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Gli angeli non sono tutti uguali: ci sono
quelli che portano i messaggi e quelli che custodiscono i bambini,
quelli che suonano e quelli che lodano il Signore. Ma gli angeli
raccoglitori, chi li conosce? Certo non sono belli come i
Cherubini, né sono bravi a parlare come i Messaggeri; sono angeli
modesti, anche nei vestiti, e molto indaffarati. Eppure sono
angeli importanti. Sono quelli che raccolgono le preghiere degli
uomini, anche le imprecazioni, non fanno differenza, purché siano
sincere. Ed è una faticaccia. Tutto il giorno a volare raso terra,
per sentire i più piccoli bisbigli, con una borsa a tracolla da
riempire. Quand'è piena, s'impennano verso l'alto, tagliano le
nuvole e arrivano al sereno. Qui scaricano le borse, come su un
grande prato, e fanno mucchi e mucchi di messaggi: parole in tutte
le lingue, frasi lunghe e brevi, anche sospiri.

Gli angeli vuotano e scendono in picchiata
sulla terra a raccogliere ancora. Perché il Signore li vuole
sentire tutti, questi messaggi, guai a lasciarne uno! Immaginatevi
dunque come rimase un angelo, morto di fatica, che, mentre si
preparava a ritornare, trovò un ultimo messaggio sospeso in aria,
una frase breve, che aspettava d'essere raccolta: «Ti sei
dimenticato di noi». Da dove provenisse era un mistero, sotto
c'era una nebbia così fitta che nemmeno un angelo riusciva a
penetrarla. L'angelo rabbrividì. Cosa avrebbe pensato di lui il
Signore? Che non faceva bene il suo lavoro? Fu tentato di non
raccogliere la frase, ma era troppo diligente: sospirando la mise
nella borsa e volò dritto a scaricare il peso. Quello, per
fortuna, era l'ultimo volo. Ma il messaggio, forse perché breve,
arrivò subito all'orecchio del Signore. - Dimenticato?! E com'è
possibile! Dove l'hai raccolto? Chi me l'ha mandato? Dimenticato?
! E il Signore ordinò all' angelo di scendere subito sulla terra e
di cercare il luogo da cui il messaggio era partito. - Non posso
essermi dimenticato di qualcuno! Non faccio altro che ascoltarli!
- sospirava. E non si dava pace.

L'angelo scese allora sulla terra e
cominciò la sua ricerca. L'impresa non era facile. Tutti i
messaggi che gli angeli raccolgono sono firmati, anche le
imprecazioni. Ma quello non aveva un nome. Dove cercare? L'angelo
volò dovunque, visitò chiese, ospedali e case. Passò sulle città,
attraversò i fiumi, i mari e le foreste; domandò agli uomini, ai
pesci e agli uccelli. Nessuno seppe dargli una risposta. Stanco e
scoraggiato, fu sul punto di tornare dal Signore, ma era un angelo
ubbidiente e continuò a cercare. Era passato un intero giorno,
l'angelo aveva volato senza sosta ed era ormai sfinito. Le ali si
piegavano verso terra, non si reggeva in volo; cercò dunque un
posto dove riposare. Sotto di lui c'era una pianura sconosciuta,
coperta d'erba, con due alberelli appartati e vicini, quasi a
tenersi compagnia. L'angelo scese. Il sole era forte, faceva un
gran caldo, l'angelo si sedette sotto gli alberi. -
Finalmente sei arrivato! - dissero quelli. - Fatemi
riposare, - sospirò l'angelo e s'addormentò. Gli alberi
aspettarono. Aspettarono tanto, perché il sonno di quell' angelo
fu lunghissimo, e quando si risvegliò era primavera, tutto era in
fiore e la pianura non pareva la stessa. Ma i due alberelli erano
sempre uguali, nemmeno un fiore, solo foglie piccole e scure, da
far malinconia. - Come vedi, il Signore s'è dimenticato di noi, -
dissero gli alberi e l'angelo, solo a sentire queste parole,
arrossì un poco. Continuarono gli alberi: - Aveva detto, mentre ci
faceva: «Vi faccio le foglie piccole così, perché vi riempio di
fiori colorati e luccicanti». Poi s'è distratto per finire un
albero bellissimo, che voleva mettere al centro di un giardino.
Doveva aggiungere i frutti, ha detto, e s'è allontanato. - E dopo?
- domandò l'angelo.

- Aveva tanto da fare... Non è tornato più.!
- sospirarono gli alberi. L'angelo arrossì di nuovo. «Com' è
possibile?» pensò tra sé, non era mai successo... Ma non disse
nulla. Si strappò un ciuffo di capelli, lunghi, sottili, lucenti
come l'oro, e li avvolse uno a uno ai rami; poi prese un lembo
della sua veste, ne fece dei fiocchi e li sparse qua e là. Infine
si staccò due piume e le attaccò alle cime. - Non posso fare altro
per voi, - disse l'angelo agli alberi e volò via. In mezzo al
prato, verde e fiorito, essi brillavano come se avessero mille
luci accese. Li vide il Signore dalle nuvole.- E' vero, -
disse sospirando, - dovevo finire gli abeti di Natale! Per fortuna
ci ha pensato lui!
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