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Mi chiamo Vitalijus, e sono
lituano. Favole e fiabe sembrano appartenere a un mondo lontano e
irreale, ma se riflettiamo un po' possiamo accorgerci che noi a
volte siamo dentro a quelle storie e i vari personaggi possono
essere accanto a noi ogni giorno. Di questa fiaba, conosciuta in
tutta la mia nazione, è stato realizzato anche un film, in
Lituania.

C'era una volta una famiglia numerosa di
cinque fratelli e tre sorelle. Vivevano abbastanza bene,
aiutandosi gli uni con gli altri. Un giorno le tre sorelle
andarono a fare il bagno nel lago vicino a casa. Terminato il
bagno, una di loro, Egle, non poteva rivestirsi perché nei suoi
abiti si era infilata una biscia. Le sorelle pensarono subito di
gettare via i vestiti di Egle, ma la biscia iniziò a parlare con
la voce di un uomo: "lo non lascerò i vestiti di Egle se lei non
accetterà di diventare mia moglie." Le sorelle, pensando che fosse
uno scherzo, convinsero la sorella ad accettare l'offerta della
biscia. Il rettile in quel momento abbandonò gli abiti, convinto
della risposta della ragazza. Mentre serpeggiava lungo il sentiero
del bosco, ripeteva:

"La bellissima Egle mi sposerà!".
Prima di andarsene le aveva detto di prepararsi per il matrimonio,
perché dopo tre giorni sarebbe andato a prenderla. Le sorelle
rientrarono tutte. Il terzo giorno, davanti a casa, si presentò
una carrozza trainata da quattro cavalli e guidata dagli inviati
della biscia che chiesero di Egle. I fratelli risposero che non
avrebbero concesso in sposa la ragazza. Dopo essere stati
minacciati di distruzione del raccolto, delle loro provviste e del
bestiame, i fratelli, con astuzia, fecero salire sulla carrozza,
al posto di Egle, una papera bianca. Lungo il tragitto un cuculo
avvertì gli inviati della biscia che non era Egle la creatura
sulla carrozza. Ritornarono indietro e i fratelli consegnarono
loro una pecora bianca. Di nuovo l'uccello fece la spia.

Arrabbiatissimi, gli inviati diventarono
sempre più minacciosi ed Egle, visto che non c'era più nulla da
fare, accettò di salire sulla carrozza. I fratelli la inseguirono,
ma quando giunsero in riva al mare ne persero le tracce. Un attimo
prima, Egle aveva visto apparire dal mare, improvvisamente, un
bellissimo uomo che aveva subito riconosciuto dalla voce: era la
biscia Zilvinas. Le onde del mare avevano portato a riva una
collana d'ambra che poi lui le aveva messo al collo; i due si
erano sposati ed erano andati a vivere nel mare. Lì ebbero quattro
figli, tre maschi e una femmina. Erano molto felici. Egle però,
presa dalla nostalgia della famiglia, dopo nove anni, chiese a
Zilvinas di poter raggiungere i suoi fratelli e le sue sorelle con
i bambini, ma lui non era d'accordo. Le propose tre prove e se
fosse riuscita a superarle, allora sarebbe potuta andare. Nella
prima prova doveva consumare, camminando, un paio di scarpe di
legno indistruttibili, magiche.

Nella seconda prova doveva filare la lana
con un fuso magico che le impediva di filare. La terza consisteva
nell'impastare il pane in una pentola bucata che le rendeva
impossibile il lavoro. Dietro consiglio di una strega, Egle gettò
le scarpe, il fuso e la pentola nel fuoco: i poteri magici di
quegli oggetti così scomparvero ed Egle superò le tre prove. Il
marito le disse allora che per ritornare da lui avrebbe dovuto
chiamarlo vicino alla riva con queste parole: "Zilvinas, se sei
vivo arriva con un' onda bianca, se sei morto arriva con un' onda
nera di sangue. Lei partì. I fratelli furono felici di rivedere
Egle, fecero una festa, ma volevano impedirle di ritornare da
Zilvinas e insistettero per sapere con quale frase avrebbe potuto
ritornare dal marito. Lei non svelò il segreto. Loro così
tentarono di scoprirlo attraverso i figli, ma i tre maschi non
parlarono; solo la piccola, impaurita, rivelò la frase.

I fratelli si diressero verso il mare con
una falce. Dopo due giorni Egle, coi figli, riprese la strada del
ritorno. Arrivati al mare che era burrascoso, il cielo nuvoloso e
soffiava un forte vento, Egle pronunciò le parole segrete. Il mare
diventò più scuro e arrivò un'onda nera di sangue. Lei si spaventò
e pianse molto. Si rivolse ai figli e chiese loro: "Chi di voi ha
tradito papà?" Nessuno rispose. Dal mare arrivò la
voce di Zilvinas: "Nostra figlia ci ha tradito e i tuoi fratelli,
Egle, mi hanno ucciso con la falce". La tristezza scese sul volto
di Egle, che dopo aver guardato il mare e poi il figlio maggiore
si espresse così: "Tu diventerai una quercia, robusta e forte,
vivrai per lunghissimo tempo". All'altro figlio disse: "Tu sarai
una betulla e tutti gli innamorati si daranno
appuntamento sotto di te". Al terzo: "Tu sarai un frassino,
e tu, figlia mia, sarai un tremolino e quando gli uccelli si
avvicineranno a te, impauriti scapperanno via".

"lo, figlia di un vecchio pescatore,
diventerò un pino. I miei rami scenderanno giù e chi mi guarderà
vedrà la mia tristezza". Egle non tornò dai suoi fratelli e tutto
quanto aveva predetto si avverò. In riva al mare si scorgevano
cinque bellissimi alberi.
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