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IL
PELOSO ASSISTENTE DI SIGMUND FREUD

Sigmund Freud, il padre della psicoterapia, era un cinofilo
superlativo. Amava a tal punto i cani che nell'ultimo periodo della
sua vita, in occasione del suo compleanno, la figlia Anna faceva
indossare dei cappellini da party alle bestiole di casa. Ognuno
aveva il proprio posto a tavola, prendeva parte ai festeggiamenti e
gustava la sua fetta di torta insieme ai membri bipedi della
famiglia. A Freud piacevano soprattutto i chow-chow. Tra tutti
quelli che possedette, il più importante fu Jo-Fi. Il grande
psicanalista, convinto com'era che i cani fossero ottimi giudici del
carattere delle persone e contribuissero a mettere a loro agio i
pazienti, permetteva a Jo-Fi di assistere alle sedute di analisi. Se
il paziente era calmo e tranquillo il cane gli stava sdraiato
vicino, se invece era pieno di tensioni manteneva le distanze. Ma
questo non era il suo unico talento, né il più utile. Jo-Fi riusciva
immancabilmente a capire se una seduta era terminata. Trascorsi i 50
minuti canonici, il grosso chow-chow si alzava, si stiracchiava e si
avviava verso la porta dello studio. Così Freud sapeva sempre
quand'era ora di accompagnare il paziente all'uscita senza
consultare platealmente l'orologio.
LA
MINUSCOLA GUARDIA DEL RE DI FRANCIA

Enrico III, re di Francia, amava i minuscoli cani di razza papillon.
Ne aveva una piccola muta e spendeva profumatamente per mantenerli.
Presiedeva addirittura i consigli reali con un cesto pieno delle sue
amate bestioline appeso al collo, facendo arrabbiare i suoi
consiglieri. Forse erano infastiditi perché allora non c'era tempo
per simili frivolezze: Enrico III visse infatti in un'epoca
turbolenta, e per tutta la durata del suo regno fu quasi
perennemente coinvolto nelle guerre di religione tra cattolici (che
lui sosteneva) e protestanti. La notte del 10 agosto 1589, mentre
era diretto a Parigi per cingerla d'assedio, Enrico si accampò con
il suo esercito a Saint Cloud. Prima che il re si ritirasse per la
notte, venne ammesso al suo cospetto Jacques Clément, un frate che
aveva chiesto di vederlo. La cagnolina preferita di Enrico, Liline,
dimostrò un'antipatia immediata per quell'uomo e iniziò ad abbaiare
in modo così petulante che dovette essere portata via dalla stanza.
Il sovrano pagò a caro prezzo aver sottovalutato il fiuto della
bestiola, visto che il monaco estrasse un coltello e lo pugnalò
nello stomaco. Prima di spirare, il povero Enrico rimase agonizzante
per diversi giorni. Abbastanza a lungo per capire che era stata una
follia non aver dato ascolto all'avvertimento della piccola Liline,
la sua migliore consigliera e indubbiamente più abile di lui nel
giudicare i caratteri umani.

I CANI
MUSICALI DI WAGNER
Il grande compositore tedesco Richard Wagner intrattenne un rapporto
d'amore lungo una vita con i cani, e due di loro lo ricambiarono
concretamente aiutandolo nel suo lavoro. Il primo, Peps, fu una vera
e propria musa ispiratrice a quattro zampe. Wagner era solito
suonare alcune note al pianoforte e poi alzare gli occhi per vedere
se la bestiola, seduta sul suo sgabello, approvava. Dopo aver notato
che il cane manifestava reazioni diverse a certi passaggi musicali,
all'artista venne l'idea - insolita per quell'epoca - di associare
nelle sue opere particolari melodie a certi personaggi, ambienti o
stati d'animo. Armato di questo intuito «canino», Wagner iniziò a
comporre il suo capolavoro, un insieme di quattro opere riunite ne
L'anello del Nibelungo. Ma prima che il maestro completasse la
tetralogia Peps si ammalò e morì. Wagner ne fu distrutto, e tentò di
consolarsi comprando un nuovo cane, Fips. Un giorno, mentre
proseguiva il lavoro al ciclo de L'anello, il compositore portò Fips
a fare una passeggiata nel parco. Ascoltando il cane che correva
avanti e indietro sul tappeto di foglie secche, il padrone colse un
ritmo orecchiabile nei sue passi, e decise di incorporarlo nella sua
musica. E fu così che, nel Sigfrido, il passaggio che descrive il
viaggio del protagonista attraverso la foresta si ispirò quel
cagnolino che scorrazzava in un prato.

LA VOCE
DEL PADRONE
Alcuni loghi aziendali, come il «baffo» della Nike e la stella a tre
punte della Mercedes-Benz, sono riconosciuti in tutto il mondo, però
pochi sono longevi e amati quanto quello che ritrae un meticcio
inglese di nome Nipper che guarda assorto un antiquato fonografo. Da
più di un secolo questa figura, chiamata La voce del padrone, è uno
dei marchi più indelebili. Tutto ebbe inizio nel 1887, quando
l'artista britannico Francis Barraud ereditò un bastardino di nome
Nippper (ossia Pinzetta), perché mordicchiava le gambe della gente.
A lasciarglielo era stato suo fratello, Mark, insieme con un
fonografo a cilindri Edison Bell e alcune incisioni della sua voce.
Nipper visse con l'artista e la sua famiglia fino alla sua morte,
nel 1895. Alcuni anni dopo, nel 1898, Barraud dipinse un quadro che
raffigurava il cagnetto mentre ascoltava curioso la voce del suo
defunto padrone uscire dalla tromba dell'apparecchio. L'opera,
intitolata originariamente Dog looking al and lislening lo a
phonograph (Cane che guarda e ascolta un fonografo), venne proposta
a varie case discografiche, ma senza successo. Frustrato, Barraud
cambiò il titolo nel più intrigante His Master's Voice (La voce del
padrone). Alla fine, nel 1899, la neonata Gramophone Company decise
di acquisire i diritti dell'opera, ma solo se l'artista avesse
sostituito l'apparecchio Edison con un modello dal design più
moderno. L'autore accettò e ricevette 50 sterline per il quadro e
altre 50 per tutti i diritti. L'immagine venne usata in numerose
pubblicità e riscosse un successo immediato. Nel giro di pochi anni
guadagnò la copertina di tutte le nuove uscite della Gramophone e
diventò così popolare che l'azienda, pur non cambiando nome in via
ufficiale, diventò nota come HMV (l'acronimo del titolo dell'opera).
Negli Stati Uniti i diritti dell'immagine furono acquistati dallla
Victor Talking Machine Company, che la stampò su tutti i suoi
dischi. Nipper divenne così strettamente asssociato all'etichetta
discografica che gli annunci pubblicitari sulle riviste dicevano:
«Cercate il cane». Oggi la fama di Nipper è ancora enorme. Negli
Stati Uniti il suo profilo rappresenta l'azienda che succedette alla
Victor, la RCA. In Europa, la società che rilevò la Gramophone, la
EMI, si è diffusa anche in Italia dal 1931 con il nome VCM (dalle
iniziali di Voce del Padrone, Columbia e Marconiphone), mentre dal
1967 ha assunto la denominazione di EMI Italiana. In tutti questi
cambiamenti, il cane è rimasto.

IL PRECURSORE DI RIN TIN TIN
Oggi Rin Tin Tin è l'unica star del
cinema muto che il grande pubblico ricordi, ma in effetti un altro
pastore tedesco guadagnò le luci della ribalta prima di lui. Tutto
iniziò quando l'addestratore Larry Trimble decise di creare una star
a quattro zampe. Nel 1920 si mise dunque alla ricerca di un animale
con le carte in regola per diventare un idolo del cinema e trovò
esattamente quello che voleva in Germania: un robusto cane
poliziotto di tre anni (e 57 chili) di nome Etzel von Orinnger. A
dire il vero, al cane piaceva di più mordicchiare le persone
piuttosto che condividere con loro il set, ma Trimble vedeva in lui
grosse potenzialità. Gli cambiò nome nel più gagliardo Strongheart (Fortecuore)
e lo portò a Hollywood. Ci vollero mesi di addestramento per
smussare la sua indole sospettosa, però con il tempo Trimble riuscì
a trasformare Strongheart da pericolosa «macchina da combattimento»
in un compagno affettuoso e amichevole, oltre che in una promessa
del grande schermo. Comunque, è interessante sapere che il fiuto da
detective acquisito quando l'animale lavorava al servizio della
legge non lo abbandonò mai: riusciva a intuire il carattere degli
sconosciuti senza sbagliare e aveva l'abitudine di guardare
(letteralmente) in cagnesco, e adddirittura braccare, quelli di cui
non si fidava. Il suo primo film, The Silent Cali (Chiamata muta),
uscito nel 1921, trasformò istantaneamente il pastore tedesco in un
eroe del cinema d'azione. Proprio come i suoi colleghi bipedi, andò
in tournée in tutti gli Stati Uniti: ovunque si formavano
lunghissime code di fan ansiosi di vederlo e di dargli, magari, una
pacchetta affettuosa sul testone. Negli anni Venti, Strongheart girò
un film dopo l'alltro, tra cui Brawn of the North (Forza del Nord) e
The Return of Boston Blackie (Il ritorno di Boston Blackie). Il divo
intrecciò persino una relazione romantica con una femmina della sua
stessa razza, Lady Jule: i due comparvero insieme sullo schermo, e
fuori dal set misero al mondo parecchie cucciolate. La carriera di
Strongheart si concluse tragicamente nell'estate del 1929. Mentre
faceva le prove per un nuovo film, il cane, che di solito non
sbagliava una mossa, scivolò e cadde su un riflettore rovente.
L'ustione non guarì e lo portò alla morte nel giro di poche
settimane, ma la sua eredità continuò a vivere con forza
straordinaria: i suoi numerosi figli recitarono in molti film e
negli USA nacque una marca di cibo per cani che porta il suo nome.
Inoltre, cosa ancora più importante, Strongheart è uno degli unici
tre cani (olltre a Rin Tin Tin e Lassie) a vantare una stella nella
Walk of Fame di Hollywood.

QUANDO
PAL DIVENTÒ LASSIE
Chi non conosce la straordinaria Lassie? Ma chi sa che in realtà era
... un maschio? Pal, che nel 1943 recitò la parte della collie più
intelligente del mondo nel celeberrimo Torna a casa, Lassie!, ha una
storia interessante da raccontare, dagli esordi disastrosi nella
scuola di educazione e addestramento, dalla quale venne ritirato,
alla sua memorabile interpretazione (pur essendo innegabilmente
maschio) di una cagnetta. Lassie «nacque» nel 1938, quando lo
scrittore Eric Knight pubblicò un racconto sul Saturday Evening Post
intitolato Lassie Come-Home: narrava la vicenda di una collie che
attraversa tutta la Scozia per tornare dalla bambina a cui vuole
bene. Il popolare racconto diventò un ancor più popolare romanzo, e
nel 1943 la MGM ne acquistò i diritti per trame un film. Per
interpretare la parte della protagonista venne scritturata una
purosangue da concorso, ma a quel punto il fato ci mise lo zampino:
il fiume Sacramento, nel Nord della California, subì un'ondata di
piena, offrendo la possibilità irripetibile di girare delle riprese
spettacolari di Lassie che guardava le acque. L'attrice
professionista ingaggiata dallo studio, però, non aveva ancora
concluso l'addestramento e non era pronta per entrare nel set. Per
procurarsi una sostituta la MGM si rivolse allora alla Weatherwax
Trained Dogs, una ditta specializzata in cani addestrati gestita dai
fratelli Rudd e Frank Weatherwax. Ebbene, dire che all'epoca i due
titolari fossero un po' a corto di collie sarebbe un eufemismo. In
realtà potevano offrire alla MGM solo un maschio di nome Pal. Il suo
precedente proprietario non riusciva ad addestrarlo ed era ricorso
ai Weatherwax, ma quando aveva scoperto di non avere i 10 dollari
per saldare il conto era ricorso a un pagamento in natura: il cane
stesso. Ora, Pal non avrebbe certo potuto competere con un esemplare
da esposizione, gli mancava il classico look da collie e aveva il
vizio di rincorrere le auto. In compenso, però, aveva un vantaggio
essenziale: sapeva recitare. I fratelli Weatherwax e la troupe del
film scoprirono il suo enorme talento sulle rive del fiume
Sacramento. Pal non solo guardò il corso d'acqua al momento giusto,
ma quando riemerse sull'argine opposto riuscì ad apparire esausto,
quasi incapace di trascinarsi all'asciutto. Per usare il gergo
dell'ambiente, aveva centrato la parte. Da quel momento fu una star.
Si racconta che il presidente della MGM, Louis B. Mayer, dopo aver
visto le riprese abbia commentato: «Nell'acqua è entrato Pal, ma ne
è uscita Lassie».
Continua....
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