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Mai sarà possibile cancellare l'orrore e il
dolore di quel luogo chiamato Konzentrationlager. Lì si conoscono
le cose più dure che l'immaginazione possa concepire: la fatica
disumana delle marce nel gelo, sotto la pioggia, gli appelli di
giorno e di notte, la sete, la fame, il terrore delle punizioni...

E l'odore del fumo dei corpi di quelli
uccisi a diecimila al giorno, caricati sistematicamente su un
ascensore che, senza sosta, li trasporta al crematorio. L'aria è
appestata dall'odore di carne bruciata. Non ci sono eccezioni:
uomini, donne, bambini. A nulla servono i tentativi delle madri di
nascondere i piccoli. Anche i neonati vengono scoperti e gettati
nelle camere a gas. Birkenau è famosa per le punizioni. La
punizione è esercitata pubblicamente, all'appello serale, con una
frusta di cuoio sulla pelle nuda. Serve di lezione a chi vede.
Anche lo stare in piedi sull'attenti o in ginocchio con le braccia
tese a reggere una grossa pietra per lunghi periodi è una
punizione visibile; ma ce ne sono altre somministrate nelle
Stehzelle. Celle piccolissime, dove si è costretti a stare in
piedi, con porte basse come quelle dei canili, senza cibo, con
un'arsura indicibile, dopo aver subìto torture innominabili.
L'unica forma di fuga possibile è il suicidio contro i fili
spinati percorsi dall'alta tensione o sotto i tiri delle
sentinelle del campo.

Anna conosce questo mondo. Continua a
resistere, a lottare per vivere, a confortare chi le sta vicino.
La sua pena più grande è quella di vedere la mamma così depressa,
così malata. - Povera mamma! - dice tante
volte a Margot - Non possiamo fare niente
per aiutarla. Sono trascorsi quasi due mesi. La sera del 30
ottobre, al Blocco 29 c'è una selezione per il trasferimento di un
gruppo di prigioniere al campo di Bergen Belsen. La notizie
riescono a trapelare e nel blocco c'è agitazione Le guardie fanno
uscire le donne per passarle in rassegna. Tutte in fila si
aggiustano gli abiti, si lisciano il volto, i capelli. Cercano di
riordinarsi per cancellare i segni della stanchezza, della
debolezza. Chi è malato, vecchio, senza forza è scartato. Non gli
resta che l'attesa, unica possibilità in quel luogo di morte. Ad
una ad una fanno passare le prigioniere sotto un riflettore per
giudicarle. Passano Anna e Margot e la voce ripete:
- Questa sì! Questa sì! Si mettono in fila e aspettano che
sia chiamata la mamma. - Questa no!
Disperata, lei grida: - Mio Dio! Le bambine, no!
Non portatemi via le mie bambine! Il dolore la fa
impazzire. Possono appena toccarsi le mani, dirsi addio per
sempre. Il viaggio verso Belsen è lungo. Anna e Margot non
riescono a parlare.

La capacità di sperare è troppo provata.
Bergen-Belsen si trova nella Germania del Nord, sulla strada da
Celle ad Amburgo. Il campo è comandato da Joseph Kramer, un
esperto dirigente di Lager, proveniente da Auschwitz. I suoi
collaboratori, come in tutti i Lager, sono membri delle S.S. ed ex
delinquenti comuni presi dalle prigioni. Qui non ci sono camere a
gas, ma i prigionieri muoiono a migliaia ugualmente, per fame, per
malattie causate dalla mancanza d'acqua e dalla sporcizia.
Dovunque si guardi, lo squallore è indescrivibile. Nelle baracche
si affollano persone denutrite, malate, sfatte, da metter paura.
Vivi, malati e morti si confondono in un odore abominevole. Fuori
da una baracca c'è un mucchio di morti, appena sfiorato da un po'
di calce e di terra - Ad Auschwitz chi moriva,
almeno spariva subito - dice una donna. Anna e Margot si
prendono per mano, a sostenersi. - Dobbiamo resistere! - sembrano
dire le mani di Anna. Ma tutte e due capiscono che è sempre più
difficile lottare.A Belsen non c'è appello, né distribuzione
ordinata di cibo. Si trovano precipitate davvero nell'inferno.
- Forse si tratta di un altro metodo di sterminio -
riflette Margot. Ne sono la prova le fosse comuni intorno
al campo. - A Belsen c'è Lies! - dice Anna,
che ricorda le informazioni di Elli. Lies Goosens, la cara
compagna della scuola ad Amsterdam, viene a sapere che sono
arrivate al campo delle prigioniere olandesi.

Un giorno Anna riceve un messaggio che le
fissa un incontro con l'amica. Lies è nell'altro blocco, ma
facendo attenzione, di sera, si può sfuggire alla sorveglianza e
vedersi dietro il reticolato. Anna è turbata e felice. Quando esce
dalla baracca è buio e tira un vento gelido. Riesce a raggiungere
il punto indicato e chiama sottovoce: - Lies, Lies,
dove sei? - Anna, Anna cara, sono qui! Nell'oscurità i loro
occhi s'incontrano, si riconoscono, piangono. Si dicono in fretta
le loro vicende. Come appare lontano e irreale il tempo
spensierato della scuola Montessori! - Ci
rivedremo, Lies! - Oh, sì, Anna! Ho ricevuto un pacco dalla Croce
Rossa e ti ho portato qualcosa. Attenta, ti butto un
golfino, un biscotto e un po' di zucchero. -
Grazie, Lies! - Attenta, lo butto. Anna si alza sui piedi,
con le mani protese al reticolato. Un attimo di silenzio e poi il
pianto disperato: - Me l'ha preso una donna, me l'ha preso e non
me lo vuole più dare... - Non piangere Anna, ci rivedremo.

L'inverno a Belsen è spaventoso e
duro. La fame e la sete rendono ogni rapporto impossibile. Chi non
si abbandona ad aspettare la morte nella cuccetta, nei corridoi o
in mezzo al campo, cerca di sopravvivere in ogni modo, rubando.
Nessun segno d'amore è rimasto, nessun rispetto. Solo chi è
vissuto là dentro può sapere la, degradazione di quel luogo,
perché nessun documento potrà mai testimoniare una realtà tanto
tragica. Anna guarda Margot dimagrire, pallida, senza più coraggio
e senza forza. Le dice pietose bugie, le porta qualcosa da
coprirsi, va in cerca di aiuto per lei. Ma chi mai lì dentro
risponde alle domande d'aiuto? Non c'è un servizio sanitario, non
ci sono latrine, la baracca è sporca di tutto e il tifo
petecchiale si diffonde paurosamente.

Margot non la segue più. Non
riesce ad ascoltarla. Ha già i segni gravi del male. Anche Anna è
molto cambiata, ma alla sera, qualche volta, ha il dono di un
sogno che la riporta indietro nel tempo. Il sonno le nasconde le
immagini, le voci, il dolore, persino gli odori della baracca.
Rivede i giorni di Amsterdam. Ritrova il babbo, il suo caro Pim,
la mamma e anche Peter... Le pare di essere a scuola, al liceo con
i suoi compagni. Oppure in casa, a discutere con Margot e con la
mamma. Una notte sogna d'essere in un prato fiorito e c'è anche
Moortje il suo gattino che sbuca da un cespuglio. Saltano e
corrono insieme... Il giorno è così chiaro che si vede il mare...

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