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Odense è una città della Fionia, la più
dolce e ridente delle isole che formano la Danimarca. A Odense
viveva un povero ciabattino. Quando, nel 1805, gli nacque un
bambino, gli mise nome Hans Christian e, non avendo i soldi per
comprargli una culla, gliene fece una usando le assi tolte a un
catafalco. Il padre cercava di rallegrare come poteva l'infanzia
del piccolo Christian, e gli raccontava storie fantastiche e fiabe
di ogni genere. Ma morì presto, e la madre non aveva molto tempo
da dedicare alla fantasia, perché doveva lavorare duramente. Per «
tenersi su », beveva molto.

La sua storia tristissima è raccontata nella
fiaba: «Non era buona a nulla ». Christian crebbe solitario: era
brutto e goffo, i coetanei lo prendevano in giro. Egli però
riusciva ad evadere dalla tristezza, raccontando fiabe ai più
piccoli, che lo ascoltavano incantati. A 14 anni Christian lasciò
la città natale e andò a cercare fortuna nella capitale,
Copenaghen. Trovò chi si impietosì della sua miseria e cercò di
aiutarlo a intraprendere la carriera di attore, che era il suo
grande sogno. Non riuscì in questo, ma poté studiare, ottenere la
licenza di liceo ed avere una borsa di studio, che gli servì per
compiere un viaggio in Italia e in Germania. Grazie alla
esperienza di questo viaggio e alla passione per l'arte, scrisse
un romanzo e un volume di fiabe. Ai critici piacque di più il
romanzo, mentre al pubblico vasto piacquero moltissimo le fiabe.
Questa era la sua vera strada. Non lo volle capire subito, e
insisté a comporre drammi per il teatro, che non avevano grande
successo.

Ma quando nel 1837 uscì La sirenetta, egli
fu consacrato definitivamente grande scrittore. Come al vecchietto
narratore di fiabe che in molti dei personaggi delle fiabe
Andersen rappresentò se stesso o le persone che gli erano vissute
intorno. La sua ispirazione non è unicamente danese o
nordica, anche se lo è lo spirito del linguaggio usato: egli era
molto curioso di notizie e di letture, e prendeva spunto da
qualsiasi fonte che stimolasse la sua fantasia. Scelse per le sue
fiabe motivi spagnoli, italiani, arabi; le fece derivare da modi
di dire popolari o proverbiali. Si può anche affermare che in
ognuna delle sue fiabe si trovi, appena accennato o esteso,
seminascosto o palese; un riferimento alla sua vita. La carriera
letteraria di Andersen fu sempre in ascesa. Gli avvenne di essere
ospite al castello reale; nel 1867 fu nominato cittadino d'onore
di Odense, che per lui fu illuminata a giorno. Egli era ancora
vivo, quando già era stata fusa la statua che lo rappresenta,
circondato da fanciulli, nel parco di Copenaghen. Non vi furono
avvenimenti notevoli, nella sua vita, se non questo continuo
successo e l'ammirazione di adulti e di giovanissimi.

Forse un po' di malinconia offuscava le sue
giornate: infatti egli non riusciva a formarsi una famiglia, ed
avere una moglie e dei bambini. Ma si può ben dire che suoi figli
o nipoti un po' lo siano stati tutti i bambini del mondo, per i
quali egli seppe inventare le fiabe più belle che continuano a
riempire di sogni e di incantesimo l'infanzia: Il brutto
anatroccolo, Mignolina, La principessa sul pisello, Il soldatino
di stagno, I cigni selvatici, La regina della neve,

Le scarpette rosse, e tutte le altre che
mancano a fare il numero di 156: tante furono le fiabe scritte da
Andersen. Quando il grande poeta indiano Rabindranath Tagore,
recatosi in Danimarca, visitò le scuole di quel paese, disse: «
Perché avete tante materie? Ne basterebbe una sola: Andersen».
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