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Un'animazione insolita regnava
nelle strade di Londra alla vigilia di Natale: uomini e donne
discutevano vivacemente ai crocicchi, davanti alle botteghe,
mentre nella via principale, uno dopo l'altro, quasi obbedendo a
un invisibile; richiamo, i più illustri signori del regno,
provenienti da diversi paesi lontani, sfilavano con il loro
seguito per disperdersi poi nelle cento locande della città. In
realtà l'avvenimento che si preparava era di quelli destinati
davvero a essere ricordati per chissà quanto tempo nelle notti
d'inverno, davanti al fuoco, o a essere cantati nei superbi
castelli da ispirati menestrelli.

Uter Pendragon, re di tutta
l'Inghilterra, era morto da poco più di un mese senza lasciare
figli, e i potenti baroni, visto che nessuno di loro poteva
vantare titoli che ne dimostrassero il diritto alla successione,
si erano rivolti a Merlino affinché fosse lui a scegliere il nuovo
sovrano. Merlino, che oltre a conoscere come nessun altro le arti
magiche, era considerato a ragione l'uomo più saggio del regno,
aveva pregato di attendere la nascita di Nostro Signore: a Londra,
nel sacro giorno di Natale, Dio avrebbe manifestato la sua volontà
e l'Inghilterra a avrebbe avuto una nuova guida. Tra i nobili che
in quell'occasione erano giunti a udire l'atteso giudizio vi era
anche ser Antor, seguito dai due giovani figli: Keu, fatto da poco
cavaliere, e il sedicenne Artù. La mattina di Natale, durante la
messa, la chiesa fu affollata come non mai: la gente del popolo
guardava con curiosità e insistenza gli abiti sgargianti e i volti
fieri dei signori raccolti nelle prime file, quasi cercasse di
indovinare su quale capo si sarebbe fra poche ore posata la corona
regia. Ma enorme fu la sorpresa quando, all'uscita dal tempio, un
incredibile spettacolo si presentò agli occhi di tutti:

in mezzo alla piazza, su un
grande blocco di roccia squadrata, era posta un'incudine, e
nell'incudine era conficcata una spada, di cui era visibile
soltanto la splendida impugnatura, che recava incise, in lettere
d'oro, queste parole: Soltanto chi saprà estrarre questa spada
sarà scelto da Gesù Cristo per regnare su tutta l'Inghilterra.
Subito i più illustri baroni corsero a cimentarsi, uno dopo
l'altro, nell'impresa, ma nessuno fu capace di smuovere
minimamente la lama. L'arcivescovo decise allora che a tutti fosse
concesso di sottoporsi alla prova, rimandando però il nuovo
tentativo al giorno di Capodanno, dopo che si fosse svolto il
tradizionale torneo. Quando il momento fu giunto, anche Keu,
fresco cavaliere, volle parteciparvi per dimostrare la sua abilità
con le armi. Avendo però dimenticato la propria spada nella
locanda, pregò Artù di andargliela a prendere. Il ragazzo obbedì
di buon grado, ma, una volta giunto alla locanda, scoprì con vivo
disappunto che essa era chiusa, probabilmente perché anche i
padroni avevano voluto assistere al torneo. A malincuore, volse
indietro il cavallo e si diresse verso il luogo dove Keu lo
attendeva.

Passando nella piazza deserta, vide la
spada incantata splendere nella luce del mattino: quasi senza
avvedersene, forse per gioco o forse perché spinto da una forza a
lui sconosciuta, ne afferrò l'elsa e la tirò verso sé,
sollevandola facilmente. La sorpresa di Artù fu grande, ma, a
dimostrazione della sua ingenuità e del suo buon cuore, nemmeno
per un attimo fu sfiorato dall'idea di poter essere lui il nuovo
re. Semplicemente, pensò che quella spada avrebbe risolto i guai
del fratello, permettendogli di partecipare al torneo. Così, con
animo lieto lo raggiunse e gli disse con grande semplicità: "Non
avendo più trovato la tua spada, ho preso quella conficcata
nell'incudine". Keu non rispose, ma subito andò dal padre e,
mostrandogli la spada, gli si rivolse con goffa solennità: "Ecco,
padre: io sarò il re d'Inghilterra!". Il saggio Antor, che
conosceva il carattere un po'sbruffone e scriteriato del figlio,
non si sognò nemmeno di credergli e, messolo alle strette, lo
costrinse a confessare la verità; quindi chiamò Artù e con lui si
recò alla roccia.

Il ragazzo, su invito del genitore, ripose
la spada nell'incudine, poi tornò ad estrarla con facilità, quasi
con dolcezza. A quel punto, Antor, visibilmente commosso, lo
abbracciò e gli disse con voce incrinata dall'emozione: "Artù,
devo farti una confessione molto importante, che forse ferirà il
tuo cuore, ma che ti aprirà la strada della gloria. Tu non sei mio
figlio. Avevi pochi giorni quando mi fosti affidato da Merlino,
che mi raccomandò di tenerti caro come se fossi sangue del mio
sangue. Così feci, e mia moglie addirittura affidò Keu a una balia
per riservare solo a te il suo latte. lo non so chi ti abbia
generato, ma so che a te è destinato il trono d'Inghilterra. In
nome di ciò che ho fatto per te, una sola grazia ti chiedo: quando
regnerai, concedi a Keu di essere al tuo fianco e perdonagli gli
errori che il suo carattere superficiale gli farà commettere".
Artù non sapeva se piangere o gioire per quella notizia; infine,
dopo aver abbracciato ancora una volta l'uomo che per lui
continuava a essere come un padre, rispose con le lacrime agli
occhi: "Farò ciò che tu vorrai, Keu sarà sempre con me, ma tu non
abbandonarmi, altrimenti che potrei fare senza di te?". Antor si
recò immediatamente dall'arcivescovo, pregandolo di riunire tutti
i baroni nella piazza della città; quindi, chiamato al suo fianco
Artù, dopo aver spiegato pubblicamente come egli lo avesse accolto
nella sua famiglia, lo invitò a ripetere l'esercizio che già due
volte gli era riuscito così bene. Il giovane, mentre tutti lo
guardavano incuriositi e increduli, sfilò la spada con leggerezza.
Un mormorio di stupore si levò attorno, poi, mentre qualcuno
giungeva le mani a ringraziare il Signore, cominciarono a sentirsi
qua e là proteste sempre più decise.

"Il mio onore non mi permetterà mai di
inchinarmi davanti a un ragazzino!", diceva un potente barone.
"Non è figlio di Antor: di chi è figlio allora?"
faceva eco un altro; ed ancora: "Non può divenire re chi non è di
nobile famiglia". Sentendo il malcontento crescere, l'arcivescovo
fece silenzio e con voce vibrante ingiunse: "Nessuno può mettere
in discussione la volontà del Signore che si è così chiaramente
manifestata!". Le proteste tacquero finalmente e Artù, dopo una
messa solenne, fu unto e consacrato. L'Inghilterra aveva un nuovo
sovrano.

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