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I dritti (o crat) sono gagi che hanno
cominciato a fare il lavoro delle giostre negli anni '40, o anche
prima. Hanno sempre avuto delle belle giostre, perché chi è
partito con questo lavoro è partito per scelta, dunque lo ha fatto
con mezzi adeguati e investendo molti soldi. Ci sono poi anche dei
mezzi sinti, quelli che fanno il lavoro delle giostre ma stanno
perdendo la nostra cultura, perché la vogliono perdere. Noi questi
li chiamiamo pirdi. lo so chi è un pirdo, ma mi è difficile adesso
definirlo: per esempio un pirdo ha una lingua che non è il nostro
sinto.

Mi spiego meglio. Noi sinti
abbiamo una vera lingua che parliamo tra di noi che chiamiamo
sinto (o romanes). Se io parlo con un sinto della Francia o
dell'Europa dell'Est, con questa lingua ci capiamo bene. Poi
abbiamo anche una specie di dialetto, molto più simile al tedesco,
che non è però la nostra lingua pura. Per esempio "maiale" in
romanes si dice "baluas", nel dialetto "speco". Ecco: i Pirdi non
parlano più il romanes, ma solo questo dialetto. E lo parlano pure
male. A sentirli parlare, che risate che si fanno! Poi hanno perso
molto delle nostre tradizioni. Per esempio nei rapporti con i
figli grandi, per noi sinti è molto importante averli vicini con
la carovana, almeno nel periodo invernale, quando non si lavora.
Oppure se un figlio va per la sua strada e passa vicino alla
piazza dove c'è il padre deve per forza fargli una visita, anche
se si sono già visti il giorno prima e anche se il figlio ha degli
impegni urgentissimi. Ma la vera differenza fra noi e un pirdo è
che con uno di loro non ci vieni mai al dunque. Quando si discute
con uno di loro non si riesce mai a stabilire la ragione. Con un
vero sinto o con un vero gagio, sì. Il vero sinto poi non si
vergogna mai di essere un sinto. Dagli anni '70 si è cominciato a
conoscere nelle fiere questi pirdi e questi crat e cominciai a
capire la cattiveria che avevano. Insieme hanno cercato di
emarginare noi sinti, iniziando a parlare male con gli assessori
vari, a dire che noi eravamo ladri truffatori, in modo che piano
piano si sono accaparrati tutti i Parchi più grossi. Non è
vittimismo quello che faccio: a me è capitato che due
rappresentanti dei sindaci andassero in un Comune a farmi terra
bruciata. Ed è stata solo la fiducia che avevo guadagnato con
quegli amministratori che mi ha consentito di venire a conoscenza
di questa tattica e di mantenere quella piazza! Naturalmente
non è servito a niente perché ogni legge che usciva nuova era
sempre concordata con le associazioni dei grandi giostrai e anche
a livello di regolamenti comunali, uno più è grande e più ha delle
possibilità.

E noi piccoli nei pagamenti e nelle
disposizioni dobbiamo fare come se avessimo una giostra di
centinaia di milioni. In altri paesi d'Europa i piccoli giostrai
sono incentivati con regolamenti flessibili, basta un'
autorizzazione e un' autocertificazione per garantire la
sicurezza. In Italia ci sono invece i collaudi annuali e i
collaudi in ogni posto dove si monta per" corretto montaggio".
Ora, nei grandi Parchi montano le montagne russe, arriva
l'ingegnere del Comune per il collaudo per corretto montaggio, che
si paga profumatamente, e questo stabilisce se tutto è in regola e
se i passeggeri che salgono corrono dei rischi. E magari è anche
giusto. lo monto la mia giostrina per bambini nella frazione di
2000 abitanti. Ma arriva la verifica, che si paga profumatamente,
di un ingegnere che non saprebbe distinguere una giostra da un
disco volante. Non riesce a controllare niente, mica smonta il
piatto per vedere il meccanismo della giostra! Al massimo verifica
il collegamento a terra. Poi va via. A Mirandola anche un
ingegnere onesto era d'accordo con me: sarebbe più semplice che un
giostraio firmasse un' autocertificazione in cui dichiara che
tutto è in regola, perché quello di montare le giostre in regola è
il mio mestiere, non quello dell'ingegnere comunale! Invece
niente, balzelli su balzelli. L'iscrizione alla SIAE forfettaria
(che mi tocca pagarla anche nei giorni che non lavoro), il nulla
osta ministeriale, la TOSAP, e gli sconti che i Comuni fanno sull'
occupazione del suolo pubblico che sono più grandi tanto più è lo
spazio che si occupa e se si occupa il terreno per più di 15
giorni. Tutto per favorire i grandi! Noi che smontiamo e
rimontiamo a volte anche una settimana per l'altra dobbiamo pagare
anche per i giorni di viaggio e per ogni montaggio. A stare in un
parco fisso, invece, è tutto guadagno. Poi le diffidenze verso noi
sinti sono sempre più cresciute, e quelli che di noi lavorano non
possono permettersi più di dire che sono sinti, perché vengono
discriminati e perdono le piazze. Mio zio Rus nel 1978 chiede la
piazza di Breda Solini per un tirassegno. Fa domanda al sindaco,
ma gli viene rifiutata senza motivazione.

Allora chiede di parlare con quel primo
cittadino per capire le ragioni del rifiuto. Davanti al sindaco si
fa riconoscere: io sono il Rus, il leone di Breda Solini, e ho
lottato per la libertà di questo Comune contro gli invasori. E il
sindaco, giovane, niente, non capisce: "È roba passata, a chi può
interessare". Così anche noi per lavorare abbiamo smesso di farci
riconoscere come sinti. Già avevamo dovuto abbandonare i nostri
vestiti tradizionali negli anni '50 per questa ragione. Adesso se
vogliamo lavorare e ci chiedono se siamo sinti, noi diciamo di no,
perchè sappiamo che la gente è ruffiana. Nel 1986 ero montato a
Governolo in provincia di Mantova e portai ad un fabbro dei
gancetti da saldare. Quando chiesi quanto doveva avere per il
lavoro, lui disse di non volere niente. Era di poche parole, non
disse altro e io pensai che trovare persone così è un miracolo.
Poi un giorno torno a passare lì davanti e mi chiede: «Tu sei
sinto o rom?». lo con un po' d'imbarazzo nego. Ma lui insiste: «Tu
sei biondo e non sembreresti, ma io vedo che tu sei sinto». Allora
dico:«Certo che lo sono, ma la prego, non lo dica in giro, se no
non mi portano più i bambini sulle giostre.» Fa lui: "Non
preoccuparti di questo. Tu sei sinto come io sono italiano, e noi
italiani siamo brutta gente. lo ho fatto la guerra in Jugoslavia e
a vedere quello che abbiamo fatto contro quei popoli slavi, mi
sono vergognato di essere al mondo: abbiamo bruciato case e
abbiamo ucciso persone senza pietà. Ma io mi sono ribellato: ho
bruciato la divisa e sono scappato. Ero ricercato, non sapevo dove
andare e sai dove ho trovato rifugio? In un gruppo di rom, che mi
hanno aiutato e accolto come uno di loro. lo avevo messo con loro
le cose in chiaro: se trovano me, fucileranno anche voi. Ma il
loro senso di ospitalità e di protezione andava oltre qualsiasi
pericolo. lo ho visto la razza più umana e più buona di tutta la
terra. Mi hanno tenuto con loro fino alla fine della guerra.

Ecco perché a te che sei un vero sinto ho
fatto il lavoro gratis." Ecco perché faccio fatica a capire come
le cose siano così cambiate: una volta i gagi erano contenti
quando arrivavamo noi con il circo nelle città, ci accoglievano e
ci lasciavano fermare. Ecco non capisco perché dove prima eravamo
stimati adesso non ci riconoscono. Siamo sempre noi, i sinti!.
Causa tutta questa diffidenza molto giostrai sinti (ma
anche pirdi) hanno già chiuso. Anch'io ho pensato più volte di
smettere, di prendere mia moglie Antelma e rimettermi a fare la
vita antica, vendere per contadini bindello, biancheria,
saponette, palloncini e piccolissimi profumi. Insomma a fare
tabicavas. Poi ho resistito soltanto perché so che questo lavoro è
importante per la mia famiglia. Ma giuro che è sempre più
difficile e che a volte si lavora tanto per pochi soldi. E se
questa nostra libertà per noi finisce, e se finiscono le nostre
piccole attrazioni chi porterà un po' di divertimento a quei
bambini dei piccoli paesini nelle valli e nei
monti?
Vuoi che venga il momento che in Italia i
bambini non sapranno più cosa vuol dire una giostrina?
Negli anni ottanta a tutte le
Amministrazioni viene in mente di costruire delle aree attrezzate
per nomadi chiamate" campi", e a sentire questa parola io penso
subito a Prignano. Anche il Comune di Modena decide di creare
subito un campo sosta e successivamente delle piccole aree per i
giostrai, per poter installare le nostre attrazioni anche nel
periodo invernale. L'assessore Pierino Menabue, ottima persona e
uomo di cuore, convoca una riunione con tutte le famiglie sinte di
Modena per comunicarci questa intenzione e per chiedermi di fare
una bozza su come doveva essere fatta l'area sosta, che avrebbe
dovuto sorgere in via Baccelliera.

Inizialmente eravamo tutti molto entusiasti
di queste proposte perché significava avere una piazza asfaltata
per la sosta e dei servizi minimi garantiti. Così il primo luglio
1982 apre a Modena l'area sosta di via Baccelliera. I nodi sono
venuti subito al pettine: l'area sosta era stata pensata per
troppe persone e ci siamo resi conto che con tante famiglie
diverse, a contatto le une con le altre, è molto difficile vivere.
lo ai miei figli posso comandare, posso dire come comportarsi, di
abbassare la radio, di essere civili, ma con quelli degli altri
come faccio? E capita che in una comunità di più di 250 persone
c'è sempre chi fa il matto, chi fa le sgommate con la macchina
quando è ubriaco, e io temo subito per i miei nipotini. Così alla
fine degli anni ottanta ho provato a chiedere ai vigili un posto
dove poter sostare solo con la mia famiglia, come avevamo fatto
per cinquant'anni. Ma adesso niente: se volete sostare a Modena,
andate a Baccelliera - dicono - quello è il posto per i nomadi.
Ecco, all'inizio pensavamo con questi nuovi rapporti con
l'Amministrazione di acquisire in diritti e servizi, invece ci
hanno tolto la libertà ed emarginato sempre di più. lo sono ancora
fortunato perché difendo il mio lavoro con le giostre. Ma chi non
ha più questa possibilità, allora è costretto a stare fermo e
tenersi il posto che ha. Se provi a fermarti come facevi una volta
anche in campagna, sulla riva di un fiume, ti piombano addosso
questura e carabinieri, come fossi colpevole di chissà cosa. E su
queste cose ingiuste io ho sempre cercato di far sentire la nostra
voce, la voce dei sinti, magari scrivendo lettere al giornale o
andando a parlare direttamente con i nostri assessori.

Una volta mi sono arrabbiato e ho scritto
una lettera al Carlino perché per un periodo di tempo se a noi
sinti ci nasceva un bambino e si andava all' anagrafe per
denunciarlo, ci sentivamo rispondere che dovevamo andare al
"Centro per gli Stranieri", così, davanti a tutti, che si provava
una gran vergogna. Non che sia un' offesa essere stranieri, ci
mancherebbe. Ma che il mio Comune, Medaglia d'Oro per la
Resistenza, ci abbia considerato tali con tutta la storia che
abbiamo alle spalle, lo ritengo una mancanza di rispetto: mio
nonno ha fatto la Grande Guerra; mio padre è tutti i miei zii la
Seconda Guerra Mondiale, io e i miei figli abbiamo fatto il
militare, siamo italiani di nascita da tante generazioni! I
sinti che hanno combattuto in Francia, Germania,
Inghilterra, Belgio, Olanda e Austria sono stati
riconosciuti come soldati e come partigiani. Nelle Ardenne hanno fatto
un monumento ai partigiani sinti che hanno combattuto l'invasore
per la libertà e la democrazia. In Italia nemmeno un piccolo
riconoscimento. Così che la gente pensa che siamo tutti
delinquenti, e non pensa più che vede i sinti lavorare al circo o
alle giostre. lnvece quando c'è da parlare bene di noi tutto viene
omesso. Per esempio lo scorso anno due malintenzionati tentarono
di rapinare il tabaccaio di San Damaso. Le cose si stavano
mettendo male, perché il negoziante aveva reagito ed un
delinquente lo aveva ferito con un coltello. Non fosse stato per
due di noi che sono intervenuti con la forza, facendo fuggire i
malintenzionati, il tabaccaio avrebbe tirato le cuoia. All'
ospedale lui ha raccontato ai giornalisti come si sono svolti i
fatti, ma sui giornali hanno preferito inventare piuttosto che
dire la verità. Hanno titolato: "Rapinatori messi in fuga dal cane
del tabaccaio". È vero, il cane c'era, ma con il suo coraggio non
avrebbe messo in fuga nemmeno una gallinella. Prego spesso il Buon
Dio che tutte queste cose finiscano, che i gagi smettano di
considerarci male solo per il fatto che siamo sinti. Lo spero non
per me e per i miei figli, ma per i miei nipoti e pronipoti. Che
non si sentano più dire: non fateli entrare al cinema, perché sono
degli zingarelli, come è già capitato.

E spero anche di potere avere ancora il
sacrosanto diritto di poter lavorare, senza essere continuamente
discriminato e umiliato. Ci fanno sentire continuamente colpevoli.
Ma di cosa? Di girare forse? Di avere nel sangue questa spinta che
non riesco neppure a dire? Ma se andiamo in un posto ci mandano
via, se andiamo in un altro ci mandano via. L'unico posto dove
possiamo stare è sulla strada a viaggiare, ma mica possiamo andare
in eterno. Anche se siamo viaggiatori dobbiamo pur fermarci di
tanto in tanto! Vuoi vedere che si dice che la strada è la patria
dei sinti proprio per questo?
Tratto da testimonianze:
Comune di Modena Settore
Istruzione e servizi sociali.
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