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In una vecchia fattoria all' estremità del paese vive un topolino chiamato Mulinello perché sa correre molto veloce. Per i suoi fratelli questo nome è troppo lungo: lo chiamano semplicemente Muli. La vita per i topi è meravigliosa. È vero che da lungo tempo ormai non c'è più neppure un chicco di frumento nelle fessure del granaio e che anche l'ultima traccia di farina è stata divorata, ma la padrona di casa è una vecchia dalla memoria corta e quasi sempre, quando la sera va a dormire, dimentica in cucina il formaggio, la salsiccia, il pane e il prosciutto. Quando poi anche il gatto è uscito a passi felpati per il suo abituale giro notturno, Muli con gli altri topolini si precipita in cucina attraversando di corsa tutte le stanze della fattoria.
 Afferra un grosso pezzo di formaggio - se può di quello con i buchi - e lo trascina nel suo nascondiglio segreto per mangiarselo poi con tutto comodo. Una sera, proprio nel momento in cui Muli si accinge ad addentare il suo pezzo di formaggio, ecco arrivare zia Orecchio Fino, quella a cui il topolino è particolarmente affezionato. Entra agitatissima nel nascondiglio del topolino ed esclama: «Muli, Muli, vieni subito con me! Ho visto qui fuori l'elefante indiano: è tutto rosso con dei puntini azzurri e dietro ha qualcosa di giallo!». Muli lascia perdere il formaggio e corre fuori nella notte dietro la zia. C'è la luna piena; quando i due arrivano ansimanti nel grande cortile dietro la casa, zia Orecchio Fino tutta agitata fa un cenno in direzione del ruscello, dove i noccioli sono più folti, e sussurra: «Là, guarda, è là!». Muli si stropiccia gli occhi, gli sembra di vedere qualcosa: sì, c'è una cosa che si muove. Però è tutto così confuso, e forse non c'è niente che si muove. «Guarda, Muli, guarda, è rosso con i puntini azzurri e dietro ha qualcosa di giallo... Ecco, adesso è sparito...
Comunque l'hai visto, no?». Siccome vuol bene alla zia e siccome ha una gran voglia di tornare a mangiarsi il formaggio, Muli risponde: «Sì, l'ho visto», e scappa a casa più presto che può. Corre al suo nascondiglio, ma... il formaggio non c'è più. Qualcuno se l'è divorato! Muli, furibondo, va a dormire con lo stomaco che brontola. La sera seguente si arraffa un pezzo enorme di formaggio coi buchi. Deve sudare sette camicie per trascinarlo fino al suo nascondiglio, ma la fame è tanta e le forze gli si moltiplicano. Ecco però che arriva di gran carriera suo zio Dente Aguzzo. È un topo che Muli ammira tantissimo, perché sa fare balzi prodigiosi. Gli altri topi dicono che quando salta sembra che voli. Lo zio grida a gran voce: «L'ho visto, l'elefante indiano! Proprio qui fuori! Per noi topi questo è un momento storico. Devi venire a vederlo adesso, Muli, altrimenti rimpiangerai per tutta la vita di aver perso questa occasione!». Muli si fida molto dello zio, per cui lascia perdere il formaggio e segue il topo fuori nella notte. All' esterno è buio pesto. Spesse coltri di nubi celano allo sguardo la luna e le stelle e Muli fa fatica ad abituarsi all' oscurità. I due arrivano nel cortile, e lì zio Dente Aguzzo si dilunga a spiegare quanto sia importante l'elefante indiano per i topi. Alla fine esclama: «Guarda là, Muli, osserva bene l'elefante! È tutto azzurro con dei puntini rossi e dietro ha qualcosa di giallo». Muli guarda fisso nel buio. Capisce quanto il momento sia importante e, sebbene non veda niente, dice con voce rotta dall'emozione:
 «Fantastico!». Poi torna veloce alla sua tana. Ma... il formaggio non c'è più, altri topi se lo sono mangiato! Il nostro topolino è nero di rabbia. Ha una fame tremenda. Non sa se debba arrabbiarsi di più perché il formaggio è sparito, perché non ha potuto vedere l'elefante o perché l'elefante non può essere azzurro con i puntini rossi e poi rosso con i puntini azzurri. Ad ogni modo si addormenta sfinito. Il giorno successivo non ha nessuna voglia di fare i soliti giochi con gli amici, non gli va neppure di giocare a guardie e ladri o di unirsi a chi organizza una caccia al tesoro. Se ne sta accovacciato in un angolo al buio e pensa fra sé e sé: «Com'è possibile che la zia dica che l'elefante è rosso, che lo zio dica invece che è azzurro, che entrambi affermino che dietro ha qualcosa di giallo e che io non abbia visto niente? O racconta bugie lei, o le racconta lui, oppure dicono bugie tutti e due, ma questo non può essere, perché entrambe sono persone perbene. Forse c'è sotto un trucco che non riesco a capire!». Muli ha deciso: quella notte stessa vuol venire a capo della faccenda. Finalmente arriva la sera, e la fame si fa sentire più feroce che mai.
«Mi prenderò un pezzo di formaggio gigantesco e lo nasconderò meglio di quanto non abbia fatto ieri e ieri l'altro», pensa il topolino. Dopo lunga ed estenuante fatica, finalmente ha messo al sicuro il suo formaggio in un angolo buio. Ora può pensare a svelare il mistero dell' elefante. Ma ecco che gli arriva allettante alle narici il profumo del formaggio, e subito lo stomaco gli comincia a brontolare per la fame. Il topolino si vede con la zia nel cortile, di notte sotto la luna, con lo sguardo inutilmente fisso sui noccioli; poi si vede ancora nel cortile con lo zio, nella notte buia, a fissare inutilmente l'oscurità. Si sente girare la testa. Davanti ai suoi occhi ballano in tondo elefanti rossi con i puntini azzurri, elefanti azzurri con i puntini rossi, elefanti gialli con i puntini azzurri e rossi, zia Orecchio Fino e zio Dente Aguzzo. Finché non sente dentro di sé una voce che gli dice:
«Comincia a mangiare il formaggio, poi continuerai a vedere se c'è l'elefante». Muli si getta sul formaggio e, siccome è un pezzo davvero grosso, mastica e inghiotte a lungo e con grande voracità, fino a che la pancia non gli si fa tesa come un pallone gonfio. Poi si appoggia sulla schiena, incrocia le zampe anteriori sulla pancia ed esclama soddisfatto: «Ho fatto proprio bene a mangiarmi subito il formaggio! Questa storia dell' elefante azzurro e dell' elefante rosso mi sembra davvero una faccenda che riguarda i topi adulti». E si addormenta contento.
Per i genitori: «L' elefante indiano», ovvero affermazioni contraddittorie che creano scompiglio
Antefatto
Marc, un bambino di sette anni, è un figlio naturale. Vive con la madre nella casa dei nonni materni e non conosce suo padre. Sua madre si è separata quando Marc era molto piccolo. La madre e la sua famiglia hanno bandito il padre dai loro ricordi e dalle loro conversazioni. Il nonno fa le veci del padre. Quando Marc chiede notizie di suo padre agli adulti di casa, riceve risposte ogni volta diverse e non corrispondenti al vero. Il bambino è turbato. Il padre, dopo essersi risposato, adisce le vie legali per poter avere rapporti con suo figlio. Con l'assistenza di un legale la famiglia della madre si oppone a questa pretesa.
Obiettivo
La fiaba ha lo scopo di indurre in modo inconscio Marc a soddisfare le sue esigenze infantili e a non continuare a sprecare energie nel voler capire il modo di agire degli adulti. Con questa fiaba si prepara il bambino al primo incontro consapevole con suo padre.
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