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Tra il desiderio di superarsi durante una prestazione agonistica e l'essere disposti a fare qualsiasi cosa pur di vincere, spesso ci può essere un confine sottilissimo. Se poi si pensa alla pressione esercitata sugli atleti da tutto ciò che è attorno allo sport, si può capire come il doping ricopra un ruolo da protagonista nelle competizioni sportive. Esprimi liberamente le tue considerazioni sulla piaga del doping.
Lo sport, si sa, è come una medaglia: da un lato c'è il lavoro, la fatica, lo sforzo fisico, la tensione psicologica, l'ansia di gareggiare, elementi e caratteristiche propri degli atleti, degli sportivi, appunto; dall'altro c'è il divertimento, la voglia di distrarsi, di ricrearsi ed anche di rilassarsi, ! propria di chi segue, in televisione, per radio, sui giornali, su internet o  dal vivo, direttamente sulle tribune, la propria squadra del cuore o il campione che adora e per il quale fa il tifo...
Dunque, le due facce di una medaglia che uniscono persone e personalità diverse, spesso opposte. Diverse e opposte non solo perché chi va allo stadio o segue il suo campione sullo schermo è, molte volte, egli stesso un "campione fallito" o non riuscito che, magari, nella vita vera ha tentato di emulare il suo idolo e di essere come lui, ma non è mai giunto a quel livello... non solo perché, magari, non ha avuto i mezzi materiali ed economici per realizzare il suo sogno di essere uno sportivo a tutti gli effetti... ma diverso ed opposto rispetto al suo atleta preferito perché, molto di frequente, quello che separa un grande nome del mondo sportivo da una persona comune è una "dose", una siringa, un certo quantitativo di droga che scorre nelle vene di colui che corre per calciare un pallone o è in sella ad una bicicletta o percorre distese innevate su solidi sci. Eh, sì, il cosiddetto doping - fenomeno emerso negli anni Ottanta e intensificatosi fino ad assumere contorni giganteschi negli ultimi tempi - consiste proprio nell' assunzione, da parte degli sportivi, di sostanze in grado di potenziare i muscoli e la prestazione fisica. Il tutto per dar vita a competizioni che già soltanto per questo, dovrebbero essere sospese, abolite, annullate, perché offendono il principio stesso della gara, la quale ha l'obiettivo-base di far vincere e primeggiare chi grazie alle proprie forze riesce a battere gli altri.
Ma, per l'appunto... grazie alle PROPRIE forze e non con l'ausilio di sostanze artificiali iniettate nel sangue. Purtroppo, com'è già stato detto, il doping nello sport sta diventando sempre più frequente e sempre più "di moda". D'altronde, se la prospettiva di vincere una gara è allettante, quella di doparsi lo è senz'altro di più. È uno stimolo, quasi un incoraggiamento che dà fiducia nelle proprie (anche se alterate) capacità. Nel corso degli ultimi mesi molti sono stati i campioni dello sport, soprattutto ciclisti, scoperti in "possesso" di sostanze dopanti "naviganti" all'interno del proprio organismo. Nomi celebri e famosi, ai quali sono state già assegnate tante vittorie e conferiti onori e riconoscenze; nomi che hanno lasciato attoniti, la cui bravura era già ben nota e che certo non avrebbe necessitato di droghe per poter tornare alla ribalta. Senza contare che i fan di questi grandi campioni avrebbero senz' altro apprezzato di più un Marco Pantani, un Francesco Moser, un Maurizio Fondriest o una Manuela di Centa o un Dario Frigo, un Giuseppe Di Grande, un Jan Ullrich (solo per citarne alcuni) giunto secondo o terzo o quarto con il solo sostegno della propria forza fisica che uno degli stessi che taglia il traguardo ma in modo innaturale, "forzato", perché dopato.
Fa lo stesso effetto che vedere una pianta in giardino che il cielo ha provveduto ad innaffiare per tempo e vederne una in casa a cui il padrone ha dimenticato di dare l'acqua da diverso tempo. Eppure, nonostante il fenomeno doping sia additato da tutti, in Italia non esiste una specifica legge che lo condanni. O meglio, se la legge c'è, giace nelle Camere del Senato, fra mucchi di altre scartoffie e chissà se diverrà mai effettiva. In Francia, invece, dove la legge sul doping è tangibile, gli atleti sono costretti a confessare e, pur se molti di essi finiscono dietro le sbarre, tutto ciò ha perlomeno il potere di far desistere o far riflettere una volta in più i personaggi sportivi che vedono il doping come garanzia di vittoria. Per la serie: "meglio poveri, ma onesti". Ossia, meglio una vittoria, un premio, un riconoscimento in meno, a tutto vanto della lealtà e della trasparenza.
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