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In una buia camerata nel collegio
degli Scolopi ad Urbino, stava rannicchiato nel lettino
sconosciuto,perché era la prima volta che dormiva lontano da casa e
dalla mamma, Giovanni di sette anni, singhiozzando
disperatamente. Poi, una voce di ragazzo gli sussurrò amorevolmente:
" Sta zitto, recita le preghiere e fa la nanna!".

E' la voce di Giacomo il fratello
maggiore del bambino che piangeva e che diventerà uno dei più
delicati poeti italiani. E da poeta, Pascoli, ricorderà sempre i
compagni del collegio; gli sembrerà di rivederli quando facevano
alzare nel vento i grandi aquiloni. Conoscete la poesia
"L'aquilone"?... " C'é qualcosa di nuovo oggi nel sole.. Sì gli
aquiloni!.. E' questa una mattina che non c'é scuola. Siamo usciti a
schiera.. Ognuno manda da una balza la sua cometa per il ciel
turchino.

Ed ecco ondeggia, pendola, urta,
sbalza... tra un lungo dei fanciulli urlo s'innalza." Il dolore
bussò presto al cuore di Giovanni; un giorno di agosto del 1867
attese invano il padre per tornare a casa, in vacanza. Non lo
avrebbe più visto; papà Pascoli era stato assassinato da uno
sconosciuto, con una fucilata. Era in calesse e la cavalla -La
cavallina storna della bella poesia- aveva continuato la strada e
l'aveva riportato a casa. Dal dispiacere anche la mamma di Giovanni
morì poco tempo dopo ed il poeta capì il tormento di essere orfano.

Nella povertà, Giovanni terminò il
liceo; poi fu studente di Lettere all'Università di Bologna. Con i
compagni faceva allora, lunghe passeggiate sotto i portici della
città, parlando di lezioni, di progetti per il futuro. Il ricordo di
questi colloqui e dei problemi che hanno avuto i giovani lo
accompagnò nella vita, e quando diventò professore seppe essere
vicino ai suoi allievi, comprendendoli ed esortandoli. Dal dolore,
Pascoli imparò una grande verità: che bisogna sempre dire una parola
di perdono, di bontà, di pace e di amore agli uomini che, a volte,
fanno del male a sé stessi e agli altri senza rendersene conto.
Questa grande verità la trasmise ai giovani di ogni tempo attraverso
i suoi versi.

Quante poesie ha dedicato ai ragazzi!
Ricordate la più famosa? " Oh Valentino, vestito di nuovo- come le
brocche dei biancospini!". All'amore per la famiglia e per i
fanciulli, il poeta unì un profondo amore per la natura; come San
Francesco del quale si sentiva "frate minore". Per questo Pascoli vi
é grande amico: i suoi versi vi spronano ad amare come lui amò.
Pascoli ora riposa nella casa di Castelvecchio, poco lontano dalla
sua tomba, oggi giocano i bambini dell'asilo fatto costruire da
Mariù, l'unica sorella che il poeta ebbe accanto. Bambini...la più
cara compagnia per la tomba del grande poeta.
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