celebra il
santo protettore dei cardatori, dei tessitori e dei suonatori, con
una festa particolare. Ogni anno, a settembre, viene portato in
chiesa un pugno di cereali che, dopo essere stati benedetti,
vengono mescolati a quelli da semina, per propiziarsi un raccolto
rigoglioso, e per le strade sfila un corteo di carri decorati,
seguiti da una folla variopinta, in cui spiccano quattro gruppi di
persone ed animali, che simboleggiano le quattro stagioni.
Durante la festa, inoltre, vengono distribuiti, a scopo
apotropaico,
piccoli pani speciali che ricordano, nella forma, parti malate e
parti di corpo e si benedicono i ceri.
L'abballu de li diavuli
La domenica di Pasqua, a
Prizzi (Palermo) si mette in scena un rosso carnevale demoniaco.
Tutti vestiti di rosso, con lunghi denti da vampiro, i cosiddetti
"diavuli" circondano il paese ed iniziano a percorrere turtte le
strade alla ricerca delle loro vittime, che una volta prese
vengono trascinate nell'inferno, l'osteria, dove per essere
liberate devono offrire da bere a tutti.
La giornata si conclude con l'arrivo della Madonna, scortata da un
corteo di angeli, che viene a liberare il paese dal Male. I
diavoli allora fanno un ultimo tentativo di conquistare le anime
distribuendo al pubblico i "cannateddi", dolcetti tradizionali.
Festa del Santissimo Crocifisso
Dal 23 al 25 agosto, a
Castroreale (Messina), sull'estremità di un robusto palo lungo 15
metri, dipinto di nero e pieno di grossi chiodi, piantati ad
intervalli regolari, viene montato un simulacro di Gesù Cristo in
croce. Tramite un complicato sistema di leve e funi, il palo viene
innalzato e fissato nel mezzo della piazza centrale del paese,
dopo essere stato portato a spalla attraverso le vie del paese,
utilizzando un difficile gioco di equilibri.
U fistinu
A Palermo, tra l'11 e il 15
luglio, ogni anno si tiene una delle più importanti feste della
regione. La giornata è ricca di attrazioni, tra le quali spicca la
sfilata di un carro allegorico sul quale suona una banda di
musicisti, spandendo per le vie della città una melodia di festa.
L'ultima sera dei festeggiamenti, inoltre, il cielo viene
rischiarato da un maestoso spettacolo di fuochi d'artificio.
Altari
di San Giuseppe
A Ramacca, vicino Catania,
il 18 marzo vengono allestiti molti altari splendidamente
addobbati con ogni sorta di specialità gastronomica locale. Il
giorno dopo, il giorno della festa di San Giuseppe, le autorità
del paese invitano tre cittadini, scelti tra i più bisognosi, che
impersonificano San Giuseppe, la Madonna e Gesù, a gustare tutte
le delicatezze. Ciò che non viene consumato viene poi messo
all'asta, ed il ricavato viene devoluto per l'aiuto dei poveri.
La sagra del mandorlo in fiore
( inviata da Carolina)
Si svolge ad Agrigento tra la prima
e la seconda settimana di febbraio, e'anche un festival del
folklore internazionale e della fratellanza dei popoli.
Sagre

Gennaio
Bisacquino - Sagra
delle nocciole e manifestazione "Vistizioni di lu Bambinu".
Marineo - Festa di "San Ciro u'
poviru".
Mezzojuso - Manifestazione denominata
"a Vulata da Palumma".
Piana degli Albanesi - Nell'ambito
dell'Epifania si svolge, secondo il rito greco-bizantino, il
"Battesimo di Cristo".
Febbraio
Cinisi - Nell'ambito
del Carnevale, "Funerale du nannu".
Mezzojuso - Manifestazione "Mastro di Campo".
Piana degli Albanesi - Nei giorni di
carnevale si svolge anche la "Sagra del cannolo".
Termini Imerese - La manifestazione
de "Il Carnevale più antico d'Italia", trae le sue origini dai
riti propiziatori che precedevano la Quaresima. La figura centrale
del Carnevale è la "Nanna" che viene arsa l'ultimo giorno della
festa.
Marzo
Prizzi - Il "Convito di
San Giuseppe" è celebrato con molta devozione. Ai numerosi conviti
allestiti dalle famiglie che ne hanno fatto voto partecipano, come
da rituale, i cosiddetti Santi. Tre giovani, per l'occasione,
rappresentano Gesù, Maria e Giuseppe, i quali sono ospiti sacri
del banchetto a cui, in realtà, è invitata tutta la gente
presente.
Marzo-Aprile
Caccamo - La domenica
precedente la Pasqua, si svolge "U signuruzzu a cavaddu".
Cerda - Sagra del carciofo, con
degustazione gratuita dell'ortaggio, al quale il paese ha dedicato
un monumento, accompagnato da pane e vino locale.
Collesano - Inizia il Venerdì Santo
la manifestazione denominata "La Cerca", la realizzazione è curata
dalla Confraternita del SS. Crocifisso.
Palazzo Adriano - A Pasqua per i "Riti Pasquali" svolti in
latino e greco-bizantino.
Piana degli Albanesi - Le
celebrazioni dell'Epifania, con il volo della colomba, e della
Pasqua seguono il rito greco-bizantino.
Prizzi - Con il "Ballo dei diavoli"
si rievoca un'antichissima lotta tra il Bene e il Male,
rappresentati con grandi maschere di cartapesta. Alla fine della
manifestazione vengono offerti i Cannateddi, tipici dolci
pasquali.
Terrasini - La "Festa di li schietti"
è la tradizionale esibizione da parte di giovani scapoli
(schietti) del paese che devono, per dimostrare la loro forza,
alzare con una mano un albero di limoni.
Maggio
Capaci - Sagra della
mozzarella.
Castronuovo - Sfilate in costume d'epoca.
Ciminna - Alla prima decade per la Festa del SS.
Crocifisso, "a furriata di li torce".
Cinisi - "Sagra della ricotta".
Mezzojuso - La terza domenica per la
Fiera di Maggio e si divide in tre fasi: l'Esposizione del palio
(un'antica bandiera albanese), la Cunnutta delle torce e dei
regali (processione di donne e uomini a cavallo) e la Celebrazione
del Pontificale. La festa si conclude con una processione serale
in cui, un artistico baldacchino del 1645 (vara) viene portato a
spalla per le strade del paese.
Monreale - Il 3 del mese per la Festa
patronale del SS. Crocifisso.
Prizzi - "Sagra agropastorale".
Trabia - A metà mese per
la Sagra delle nespole, con gruppi folcloristici, sbandieratori e
sfilata con i costumi tradizionali. Ai turisti viene offerta una
confezione di nespole.
Giugno
Alia - "Le vie del pane",
marcialonga per le antiche trazzere del pane attraverso i viottoli
che i contadini percorrevano per raggiungere i feudi coltivati a
frumento. La passeggiata termina alle Grotte della Gurfa.
Balestrate - "Sagra del pesce".
Chiusa Sclafani - "Sagra delle ciliegie".
Isnello - "Sagra delle fave".
S. Mauro Castelverde - "Sagra del
caciocavallo".
Luglio
Balestrate -
Sagra dell'uva".
Palermo - "Festino di Santa Rosalia"
(u' fistinu) con spettacoli pirotecnici e bancarelle colorate.
Agosto
Gangi - "Sagra della
spiga"; Festa di burgisi; Settimana Internazionale del folclore.
Gratteri - "Sagra della Vastedda
fritta".
Marineo - La terza domenica si svolge
"La Cunnutta".
Petralia Sottana - La terza domenica
per il "Ballo della Cordella".
Settembre
Caccamo - "La castellana
d'Europa, manifestazione in costumi d'epoca.
Ciminna - La prima domenica, Festa di
San Vito con 240 personaggi in costume d'epoca.
Marineo - Festa della Madonnuzza.
Ottobre
Alimena - Sagra dell'uva.
Corleone - Sagra di Cerere.
Porticello - A Santa Flavia, la prima e seconda
domenica, si svolge la "Festa della Madonna del Lume".
Ventimiglia - Madonna del Rosario.
Novembre
Cefalù - Sagra del pesce
azzurro.
Misilmeri - Sagra della salsiccia.
Palazzo Adriano - Festa di San
Martino.
Palermo - Fiera dei morti.
Dicembre
Castellana - Sagra del
Buccellato.
Chiusa Sclafani - Sagra dell'olio.
Cinisi - Presepe vivente alla tonnara
dell'Orsa.
Marineo - "U signuruzzu puvireddu".
Torretta - Sagra della vastedda.

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