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Il bambino ha diritto, fin dalla nascita, ad un nome e ad una cittadinanza.

Il Foglio verde

C'é una stanza, nei sotterranei del Palazzo di Vetro, e in questa stanza nascosta tra carte, polvere e libri, c'é una scatola di ferro grigia, come una televisione con tanto di pulsanti e lampadine. I pochi che la conoscono, la chiamano Cervello. Cervello é sempre in funzione, lavora instancabilmente 24 ore su 24 ad un compito segreto.

Ogni giorno, verso sera, due omoni entrano nella stanza; in silenzio premono pulsanti, girano manovelle ed aspettano. Da una fessura, che sembra una bocca senza denti, esce un lungo Foglio Verde con una serie di nomi e di cifre. Quei due allora se ne vanno, sempre in silenzio, chiudendo a chiave la stanza.

I due si chiamano Brando e Ulisse e sono i custodi di Cervello. Ogni sera leggono a voce alta il foglio verde: " Alle ore 20,10 nasce Marcello Rossi italiano...ore 20,11 Sebastian Smith, americano...ore 20,13 Yuri e Micha Smirnoff, russi...". Cervello dice i nomi e le nazionalità che ha assegnato ai bambini che stanno per nascere. Questo é il suo compito segreto, segretissimo, noto solo per Ulisse e Brando e al Presidente. Tutti i bambini nascevano da sempre al posto giusto ed al momento giusto, con ordine, ma non sempre le cose erano andate così bene. Un giorno infatti Cervello inspiegabilmente, si dimenticò di un neonato, e passò dal N° 678.854 al 678.856. Fu come un singhiozzo.

 Nessuno nasce per sbaglio. 678.855 era quindi nato dimenticato da tutti e dalla nascita era solo, senza un posto da quale partire e dove tornare, senza un nome al quale rispondere. Biondino e lentigginoso, gli occhi furbi, 678.855 si trovò per caso davanti al Palazzo di Vetro, si intrufolò dentro; scese nei sotterranei ed arrivò...alla stanza del computer. Fu così che vide Ulisse e Brando leggere il foglio verde. Il nostro piccolo amico si fece coraggio e chiese ai custodi: " scusate, signori, avreste per caso un nome ed un paese anche per me?". " Come?" tuonò Brando. " E' impossibile che tu non abbia né nome né genitori!". " Eppure é così". " Senti piccoletto" disse Ulisse agitando il suo grosso dito " noi siamo sicuri che tu dici una bugia!". " Non é vero, io dico sempre la verità!" disse serio 678855. " Ma figurati! Se non lo sappiamo noi che conosciamo tutti i nomi dei bambini del mondo...". 678.855 per tutta risposta indicò con il suo ditino Cervello e le sue lampadine e chiese: " Che cos'é quello? Che lavoro fate voi qui?". " Sei sempre il solito sciocco chiacchierone" sussurrò Brando ad Ulisse.

" Scusa, ma cosa vuoi che ne capisca...é un bambino". Fu un attimo; il bambino approfittando del momento, sfilò la chiave dalla mano di Ulisse; i due custodi, cercarono di acciuffarlo ed inciamparono cadendo. La porta della stanza si chiuse con uno scatto metallico. Ma la chiave era sgusciata di mano anche a 678.855, tutto preso a scappare. E il vecchio Trinca, che dormiva nelle strade della città, si trovò davanti al naso una chiave di acciaio grigio. La mattina seguente, chi per un motivo, chi per un altro, nessuno dei nostri aveva ragione di essere allegro: Brando e Ulisse stavano a rapporto dal Presidente che, infuriato, prometteva loro guai e altri guai ancora. " Non capite cosa succederà adesso?!" ripeteva il potente uomo ai due malcapitati. " Cervello é senza controllo...nessuno riesce ad entrare in quella stanza...sarà il caos, una catastrofe!" " Ma Presidente..." " Zitto! Ascoltate! se entro stasera non sarete riusciti a rientrare nella stanza e a riportare il foglio verde...". Il Presidente, come svuotato, si lasciò andare pesantemente sulla poltrona e aveva troppa paura per gridare.

Nemmeno 678.855 era allegro; aveva capito il lavoro del Cervello e dei custodi. " Mannaggia a loro e ai loro segreti, colpa loro se io non so dove sono nato... che debba essere una macchina a decidere per noi bambini... e se a quella i bambini sono antipatici? Io almeno, non le sono simpatico visto che mi ha dimenticato.. e chi l'ha voluta la macchina?". Pensava e pensava ma non sapeva bene che cosa fare; di una sola cosa era certo: Cervello era ingiusto. Bisognava andare a parlargli. Ma senza la chiave era impossibile. Si mise allora a cercarla, vagando per strade e vicoli.

Neanche il simpatico Trinca, smaltita la sbornia, aveva molti motivi per essere allegro: la bottiglia era vuota e la chiave trovata non lo consolava. Nel frattempo Cervello ne stava combinando una dietro0 l'altra: sfornava nomi, date e nazionalità a caso, senza controllo: così ad esempio, bambini cinesi nascevano in Spagna e nascevano bambini bianchi come il latte o gialli come il sole nei villaggi africani.

Madri e figli non si riconoscevano, parlavano lingue diverse, non si assomigliavano neppure un tantino....il caos. La stessa moglie del Presidente, che aspettava un figlio, in quei giorni, aspettò e aspettò un pezzo finché il suo bimbo nacque nella casa di una famiglia ungherese,  e per giunta non sapeva parlare l'ungherese. 678.855, il nostro senza nome, trovò la chiave quando per caso trovò il vecchio Trinca. E ritrovò il buonumore quando Trinca gli disse che avrebbe incontrato i suoi vecchi amici, il Tempo e lo Spazio, conosciuti nella libertà, per aggiustare il guaio. " Io e il Tempo siamo amici da quasi ottant'anni, non mi negherà il favore. Con lo Spazio poi ho avuto a che fare anche di notte, nei miei giri e nei miei sogni. Non ti preoccupare, figliolo, aspetta qui e non aver paura".

 Il vecchio, traballando, si incamminò verso la bottega dell'orologiaio in fondo al vicolo. Era una bottega stracolma di vecchi e nuovi orologi. Normalmente gli orologi battevano tutti la medesima ora; quelli a cucù, quelli a pendolo, quelli da polso e anche i vecchi cipolloni da taschino. Ora invece ognuno andava a modo suo in una gran confusione; chi andava indietro velocemente, chi avanti, chi era fermo e chi saltava da un'ora all'altra come un sasso che rimbalza sull'acqua. Il vecchio bottegaio, Mastro Secondino, custode del Tempo, cercava inutilmente di rimetterlo a posto. " Prima nemmeno serviva il mio lavoro. Ora mi tocca aggiustare tutti gli orologi del mondo...che diavolo sarà successo?". Ma Trinca non lo stava a sentire; con gli occhi socchiusi stava parlando col Tempo. E...di colpo gli orologi ritornarono tutti a posto. Trinca sorrise e disse a Mastro Secondino: " Non cercare di capire....ringrazia il Tempo da parte mia".

 Trinca si incamminò poi verso la casa del vecchio Atlante. Anche Atlante aveva una grande bottega, anch'essa stipata all'inverosimile. Aveva di tutto: città piccole e grandi, isole, deserti, montagne e steppe... e anche lì era tutto sottosopra in una gran confusione. Atlante era alto e allampanato: " So tutto, so già tutto caro Trinca" disse, mentre cercava di riordinare le sue cose: " Dì, se puoi, a quella maledetta macchina che ora ci penseremo noi a trovare il posto giusto per tutti quanti, come é giusto che sia : lo Spazio é nostro amico!" Trinca annuì sorridendo, bevve quanto era rimasto nella bottiglia di vino e se ne andò. E... Ulisse e Brando ora fanno i guardiani dello zoo e spesso fingono di perdere le chiavi delle gabbie degli animali, che così possono scappare tranquillamente. Trinca é al suo solito angolo e sorride solo quando la bottiglia é piena. 678.855 non si chiama più così: ora si chiama Remigio ed é felice come gli altri bambini.

 Remigio sa, come tutti gli altri bambini del mondo, di essere nato con un nome, in un paese bellissimo. Cervello, ora come allora, continua a non pensare.

Ora pero' nemmeno gli uomini pensano a lui. E' dimenticato, senza un nome e senza nazionalità, abbandonato nei sotterranei del Palazzo di Vetro, tra carte, polvere e libri.

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