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A tredici anni dice ai genitori Jacques e Isabelle: "Sento spesso voci di santi: Michele Arcangelo, Caterina di Alessandria, Margherita di Antiochia...". Ma ne riceve, afferma, solo pie esortazioni. Invece a diciassette anni confida:
"Le “voci” mi comandano di liberare la Francia!". Il padre s’infuria, lei scappa e passa per matta. Ma quando predice esattamente una sconfitta francese, i nobili della zona l’accompagnano dal re, che si trova a Chinon.  E’ Carlo VII, 26 anni, debole, incerto, tormentato dal sospetto di essere figlio illegittimo (il passato di sua madre non è rassicurante). Intanto il Nord della Francia, con Parigi, è in mano a inglesi e borgognoni; l’esercito di Francia è fiacco e ladro, Orléans è sotto assedio inglese. E questa contadina analfabeta parla al re di vittoria, indovina i suoi pensieri presenti e passati, gli annuncia castighi celesti se non salva la Francia...
Allora lui, consultati professori e magistrati, le dà mano libera. Chi la dice pazza, chi santa. Giovanna d’Arco, invece, ha in mente un limpido progetto, che comincia dal risanamento dell’esercito: domina e persuade i comandanti, si impone alla truppa, riporta la disciplina. Senza fare miracoli: e proprio questo è il suo miracolo. Parla, rimprovera, stimola. Sa che alla Francia in ginocchio occorre subito una vittoria, e si mette alla testa delle truppe che liberano Orléans dall’assedio.
Ora i soldati ritrovano una dignità, contenti di obbedire a Giovanna, anche se è assai dura con chi bestemmia. Poi viene l’atto politico essenziale. Giovanna trascina il riluttante Carlo VII a Reims, per ricevervi la consacrazione il 17 luglio 1429. Così la Francia ha un vero e indiscusso re, davanti al quale numerose città ostili ora aprono le porte. È la svolta politica e militare verso la rivincita: nel 1437 Carlo VII entrerà trionfalmente a Parigi. Ma Giovanna non c’è più. Già ferita davanti a Parigi (settembre 1429) era stata poi catturata a Compiègne dai borgognoni, venduta agli inglesi e da questi sottoposta a processo come strega a Rouen, davanti a un tribunale presieduto da Pierre Cauchon, vescovo di Beauvais, e formato da quaranta tra inglesi e francesi anglofili. Giovanna non aveva difensori. Fu considerato delitto anche l’aver indossato in guerra abiti maschili.
Tenne testa ai giudici, ribadì che le “voci” non l’avevano ingannata, superò un momentaneo cedimento, invocò ancora le “voci”, ascoltò con fermezza la condanna a morte: rogo per stregoneria. Giovanna d’Arco morì sui diciannove anni, nella piazza del Mercato a Rouen, fissando il crocifisso che il suo confessore teneva alzato davanti a lei. Nel 1455 papa Callisto III ordinò la revisione del processo, con la sua piena riabilitazione. Giovanna è stata poi beatificata da Pio X nel 1909, e canonizzata da Benedetto XV nel 1920.
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