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Sono quasi le
sette del mattino e Anna è sveglia da un po'. Esce piano dalla
camera e le viene incontro il gatto con il consueto miagolìo, i
ronfi di gioia. - Oh, che entusiasmo Moortje! Vuoi proprio essere
il primo a farmi gli auguri? - Anna si china
ad accarezzarlo, lo prende in braccio. Bussa alla camera
dei genitori. - Buon compleanno, Anna! -
L'uno dopo l'altro l'abbracciano e la seguono in salotto
per godere delle sue manifestazioni davanti ai doni.

Esuberante e
vivace, lei corre verso il tavolo: - Quante cose!
Quanti fiori! E ci sono anche i dolci e i libri. Grazie, a tutti!
Sulla porta appare Margot, in camicia da notte. Ancora
assonnata dice: - Auguri, auguri! Anna
distribuisce baci a tutti. - Apri, su! - invita la mamma. -
Incominciamo dal più piccolo? Sembra un libro. -
Non devi dirlo; fingi un po' di sorpresa, almeno - brontola la
sorella. - Ho sbagliato! È un puzzle! Che bello! - Ti
piace? Meno male... - sorride Margot. - C'è anche una busta con
dei fiorini. Bene, potrò comprarmi «I miti di Grecia e di Roma».
Mamma, papà e Margot si sono seduti per assistere all'animazione
di Anna che soppesa i pacchetti, li guarda, li svolge con cura per
recuperare le belle carte decorate e i nastrini della confezione.
- Ti hanno viziata anche gli amici - commenta il
babbo. - Vogliono tutti farmi leggere; guarda quanti libri!
Per fortuna mi piace. Si prepara a svolgere un nuovo pacco.

- Un diario! - esplode Anna
felice - Bello! E lo accarezza, sfiorando la copertina cartonata e
stringendolo al petto. Corre ad abbracciare il babbo:
- È il mio primo diario importante. Lo incomincerò subito e guai a
chi cercherà di leggerlo. Vi scrivo tutti i miei segreti.
Anna è una ragazzina allegra, sensibile, con una straordinaria
capacità di stare nella realtà. Si è adattata alla sua condizione
di ebrea, frequenta i nuovi compagni con spontaneità e
naturalezza. Sui banchi di scuola e nello studio riesce a
dimenticare che l'Olanda è occupata e che c'è la guerra. Non vuole
fare del suo diario uno sfogo lacrimoso, né un banale racconto
quotidiano... Anna scopre che le manca un'amica, alla quale dire
tutto. «Che bella idea!» si dice soddisfatta «Il mio diario
diventerà la mia amica immaginaria; a lei confiderò tutto, sotto
forma di lettera!» Sarà effettivamente una conversazione intima,
una finzione ma senza finzioni! E l'amica si chiamerà Kitty... La
repressione dei tedeschi contro gli ebrei si fa sempre più dura.
Il babbo di Anna deve lasciare la ditta, non può più occuparsi di
affari. E' molto triste vederlo taciturno senza il suo lavoro. Per
fortuna è tempo di vacanza e le figlie gli tengono compagnia. Una
mattina, passeggiando con Anna, le confida:

-
Tu sai che da quasi un anno stiamo affidando le nostre cose ad
amici perché non finiscano in mano ai tedeschi. Però
neanche noi vogliamo essere presi; perciò dobbiamo
andarcene, dobbiamo nasconderci. - Quando, papà? -
Anna rivela la sua ansia. - Non ti preoccupare, cara; goditi la
vacanza. Ho voluto soltanto che tu lo sapessi per tempo. La
domenica successiva c'è una chiamata delle S.S. per Margot. Deve
presentarsi al comando. Anna scoppia a piangere:
- Ma allora è vero, portano via anche le ragazze da sole...- Non
ci andrà! - dice con forza la mamma - Anzi, prendete subito
quello che potete e stipatelo nelle vostre borse. Fuggiamo. Anna
si agita, va di qua e di là, ficca nella borsa le sue cose più
care, prima fra tutte il diario. Quando arriva il babbo manda a
chiamare gli amici. Miep, la sua segretaria, sposata da poco,
viene col marito Henk. I due sposi riempiono borse e tasche con
quanto è rimasto da portar via e prima del coprifuoco riescono a
fare due viaggi al nascondiglio. Il mattino seguente la mamma
sveglia le figlie all'alba e - Indossate più abiti
che potete, uno sull'altro, su, presto... Margot,
infagottata e con la cartella colma di libri, esce per prima, in
bicicletta. L'accompagna Miep che è venuta generosamente a dare
ancora il suo aiuto. Moortje si aggira inquieto per le stanze.
Anna lo accarezza in silenzio. - E Moortje? - domanda col pianto
nella voce. - Ho pensato anche a lui: lo terrà il signor Goudsmit;
il gattino sta bene, resterà qui nella sua casa. Alle sette, dopo
aver abbracciato e baciato il gatto, Anna saluta con lo sguardo le
stanze della sua casa... Il babbo e la mamma la precedono. Hanno
tutti una valigia rigonfia e si riconosce dagli abiti che stanno
fuggendo, che sono ebrei. La pioggia rende ancor più triste la
separazione. La strada comincia ad animarsi; passano soprattutto
gli operai e li guardano con compassione, accennando appena un
gesto del capo, forse per salutare, per dire che vorrebbero
aiutare, che capiscono... I Frank camminano in silenzio, fingendo
di essere disinvolti, ma è difficile passare inosservati. Dopo un
poco, Anna riconosce d'essere arrivata per strade secondarie nella
via Prinzengrach e si sorprende

- Come? Ci
nascondiamo qui, nel tuo ufficio, papà?- - Sarà un
buon nascondiglio, vedrai! Lo preparavo da molto tempo. Ci
saremmo dovuti venire il16 luglio, ma abbiamo anticipato...

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