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Mio papà e mia mamma sono italiani da
sempre, perché sono nati in Sicilia, in Italia, ma io ero tedesco,
perché loro sono in Germania a lavorare, si sono innamorati in
Germania e allora io sono nato lì, infatti da piccolo parlo
tedesco, perché in Germania la scuola è così. Il papà pittura i
bidoni della spazzatura, la mamma lavora in pizzeria e io vado a
scuola, ma non sono sempre bravo, sono un po' monello, perché
facevo una cosa che non posso dire, perché la faceva anche mio
papà e mia mamma a casa, ma io adesso la dico perché la faccio
anche io: picchiavo i bambini più piccoli.

Non so perché li picchio, forse perché i
bambini più grandi picchiavano me, allora io picchio i più
piccoli, per sfogarmi, per allenarmi, ma poi i bambini più grandi
..no hanno picchiato di più e io avevo un occhio nero. Il peggio
però non sono le botte che prendo, ma le punizioni delle maestre,
perché io in Germania avevo due maestre, una per me e una per
tutti: non posso mai andare a giocare con gli altri bambini, solo
poche volte posso fare merenda nel prato, però in Germania
l'intervallo finisce subito e il prato non ha l'erba e non ci sono
le capanne di legno per arrampicarsi o nascondersi sotto, ma solo
una panchina per sedere. lo picchiavo i bambini più piccoli e i
bambini più grandi picchiano me e questo è giusto, se mi
picchiano, perché io non devo picchiare, ma dopo la maestra non
deve dare a me le punizioni, oppure lei dava le punizioni perché è
giusto anche questo, perché lei è la maestra, però non dice niente
a mia mamma, perché se no io picchio un po' e loro mi picchiano
tutti. Dopo mio padre ha sposato un' altra donna con una bambina
piccola e lei dice che è mia sorella, anche mio padre, ma io non
lo so. Mia madre invece è rimasta sola e allora si è sposata con
un altro uomo, così io ho il secondo papà, ma loro bisticciavano
sempre come prima e io picchiavo i bambini e tutti picchiavano
tutti. Allora noi veniamo in Italia e abitiamo con la nonna e il
nonno, con loro è più facile non bisticciare, solo che un giorno
il mio secondo papà bisticcia ancora con la mamma, perché io li
sentivo, e adesso è andato via anche lui, in Germania o in un
altro posto, lontano. lo e la mia mamma però non siamo andati via
perché restiamo con il nonno e la nonna, loro mi aiutano a fare i
compiti, certe volte mi portano a scuola, per il mio compleanno
numero 8 mi hanno regalato un orologio subacqueo, per guardare che
ora è mentre fai la doccia e anche un televisore bellissimo da
mettere nella mia camera. Un altro regalo bellissimo è Gameboy,
perché è un videogame e tu all'inizio hai sette vite, non una vita
sola o due, ma sette, corri nel castello e c'è un mostro e una
spada magica e un altro mostro e un tesoro e insomma, il gioco è
che devi salvare la principessa e certe volte riesco, certe volte
però è difficile, anche se all'inizio hai sette vite, perché dopo
è sempre più difficile, più vai avanti e più muori sempre. Adesso
io sto più bene e a me piace l'Italia perché è più libera, io
imparo l'italiano e posso giocare di più con gli altri bambini e
imparo dei giochi nuovi come lupo-pecora e se un papà mi vuole
vedere, adesso torna qui.

Il mio primo papà arriva in Italia dalla
Germania, in macchina, con la sua moglie nuova e la bambina: lui,
la sua moglie nuova e la bambina piccola sono venuti a prendermi,
perché adesso ci sono le vacanze di Natale e io non vado a scuola,
vado in vacanza con loro, in Germania. Noi salutiamo la mamma, il
nonno e la nonna e partiamo in macchina e io sono emozionato con
il mio primo padre, perché lui non lo vedo quasi mai adesso che
abito in Italia, poi perché certe volte mi sembra di essere molto
fortunato, perché io non ho solo un papà, ma due. In macchina noi
parliamo, io ho molte cose da raccontare, ma non in italiano, in
tedesco, perché la bambina piccola e sua mamma non parlano
italiano, perché sono tedesche, anche mio padre non capisce bene:
per fortuna io mi ricordo ancora come si parlava in" tedesco,
altrimenti non sapevo cosa fare!

In Germania noi mangiamo insieme, al
ristorante e a casa, e dopo io gioco con la bambina, perché è un
po' cresciuta ed è come mia sorella, noi non abbiamo la stessa
mamma, però abbiamo sempre lo stesso papà, mio papà. Però lei è
ancora un po' piccola per giocare con me, perché ormai io ho nove
anni e lei due o tre, poi non ci vediamo quasi mai, non ci
conosciamo bene, allora non siamo tanto amici, però io sono
gentile con lei, sto attento che non si fa male e se vuole giocare
con me io non dico no, perché sono più grande. Quando torniamo a
casa dalla Germania io sono felice di vedere mia mamma, mio nonno
e mia nonna, però il mio secondo papà non è tornato. Il giorno più
bello delle mie vacanze di Natale è quando io torno a scuola,
perché io ho fatto tutti i compiti e ho anche letto il libro e ci
sono tutti i miei amici e le maestre. lo racconto tutto a Jo, a
sua sorella Gloria. - lo ho due papà, e tu? - lo quattro,
cinque... - dice Jo, lui ride. - Quanti papà? Cinque? lo non
pensavo che ne aveva cinque, ma forse lui dice così solo per
ridere, perché lui ride sempre e racconta anche un po' di balle,
certe volte, ma per ridere, racconta balle, non è cattivo. - Si,
ma adesso non ci sono, c'è solo mia mamma e la nonna! Allora tu
hai detto che noi siamo molto fortunati, mi sembra che hai detto
così, è vero, perché tu conosci dei bambini che non hanno neanche
un papà e, certi bambini, neanche la mamma, come Claudia, in
Brasile, o come Peter, quando era in Russia, allora due anni fa
lui viene in Italia per prendere un papà e una mamma nuovi,
italiani. Allora Jo ha detto: - I papà non sono importanti, la
mamma è importante! lo in Germania non amavo nessuno, invece in
Italia amo sei bambine della classe, però soprattutto la Jessica,
perché per me è più bella. lo dico a tutte e sei: -
Ti amo! Ti amo! Ti amo! Però tutte e sei hanno detto: - No!
No! Non ti voglio! Allora sono andato via e non ho detto più
niente, perché sono rimasto male, però non piangevo. Stavo male
perché pensavo che ne avevo sei, o cinque, o quattro, o tre, o
due, o una... invece non mi ha voluto nessuna e così adesso non ho
nessuna. A me però non interessa molto, perché sono ancora bambine
e poi ci sono molte altre bambine e ancora e ancora e io non le so
certe cose, perché sono piccolo. Per me hanno detto di no perché
ho gli occhiali, non sono simpatico abbastanza, per loro sono
antipatico, perché non parlo ancora bene italiano e allora non mi
conoscono ancora bene, perché sono arrivato in Italia da pochi
mesi, non da un anno, due anni. Oppure perché sono troppo nervoso,
perché mi agito e certe volte, quando giochiamo, io picchio, però
io picchio i maschi, perché giochiamo, le bambine non tanto.

Se mi ama non la picchio mai! Anche Gloria
non mi ama, lo so anche se non ho mai detto Ti amo! a lei, perché
si capisce che non mi ama, poi me lo ha detto lei, perché vedeva
che io chiedevo a tutte le altre bambine della classe e della
scuola e allora una volta, appena guardo lei, appena io vado
vicino, lei ha detto subito Nooo! anche se io non avevo detto
niente, a lei, giuro! A me non interessa proprio quello che dicono
le bambine, mi stancano, con Jo invece mi diverto, perché certe
volte lui ride, quando parlo, oppure lui ride da solo e dopo rido
anche io, perché mi è simpatico, scherza sempre, poi Jo sa fare
molte facce. Quando Jo non ha i fogli del quaderno, io do a Jo i
miei, anche a Gloria do i fogli, se li vuole, e domani mi dà i
fogli indietro, se ha comperato i fogli, oppure io non voglio i
fogli, non importa. A casa io faccio i compiti e gioco con i miei
giochi, però mi piace di più andare fuori in bicicletta, in
strada, andare dai miei amici, se mi vogliono ancora, giocare
insieme, oppure vado in chiesa quando c'è la messa, alla sera,
perché faccio il chierichetto e tutti mi guardano. Anche a scuola
mi piace, io faccio sempre quello che fa un altro bambino, per
esempio faccio come fa Jo: se tu dici di scrivere io, prima,
guardo cosa fa Jo e dopo faccio come lui, perché se lui scrive, io
scrivo, ma se Jo non scrive, io non scrivo, perché a me piace fare
le cose come tutti i bambini del mondo, insieme, non mi piace fare
le cose da solo.
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