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Nella nostra società ci sono
persone più sfortunate, dette “disabili”, abbreviando le parole
“diversamente abili”, che lottano per poter condurre un’esistenza
normale.
Tra le difficoltà più severe che
accompagnano l'umano esistere c'è la disabilità. L'incapacità, cioè,
di svolgere alcune funzioni in modi che la gente considera normali.
Una malattia, ereditaria o congenita, un trauma, una patologia
degenerativa, possono causare in una persona tali difficoltà. Molti
giovani, per esempio, possono subire, nel corso di incidenti
stradali, traumi tali da costringerli sulla sedia a rotelle per il
resto della loro vita; molte persone ancora attive possono cadere
vittima di malattie neurologiche che ne limitano la mobilità o le
facoltà cognitive.

Chi ha qualche menomazione ha la
stessa dignità umana dei cosiddetti normali e ha diritto al massimo
rispetto e considerazione. Anzi, succede spesso che sia propria la
persona con handicap a sviluppare un'umanità più ricca, una
consapevolezza di sé e del mondo circostante più profonda, un
atteggiamento verso la vita più giusto ed equilibrato. Jorge Luis
Borges sosteneva che le cose ci sono date affinché noi le
trasformiamo. In qualcosa dotato di un senso, in qualcosa di
prezioso. Lui fu cieco per anni, ma questo non gli impedì, anzi gli
permise, di diventare uno dei massimi scrittori del Novecento.
Proprio perché cieco, affinò tutta una serie di qualità e percezioni
che lo resero uno scrittore eccezionale e originale.
E non si tratta di un caso isolato: artisti, divi dello spettacolo,
scienziati, politici, imprenditori hanno convissuto e convivono con
menomazioni che non impediscono loro di essere produttivi. Va detto
che la nostra società, purtroppo, non favorisce l'integrazione dei
disabili. Pregiudizi, limitazioni strutturali, barriere
architettoniche impediscono ancora a troppi disabili un'esistenza
che sarebbe altrimenti soddisfacente. Si impedisce loro di
guadagnarsi da vivere col frutto delle loro competenze.

Si limita la loro mobilità e
visibilità. Le barriere più tenaci, le catene più forti sono
naturalmente quelle di carattere psicologico e mentale. Un disabile,
foss'anche quello con deficit cognitivi, è un essere umano, un
nostro fratello, con cui condividiamo lo stesso destino. Molti
disabili sono in grado di dare agli altri moltissimo, non soltanto
in termini di competenza professionale, di efficienza produttiva, ma
di umanità, di genuinità, di calore umano. Quali sono le cose che un
disabile deve poter fare? Anzitutto sono quelle che ognuno di noi
vorrebbe fare, cioè andare in un locale, in una toilette, in un
negozio, possibilmente senza trovare davanti a sé ostacoli
insormontabili che rendono non accogliente per lui quella struttura.
Ma l’accessibilità non è solo la mancanza di barriere fisiche. Per
questo vengono giudicate anche la cortesia e la disponibilità,
perché accessibilità va oltre la presenza di ascensori e di
parcheggi, di bagni e di arredi facilmente raggiungibili. Un’ altra
cosa che un disabile vorrebbe poter fare è di divertirsi e di
dedicarsi allo sport.

Ci sono, per esempio, associazioni
apposite per organizzare campionati di hockey o di pallacanestro su
carrozzelle. Le Paraolimpiadi, in cui atleti disabili si
fronteggiano in svariate discipline, stanno diventando un evento
sportivo di grande richiamo a livello agonistico e spettacolare.
Significativo, a questo proposito, il caso del pilota
automobilistico Alex Zanardi, che, dopo un brutto incidente nel
corso di una gara automobilistica in Germania, è diventato suo
malgrado “disabile”, ma non per questo ha rinunciato a fare molte
delle cose forse un tempo proibitive per questa categoria di
persone, come sciare, comparendo come testimonial in parecchie
manifestazioni, e sbalordendo per la serenità e il coraggio con cui
vive la sua condizione. Ma l’uomo ha altre esigenze, oltre lo
svago: ad esempio, quella della comunicazione e quella del rendersi
utile, tramite un lavoro. Per quanto riguarda la comunicazione, i
disabili hanno, in questi ultimi anni, utilizzato in modo sempre
crescente lo strumento informatico.

Moltissimi hanno frequentato corsi di
computer. Altri si incontrano su internet, per potersi esprimere, in
chat e forum, spesso con persone affette da una stessa patologia, in
modo da poter comunicare con chi condivide le stesse sofferenze e
disagi. In generale, poi, il mondo dell’informatica offre nuovi
stimoli a molti disabili. Pensate per esempio a come un non-udente
sia entusiasta di poter usufruire del computer, basato più che altro
sul senso della vista, senza sostanziali handicap nei confronti dei
normodotati. Molti disabili infatti si sono affermati sul terreno
lavorativo come programmatori informatici o addetti ai call-center.
Altri aspetti che rendono la vita di un disabile meno mortificante
sono gli strumenti che li aiutano negli spostamenti, come
carrozzelle, protesi sempre più efficienti, servoscala, automobili
senza pedali, con il cambio automatico, ecc… Sono importanti anche
le leggi. Attraverso di esse un disabile oggi può godere di benefici
fiscali (legge 104), di assistenza domiciliare per non essere
obbligato a snervanti trasferimenti e di parcheggi personali,
talvolta dotati di dissuasori. Soprattutto, però, oltre alle leggi,
ci vuole una sensibilità nuova, più pronta a vedere il disabile non
come un diverso, ma come uno di noi, da aiutare con generosità, come
un fratello. Ricordiamoci, per esempio, che la donazione del midollo
osseo potrebbe portare alla guarigione di una persona paralizzata.
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