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«La causa
principale degli errori umani è da ricercare nei pregiudizi
assimilati durante l'infanzia». (Descartes)
In prima elementare, Edna Mae era
una delle mie migliori amiche. Una volta, pochi giorni prima del
suo compleanno, ci invitò tutte a una festa. Ogni giorno a scuola
c'era grande eccitazione. «Che torta ci sarà?» chiedevamo. «E ci
saranno giochi a premi? Decorazioni? Cappellini?» Edna Mae si
limitava a sorridere e scuotere la testa: «Vedrete». E noi
contavamo i giorni che mancavano al sabato, la data fissata per la
festa. Finalmente il giorno arrivò.

Incartai il mio regalo, indossai il
mio migliore vestito della festa e aspettai per quelle che mi
sembrarono ore che mia madre dicesse: «È ora di andare!» Fui lieta
di essere la prima ad arrivare perché potei aiutare a sistemare le
ciotole dei dolci una per ognuno dei dodici invitati. Il tavolo
era coperto da una tovaglia speciale, acquistata
apposta per la festa di compleanno, con ciotole
e piattini
abbinati. C'erano palloncini dappertutto e striscioni si
intersecavano sul soffitto dell'ingresso, del salotto e
specialmente della sala da pranzo, dove era stato preparato il
tavolo. Sembrava un paese incantato.

«Oh, Edna Mae! Oh, Edna Mae!»
fu tutto quello che riuscii a dire. La mamma di Edna Mae ci
fece sistemare sotto il portico, davanti alla casa
per aspettare le altre. Edna Mae viveva nella periferia della
città, e molte delle nostre compagne non erano mai state a
casa sua prima di quel giorno. «Alcune potrebbero fare fatica a
trovarci» aveva detto sua madre. Sedemmo sui gradini e aspettammo,
aspettammo, aspettammo. Infine Edna Mae iniziò a piangere. lo ci
ero rimasta così male che non sapevo cosa dire. Alla fine sua
madre venne fuori e annunciò:

«Che la festa cominci!» Ci scortò
all'interno, ci bendò gli occhi, ci mise in mano delle code alla
cui estremità era fissata una puntina e ci condusse davanti alla
grande figura di un somarello, attaccata alla parete. «Chi attacca
la coda più vicino al posto giusto vince il primo superpremio!».
La mia coda andò a finire vicino al naso dell'asinello. Edna Mae
l'attaccò sullo zoccolo anteriore destro. Iniziammo a ridere e a
crepapelle.

Giocammo insieme a tutti i giochi e ci
spartimmo tutti i premi. Prendemmo persino due fette di torta
ciascuna. In macchina, mentre tornavo a casa, chiesi a mia madre:
«Perché le altre non sono venute? Edna Mae ci è rimasta molto
male». Mia madre esitò e poi disse in tono triste: «Tesoro, non
sono venute perché Edna Mae è nera». «Non è nera», protestai.
«Sembra solo abbronzata per tutto l'anno». «Lo so, tesoro. Ma Edna
Mae non è come tutte le altre bambine della classe, e alcune
persone hanno paura di quelli che sono diversi da loro. La gente
ha pregiudizi, tesoro. È così che li chiamano gli adulti:
pregiudizi». «Be', le mie compagne sono cattive. Hanno fatto
piangere Edna Mae. lo non vorrò mai avere pregiudizi!». Mia madre
mi circondò con un braccio:

«Ne sono contenta, tesoro. E sono contenta
che Edna Mae abbia un buona amica come te».
Sandra Warren
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