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Una casa
di contadini nella frazione
di Castelnuovo d'Asti: nel 1815 vi è nato un bambino che, divenuto
ragazzo, desidera studiare nel Seminario di Chieri. La famiglia
non è d'accordo, ma Mamma Margherita s'impone. Però dice al
figlio: «In povertà sono nata, in povertà sono vissuta, voglio
morire in povertà. Se tu volessi farti prete per diventare ricco,
io non verrò mai neppure a farti
visita! Sarà contentata: accanto al figlio presterà
assistenza ai ragazzi poveri. Perché il figlio di Mamma Margherita
era San Giovanni Bosco, il fondatore dei Salesiani. I bottegai di
Torino erano preoccupati per i furti dei «barabba , i ragazzi di
strada senza arte né parte che li derubavano, battendo in bande la
città.

Nel 1841, Don Bosco ne raccolse uno,
Bartolomeo Garelli, e l'avviò ad un mestiere. Poi ne raccolse
tanti altri, riunendoli sotto
la «tettoia Pinardi", primo nucleo delle sue opere, e
trasformò i «barabba" in allegri alunni di scuole di nuovo tipo.
Don Bosco, infatti, aveva capito
che non bastava togliere i discoli dalla strada: bisognava
avviarli ad un mestiere perché, da grandi, trovassero un lavoro
nella società che stava diventando sempre più industrializzata.
Occorrevano lavoratori specializzati!
Don Bosco ideò, appunto, le Scuole
Professionali, dalle quali sarebbero usciti onesti ed abili
operai, ed inventò anche un nuovo metodo di educazione,
abolendo le
punizioni e i
castighi che, allora, fioccavano
in tutte le scuole. Don Bosco, però, non
aiutava soltanto
i ragazzi, ma chiunque ne
avesse bisogno. Nel 1852, per esempio, ospitò a Valdocco, fra i
ragazzi, anche Francesco Crispi che, ardente patriota, era
scappato dalla Sicilia perché i Borboni lo avevano condannato a
morte. Crispi, come saprete, diventò in seguito Presidente del
Consiglio e, come altri uomini politici, restò amico di Don Bosco,
al quale persino il papa Pio IX chiedeva consigli sui rapporti da
mantenere con lo Stato italiano.

E Don Bosco avvicinava tutti,ministri,
industriali, alti prelati ,col cuore in mano perché aveva bisogno
di fondi per mantenere e far studiare i suoi ragazzi. Un esempio?
Una volta a Fermo, un cardinale gli chiese di benedirlo. Al suo
rifiuto, l'arcivescovo mostrò una borsa piena di denaro: «Se mi
benedice, gliela regalo". E Don Bosco: "Quando è così, la benedico
subito. Vostra Eccellenza non ha bisogno della mia benedizione, ma
io ho bisogno dei suoi denari per le mie opere ". E tutto il
denaro che poteva raccogliere andava ai ragazzi; le sue Opere si
erano moltiplicate, aveva fondato Scuole di Musica, e la
Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, mentre i
Salesiani andavano missionari nel mondo, persino in Patagonia!

Quando morì, nel 1888, i suoi Istituti di
educazione erano già 130 e vi aveva raccolto 150.000 ragazzi fra
cui il più giovane santo di tutti i tempi, Domenico Savio,
l'alunno prediletto di Don Bosco. Oggi l'opera dei Salesiani
continua in tutto il mondo più attiva che mai.
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