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Il Fidanzamento.
Quando uno dei giovani è innamorato, non è libero di manifestare il suo affetto all'altro, come succede da noi, ma vengono coinvolti i parenti e precisamente gli zii. Infatti saranno lo zio della ragazza e quello del ragazzo che combineranno il matrimonio, indipendentemente dalla volontà dei due giovani ed inoltre si accorderanno sulle modalità e sui tempi relativi alla cerimonia.
 Nel Camerun la donna non è ancora cosciente di avere diritti e dignità pari all'uomo, ma ora, grazie al Ministero per l'emancipazione femminile si stanno facendo piccoli progressi verso la libertà di scegliersi autonomamente il proprio compagno, senza la mediazione degli altri. Prima del matrimonio la famiglia del ragazzo deve portare la dote alla famiglia della ragazza. Essa viene stabilita dallo zio intermediario e non verrà consegnata agli sposi perché ne facciano uso, ma resterà alla famiglia della sposa come ricompensa per la perdita della figlia.Un ragazzo, se non possiede soldi o beni non può sposarsi e sarà costretto perciò a procurarseli in qualche modo, anche a costo di emigrare per poter racimolare quanto è stato pattuito dagli zii inter­mediari. La dote può consistere in un grosso maiale, una damigiana di vino oppure una somma di denaro in franchi che può variare a partire da un minimo di circa L. 50.000 fino ad arrivare ad ingenti cifre.
Lo scambio di doni tra fidanzati.
Il dono del fidanzamento non è un brillante o altro gioiello costoso, tanto meno un mazzo di fiori, ma in genere un semplice regalo, come ad esempio un pollo.
La fedeltà.

In questo popolo la fedeltà nel matrimonio è molto importante. Perciò le persone si sposano quando sono sicure di essere fedeli e spesso le unioni avvengono per questo motivo in età matura, a volte, anche dopo aver avuto dei figli. C'è questo desiderio di rispettare la sostanza del matrimonio cristiano, cioè la fedeltà, mentre, nella nostra cultura, questo valore ha perso di significato.
Gli abiti.

L'abito della sposa viene confezionato dalle donne per tempo, e preferibilmente bianco e di semplice fattura; in testa la sposa solitamente usa mettere una cuffia bianca che raccoglie i capelli. Anche l'abito dello sposo è molto semplice. Gli invitati, ossia tutti gli abitanti del villaggio, indossano il loro vestito migliore e le ragazze pettinano i capelli alle amiche facendo loro graziose acconciature con numerose treccine e per questo impiegano parecchie ore.C'è aria d'attesa e di preparativi in tutto il villaggio. Per gli abitanti del Camerun è importantissimo il colore degli abiti; nei giorni di grande festa indossano vestiti molto colorati; essi attraverso il colore esprimono i loro sentimenti. Il rosso, il giallo e il bianco vogliono comunicare luce, gioia, felicità, vita.
L'addobbo.
Anche nel Camerun si dà importanza all'addobbo: per questo vengono ornate le strade, le case ed anche la chiesa con la collaborazione di tutti gli abitanti del villaggio.
Gli anelli.
Durante il rito del matrimonio gli sposi si scambiano gli anelli. Essi sono fatti di un metallo qualsiasi o anche d'oro, ma di bassa caratura e vengono acquistati in città per tempo. Il matrimonio in Camerun è comunitario, avviene contemporaneamente nelle parrocchie per tutte le coppie che sono già pronte ed il numero varia dalle 10 alle 15 per volta. Il padre accompagna la figlia all'altare come si usa fare da noi e il sacerdote celebra il rito nuziale. Finita la cerimonia gli sposi escono dalla chiesa, ma non si usa lanciare il riso perché esso rappresenta un prezioso alimento, il loro pasto migliore, quello delle grandi occasioni. Poi iniziano i festeggiamenti, tutti cominciano a danzare al suono ritmato dei tamburi.
Il pranzo.

Nella nostra cultura gli sposi organizzano il pranzo individualmente, nel Camerun, invece, ogni famiglia collabora all'allestimento del banchetto. Ognuno porta qualcosa, quello che di meglio ha (a volte anche solo un po' di farina di manioca). Vengono messi in comune persino modesti arredi: le sedie, le panche, gli utensili, il vasellame. Tutti accorrono, anche gli abitanti dei villaggi vicini, richiamati dal suono forte dei tamburi. Essi sono felici e sicuri, almeno per quel giorno, di poter mangiare.
Riccardo Corsini, Dino Dragoni, Elisa Bucci, classe 5°B, scuola elementare "Vittorio da Feltre", 2° Circolo di Sassuolo (Mo), insegnanti: Franca Mussini, Marcella Dall'Aglio, M. Antonia Spada.
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