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“Siamo i bambini vittime della guerra in Cecenia. Ci rivolgiamo
alla comunità internazionale perché fermi la guerra in Cecenia
perché noi stiamo soffrendo. Perché noi, da quando siamo nati, non
abbiamo visto altro che violenza, uccisioni, atrocità e genocidi
che la Russia sta commettendo contro il popolo ceceno.

Noi, bambini ceceni, come tutti gli altri bambini della Terra, non
vogliamo altro che andare a scuola, essere felici, essere amici e
vivere in pace. Vogliamo che nessun bambino al mondo viva quello
che viviamo noi, veda quello che abbiamo visto noi. Questa guerra
ha reso molti bambini ceceni disabili e orfani. Moltissimi bambini
sono morti sotto le bombe dei Russi. Veniamo massacrati ogni
giorno e quelli che hanno più di dodici anni spariscono senza
lasciare traccia. Noi, bambini vittime della guerra in Cecenia,
chiediamo alla comunità internazionale di aiutarci a fermare
questa guerra, di far ritirare l’esercito russo, di cui non
abbiamo nessun bisogno. Chiediamo che ci venga restituita la
nostra infanzia”. Firmato: Akhmed Askhabov, 13 anni, Khava
Akhmatova, 12 anni, Mata Sasurkayeva, 12 anni, ovvero tre piccoli
profughi ceceni rifugiati in Georgia.Migliaia
di bambini uccisi.
Secondo i dati forniti dagli indipendentisti ceceni, in dieci anni
di guerra sono morti almeno 20 mila bambini ceceni. Recentemente,
sempre da parte indipendentista è stata diffusa la cifra di
addirittura 42 mila bambini uccisi. Numeri incredibili, contando
che la Cecenia, prima della guerra, aveva una popolazione che
superava di poco il milione di abitanti. Ma se si considera che
questo conflitto ha causato almeno centomila vittime civili (e
altrettanti combattenti), e se si tiene conto del fatto che il 40
per cento della popolazione cecena era composta (dati 1994) da
minori di sedici anni, questi numeri rischiano di non essere poi
così lontani dalla realtà.

“E impossibile stabilire quanti bambini sono morti a causa di
questa guerra”, ammette Magomed Magomadov, presidente
dell’Associazione avvocati ceceni. “Sicuramente ne sono morti a
migliaia”. Secondo Madina Magomadova, Presidente dell'Associazione
Madri della Cecenia per la Pace, venuta recentemente in Italia,
“in Cecenia ci sono più di duemila bambini mutilati a causa delle
mine disseminate dai russi nei boschi dove i bambini vanno a
giocare o portano a pascolare il gregge”. Migliaia di bambini che,
se hanno avuto la fortuna di non morire, sono destinati a rimanere
senza gambe o senza braccia perché in tutta la Cecenia non esiste
un centro di chirurgia ortopedica e di riabilitazione in grado di
impiantare loro delle protesi, di cambiarle ogni sei mesi seguendo
la crescita e di insegnare loro ad usarle. Il centro simile più
vicino si trova in Ossezia del Nord, a Vladikavkaz: un Prosthetics
Workshop finanziato dall’Onu, “che però – ammette il suo
direttore, dottor Vladislav Yesiyev – non riesce a curare più di
quindici pazienti alla settimana”. In alternativa ce n’è un altro,
ancora più piccolo, gestito dalla Croce Rossa Internazionale, a
Nalcik, in Cabardino-Balcaria, ma è troppo lontano.
La guerra ha prodotto poi migliaia e migliaia di orfani. Secondo
il già citato Magomed Magomadov, “solo nel corso dell’anno 2000,
24 mila bambini sono diventati orfani a causa della morte o della
sparizione dei genitori”.

Ma non ci sono stime ufficiali, dato che la
tradizione cecena della famiglia allargata fa sì che molti bambini
rimasti senza padre e madre vengano poi accuditi da zii, nonni o
altri parenti, rimanendo fuori dalle statistiche. Sono moltissimi
comunque quelli che rimangono per strada, soprattuto nella
capitale cecena. Vivono come randagi tra le macerie di Grozny,
vivendo di accattonaggio o organizzandosi in baby-gang. Molti
vengono arrestati dalla polizia e rinchiusi in centri minorili.
Altri finiscono a fare ‘lavoretti’ per la guerriglia separatista.
Come è accaduto a Turko.
Questo ragazzino di Grozny aveva perso entrambi i genitori nei
bombardamenti russi del 1999.

Dopo aver vissuto per
alcuni mesi con suo zio in un piccolo villaggio, si era stufato ed
era scappato. Tornato a Grozny, è entrato in una banda di piccoli
teppisti . Poi ha cominciato a sotterrare mine in città per conto
dei guerriglieri, che lo pagavano fino a cento dollari al mese.
Dopo l’esplosione di un blindato russo, è stato arrestato in una
retata dei militari federali. Una settimana dopo il suo cadavere è
stato ritrovato in una strada del centro di Grozny.
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