



















 |

Maria
Mezzomondo era una fata clandestina, ragazzina di dodici anni come
tutte le altre, che però nascondeva un potere, uno solo ma grande,
concentrato in un occhio, il sinistro. Con quell'occhio, che era l'occhiodelle
fiabe, chiudendosi l'altro, poteva "vedere oltre" la realtà. Vedeva
la gente dietro i muri delle case, o nei buchi delle rocce le
lucertole, o nel cielo draghi e fate roteare.

Vedeva anche oltre la buccia delle
immagini, dentro i quadri o i disegni o le foto; e in un certo senso
poteva anche andarci, in quei mondi. Chiudeva l'occhio destro,
guardava fissa col sinistro e zwoooshhh... un bel taglio nella
buccia dell'immagine, e lei sgusciava dentro. Gli amici più sciocchi
dicevano che lei s'inventava tutto. Benissimo, e allora? Come altro
ci vuoi andare nei mondi inventati, se non inventando di più?
Insomma, una bella mattina d'estate se ne andava per via, quando
vide un nuovo manifesto di pubblicità, attaccato fresco fresco
quella notte, che reclamizzava il famoso gelato chiamato Sombrero.
Nell'immagine ottocento giovanotti tutti uguali, con la testa rasata
e ridenti, con una bella maglia arancio zucca, si affollavano in un
posto assolato guardando tutti verso qua, e mangiando Sombreri. Non
era come un esercito schierato, erano più tranquilli, disinvolti:
qualcuno guardava diritto, qualcuno chinava il capo sul gelato,
qualche altro guardava in alto con aria furbetta, qualche altro
sorride va ad occhi chiusi...

Insomma proprio una bella folla
serena e contenta. Ma perché tutti uguali?, pensò Maria.Anzi,
guardando bene, non erano tutti uguali: erano proprio... tutti la
stessa persona, moltiplicata per ottocento volte (con uno sguardo
rapido e magico li aveva contati: 853). La tentazione era troppo
forte: mano destra sull'occhio destro, occhio sinistro spalancato,
bello sbrego nella buccia dell'immagine, e zwoooshhh... dentro. -
Ciao, Mi chiamo Maria Mezzomondo, e tu? - lo Pino. - E tu? -Pino. -
E tu? -Pino. - E tu? -Pino. - Ho capito - disse Maria - è una
pineta. - Ah! Ah! Ah! - fecero ottocento Pini tutti insieme, e a
Maria volò via il cerchietto dei capelli. - Ma perché siete tutti
uguali? - Perché a tutti ci piace il Sombrero! Maria non capiva:
bisognava per forza essere tutti uguali, perché a tutti piacesse
quel gelato? - No, puoi mangiare altri gelati. Ma se vuoi essere
come quelli del Sombrero, vieni anche tu con noi! Maria rise, e
disse che a lei piacevano le cotolette. Alla parola "cotoletta" vide
cinque o sei facce impallidire e guardarsi smarrite. - Ha detto
cotoletta! - Ha detto cotoletta! - Ha detto cotoletta! Il brusio si
propagava in quella valle ridente dei Pini, che non sorridevano più.
Maria ci pensò su, e disse: - Polenta. E aggiunse subito: - Tortino
di melanzane, polpettone di zia Sofia, ragù.

Un vento furioso a quelle parole
scuoteva ed arruffava la Pineta. I poveri giovanotti rasati e felici
parevano non capire più niente: in lacrime, non sapendo che fare,
agitavano i loro Sombreri, per cui presto quel vento furioso fu un
vento gelato all'odore di tropical mix. A Maria fecero molta
compassione, e anche un po' di freddo, per cui smise di dire quelle
parole, che chissà perché li turbavano tanto. Sedette, e cominciò a
parlare con loro con voce serena, chiedendo notizie dei giochi che
avevano fatto da bambini, del posto preferito di vacanza, degli
animali che avessero allevato, delle mamme, dei fratelli, delle zie.
Risultò che sapevano poco, della vita: il pubblicitario che li aveva
creati gli aveva insegnato che loro erano quelli del Sombrero, che
erano contenti di esserlo, che il Sombrero era buono, e né loro né i
consumatori umani dovevano chiedersi altro. - Perché, c'è
dell'altro? - chiese un Pino che Maria aveva notato da subito,
perché aveva un sorriso un po' meno convinto e un neo sopra il naso
(un errore del tipografo, che fu poi licenziato). - Certo! Ci sono
tantissime cose, al mondo. Per esempio c'è il polpettone di zia
Sofia. Dieci Pini si sedettero intorno a lei, smisero di piangere,
si soffiarono i nasi nelle maglie color zucca, e si misero in
ascolto. Altri duecento riferivano agli altri seicento intorno. E
così fecero.

Per tutto il giorno. Maria Mezzomondo
raccontò del ragù, del campionato mondiale di calcio, dell'Africa
sterminata, della sua maestra di quinta elementare, del Tonio
Cartonio italiano e delle Banshee d'Irlanda, dei lontanissimi
ghiacciai del Polo Nord (trecento Pini sorrisero rinfrancati, e le
varono alti i gelati). Quando alla World Ice-Cream Italia fu
comunicato che qualcosa non andava nella loro ultima campagna
manifesti, e mandarono gli agenti a vedere, era già troppo tardi.
Molti Pini si erano tolti la maglia color zucca e, fregandola per
terra, annodando la, stracciandola un po', si erano fatti strani
abiti diversi; alcuni sedevano per terra da soli, esercitandosi a
pensare; altri sedevano in due provando a parlare, altri in cerchio,
dando perfino le spalle al passante che guarda; alcuni cantavano
canzoni di gelati, altri dormivano, altri si vantavano di aver
assaggiato il ragù. E fin dove potevano farlo, poverini, si erano
anche cambiati i nomi: Pino, Pinuccio, Pinetto, Pinocchio e Pinìn.

Maria scappò dal manifesto verso
sera, con quello chiamato Pinocchio, che aveva il neo sul naso e
correva come un diavolo del ghiaccio; e gli agenti della World
Ice-Cream Italia non li presero mai. I due fuggiaschi, addirittura,
si permisero il lusso di fermarsi in una gelateria sulla strada. E
Maria comprò un Sombrero: era buono.- Ma perché, per un gelato,
tutti uguali? - chiese un po' triste a Pinocchio - Perché pensano
così di noi? Cosa credono che abbiamo nella testa? - Zero gradi
mentali - rispose un tizio con gli occhiali scuri da un altro
manifesto del Sombrero. - A lui penseremo domani! - disse Maria,
vedendo arrivare gli agenti col suo magico occhio - Ora corri
Pinocchio!

|
Fai
felice Il Paese e scrivi
un tuo commento se ti piace questo sito o questa pagina
Questo sito é
autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
|