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Una mattina di ottobre, molto presto,
qualcuno lasciò un cestino fuori della porta di casa nostra. Nel
cestino c'era un gatto. Un gattino piccolo, appena nato. Notammo
subito che aveva qualcosa di strano. Infatti era un gatto verde.
Al mondo esistono gatti di tutti i tipi: bianchi, rossi, grigi,
neri. E poi tigrati, pezzati, mechiati. Un gatto verde, però,
nessuno lo aveva mai visto. Quando si
diffuse la voce che noi avevamo un gatto verde, i bambini del
vicinato cominciarono a fare la fila, fuori della porta di casa
nostra, per vederlo. . Dopo che tutti i
bambini del quartiere lo ebbero visto, iniziarono a venirne dalle
vie e dalle strade vicine, perché quelli che avevano visto il
gatto verde lo avevano raccontato ad altri bambini, che volevano
vederlo anche loro.

Venivano in due, tre o anche quattro alla
volta. Suonavano alla porta e dicevano: - È qui che
avete quel gatto verde? Poi entravano e camminavano in
punta di piedi, senza parlare e senza toccare niente. Dopo aver
visto il gatto qualcuno diceva: - Cosa c'è per
merenda? E per merenda c'era sempre pane, burro e zucchero
oppure pane e nutella. Per tutti. Anche se erano quattro o cinque.
Molti bambini, che erano già venuti a vedere il gatto verde,
tornavano a rivederlo anche due o tre volte. Alcuni erano miei
compagni di scuola oppure bambini che conoscevo. Altri invece
erano bambini che non avevo mai visto. Un giorno un bambino che
non avevo mai visto mi chiese: - Ma fa anche la cacca verde? - Sì,
dissi. La fa verde. - E ne posso avere un pezzetto da far vedere a
scuola? Il bambino che non avevo mai visto andò via contento, con
il suo pezzetto avvolto in un foglio di carta argentata.

Come un bon bon. Il
giorno dopo vennero altri due bambini e anche loro volevano un
pezzetto di cacca verde, da far vedere a scuola. Il giorno dopo
ancora, di bambini ne vennero tre,
poi quattro, sei, otto. Tutti
volevano uh pezzetto di cacca verde da far vedere a scuola. Dopo
due mesi, da quando il gatto verde era arrivato in casa nostra ed
era cominciato il viavai di bambini, ci rendemmo conto che il
gatto non aveva ancora un nome. Lo chiamammo Robin.
Come Robin Hood. Perché tutti e
due, si può dire, erano vestiti di verde. Per tutto l'inverno i
bambini non smisero di suonare alla porta per vedere il gatto
verde. Nel frattempo Robin cresceva; farsi vedere,
toccare e carezzare non gli dispiaceva. Qualche volta i
gatti sono molto vanitosi e Robin lo era.

Un giornale pubblicò anche un articolo con
una sua fotografia. Il titolo dell' articolo diceva: «Trovato un
gatto verde». Nella foto c'era il nostro Robin ma non si capiva
che era verde, perché la foto era in bianco e nero. Dopo qualche
tempo ci telefonò una signorina di un canale tivù. Volevano fare
un documentario sul nostro gatto e farci anche delle domande. Gli
operatori della tivù vennero un pomeriggio e rimasero in casa
nostra più di tre ore. Quando però mandarono in onda il
documentario, durò in tutto meno di dieci minuti. Dopo quel
documentario in casa non ci fu più pace! Anche se durava solo
dieci minuti, migliaia di persone, forse milioni, lo avevano visto
e tutti volevano venire a vedere Robin, il gatto verde, dal vero.
Telefonavano a tutte le ore del giorno. E anche di notte!
Iniziarono a venire persone da altre città, per vederlo. Tra i
visitatori c'erano giornalisti, fotografi, zoologi, collezionisti
e vallette della tivù. E tutti facevano un sacco di domande. -
Perché è verde? - È vero che mangia solo pasta al pesto? - Ma non
è che l'avete pitturato voi, di verde? - Possiamo
fargli una foto? - Possiamo prendergli un ciuffo di peli?
L'inverno passò e con l'estate, finita la scuola, i bambini
presero ad andare chi al mare, chi in campagna.

Qualcuno veniva ancora a vedere il nostro
gatto, ma erano pochi. Uno, due al massimo, per volta. Robin però
preferiva non farsi vedere. Stava in giardino, nascosto nell'
erba, per giornate intere. In giardino spesso, si addormentava tra
le ortensie, e nel verde, essendo verde lui stesso, era difficile
vederlo. . Dopo l'estate, ricominciò la scuola e con essa
ricominciò il solito traffico. Bambini fuori della
porta. Merende. Bambini che se ne andavano con i loro
pacchetti. E così l'autunno e anche l'inverno. Con il passare dei
mesi, però, vennero sempre meno bambini. Del resto, quasi tutti
ormai avevano visto il gatto verde. E quasi tutti avevano preso un
pezzetto di cacca verde da far vedere a scuola. Venne di nuovo la
primavera e Robin prese a sparire per giornate intere. . Tornava
solo la sera, sempre più magro, stanchissimo. Mangiava di fretta,
beveva l'acqua nella sua ciotola, pisolava un po'. Poi spariva di
nuovo. Dove andava? Nessuno lo sa. Ma intorno a casa nostra
circolavano molte gattine e forse Robin ne aveva trovata una che
gli piaceva. Verso la fine dell' estate Robin sparì per una
settimana. Poi due. Poi mesi. Durante l'inverno non lo vedemmo
quasi. Fuori nevicava spesso. Per circa due anni lo vedemmo
raramente. D'inverno qualche volta entrava in casa e dormiva sul
divano. D'estate compariva d'improvviso, dopo settimane che non si
vedeva. Mangiava in fretta, beveva, pisolava. E ripartiva.
La mattina in cui Robin tornò per sempre, ero
seduto sulla porta e leggevo un fumetto. La scuola era finita da
poco. Robin comparve nel giardino, lo attraversò, entrò in casa e
si addormentò sul divano. Da quel giorno in poi non se ne andò
più. Dormiva giornate intere sul divano e qualche volta sul
mio letto. Mi guardava fare i compiti; mi guardava giocare,
leggere i fumetti e suonare la chitarra. Se al
pomeriggio uscivo in bicicletta, quando tornavo, all' ora di cena,
lo trovavo nello stesso posto dove lo avevo lasciato. Con gli anni
il pelo di Robin aveva perso lucentezza. Però era sempre un gran
bel gatto verde. Si muoveva poco e perciò ingrassava. Nessuno
veniva più a vederlo, ma un giorno arrivò la lettera di una
rivista inglese che ne aveva sentito parlare e voleva che gliene
mandassimo una foto. Fu l'ultima foto che scattai a Robin. Non era
un gatto molto vecchio: quando lo trovammo sulla porta di casa era
appena nato.

Con noi era rimasto per due
anni, poi era sparito per altri due. Quando tornò rimase con noi
ancora un anno. Cinque anni non sono molti per un gatto, ma lui a
cinque anni morì lo stesso.Dopo abbiamo avuto altri gatti. Doris,
Blanco, Ramon. Tutti belli, tutti speciali, ma nessuno speciale
come lo era stato Robin. Qualche giorno fa ho ritrovato la
foto pubblicata dal giornale e devo dirvelo, mi è mancato tanto,
il mio "speciale gatto verde".
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