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Per i cattivi, tutti
sanno, la Befana riservava il suo celebre carbone nero nero, scuro
come la sua faccia tanto arrabbiata per il loro comportamento
riprovevole. Ma esistevano davvero bambini completamente cattivi?
La Befana era sicura di no e sapeva che si trattava solo di
bambini un po' impertinenti che, volendo, avrebbero potuto
senz'altro fare di meglio. Tuttavia il rischio di ricevere una
calza piena zeppa di carbone e di qualche altra brutta cosa c'era
pur sempre, anche se era cosa rara. La Befana, che era una strega
di buon cuore, e una fata molto comprensiva e paziente, non
avrebbe mai fatto una simile cosa ai suoi piccoli amici. Il suo
carbone, mischiato a qualche dono e a qualche dolcetto, era in
realtà un ammonimento, certamente molto severo, e un rimprovero,
ma non una dura condanna. Questo i bambini non lo sapevano e
alcuni di loro, che durante l'anno erano stati talvolta un po'
cattivini, ingigantivano la loro paura e la sera del 6 gennaio si
addormentavano pieni di agitazione.

La Befana non amava le cose monotone e le
piacevano le novità e i mutamenti, così cambiava spesso i segni
del suo castigo: ad alcuni bambini metteva nella calza qualche
pezzo di carbone, ad altri dei sacchettini di cenere, ad altri
ancora dei pezzettini di legno o dei trucioli, paglia e sassi. E
sapeva fare, volendo, anche degli scherzi non molto gradevoli:
certi bambini di sua conoscenza correvano persino il rischio di
trovarsi nelle calze delle palle di cacca secca di cavallo. Che
schifo! In casi rari, anziché il carbone, la cenere o altre
spiacevoli cose, la Befana lasciava accanto alle calze una frusta,
con delega speciale ai genitori di dare al posto suo delle
frustate sui sederini dei puniti. Ma chi riceveva i suoi buffi
rimproveri era meglio facesse buon viso a cattivo gioco, senza
piangere e lamentarsi. Poteva sempre darsi che se la calza fosse
stata piena di stranezze o di brutte cose, nascosto sotto al
materasso, sotto al letto o in qualche angolo segreto della stanza
o della cucina ci fosse qualcosa di bello per loro. Riempita anche
l'ultima calza, la Befana, soddisfatta per il suo gran lavoro,
poteva anche pensare di tornarsene a casa, con scopa e sacco,
asina e bisacce.
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