Home
Su
Il vaso spezzato
Il re che...
La lepre Hops
Il rapimento
Tom in viaggio
Il miele magico
Zippel...
Rosamunda
La vite e il melo
Il topolino
Iolanda
Il clown Popov
L'elefante indiano
Il piccolo abete
Penna danzante
Le 40 anatre
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sibirsk è un villaggio nella lontana Russia, situato molto al di là della catena montuosa degli Urali, nella tundra coperta di muschio e di licheni. A Sibirsk vive Igor, un bambino di cinque anni che da poco tempo va a scuola. Frequenta la scuola materna. Igor è biondo, piuttosto alto per la sua età, esile, e ha sempre un po' di sporcizia sotto le unghie. In poche parole, è un bambino come tanti, con gli occhi chiari e svegli. In paese tutti lo conoscono: ci si conosce tutti, il villaggio è così piccolo. Il padre di Igor è il sindaco. È l'uomo più importante del paese, dato che è anche il proprietario dell'unica locanda di Sibirsk. Per questo non ha mai tempo da dedicare al figlio.
 Un giorno d'improvviso per le vie del villaggio si nota un insolito movimento. Chi non ha altro da fare si precipita in strada per vedere che cosa è mai a causare tutto quel baccano. È arrivato un circo! Non certo un circo grande e famoso, comunque il primo circo che si sia mai visto a Sibirsk. In prima fila incede impettito il direttore con il cappello a cilindro, accanto a lui c'è l'elefante, poi vengono tre carrozze variopinte e dietro cavalli, asini, cani e scimmie. Il corteo è chiuso da un clown col naso rosso, circondato da una schiera di galline che svolazzano all'intorno. Ogni volta che il clown fa un verso con la bocca, una delle galline depone un uovo, o per lo meno così sembra. Il giorno successivo è giorno di vacanza. Tutti quelli che sono in grado di camminare vanno al circo.
All'inizio dello spettacolo un' acrobata vestita di bianco cavalca, ritta sulla sella, due cavalli appaiati, prima quello di destra, poi quello di sinistra, infine entrambi. Un cane esegue alcune operazioni aritmetiche, come sanno fare abitualmente i cani del circo. Le scimmie fanno scherzi a tutti e si divertono a fare,sempre il contrario di quello che devono. Le loro marachelle scatenano l'entusiasmo dei bambini presenti. Poi compare nuovamente l'acrobata, questa volta come trapezista, su in alto nella cupola del tendone, infine uno squillo di tromba annuncia il momento culminante dello spettacolo. Fanno il loro ingresso in pista Popov, «il clown dal naso rosso», e l'elefante Pipiv. «Popò e Pipì!», gridano i bambini, sbellicandosi dalle risa. Popov suona la tromba, si arrampica sui pali del tendone, inciampa, fa capriole e... giochi di prestigio. All'improvviso il circo è invaso da uova di gallina che compaiono dove nessuno se l'aspetta (Igor addirittura se ne trova una nella tasca dei calzoni) e poi spariscono di nuovo, non si riesce a capire dove. Nel frattempo due stallieri, senza che nessuno li noti, hanno collocato in mezzo alla pista una tinozza piena d'acqua. Subito l'elefante si riempie la proboscide d'acqua e la schizza con uno sbuffo addosso agli spettatori urlanti.
 E Popov, che cerca d'impedirglielo, è investito da un gran getto che lo infradicia tutto. Per evitare un' altra doccia indesiderata, il clown cerca scampo arrampicandosi sulla proboscide dell' elefante. Ed ecco che le luci si spengono. L'unica cosa visibile è il naso del clown. Il puntino rosso luminoso sale sempre più in alto e alla fine scompare attraverso l'apertura che c'è nella cupola del circo. Poi le luci si riaccendono. La pista è ormai vuota, lo spettacolo è finito. I bambini, fuori di sé per l'entusiasmo, applaudono, battono i piedi sulle assi del pavimento e acclamano a lungo. Poi, ancora storditi per quanto hanno visto, se ne tornano a casa. Quella notte Igor, come tutti gli altri bambini, sogna il circo. Lui è Popov: alla luce del suo naso color rosso ciliegia, suona la tromba e fa capriole e giochi di prestigio. Tutto si svolge esattamente come nel pomeriggio al circo. C'è persino l'elefante, che con la sua proboscide lo bagna dalla testa ai piedi. Quando si sveglia, Igor si accorge che per l'agitazione ha fatto pipì nel letto, proprio come tutti i bambini di Sibirsk che quella notte hanno sognato Popov e l'elefante. Il mattino dopo la mamma sgrida Igor e gli proibisce di tornare al circo. Ma quando nel pomeriggio tutti gli altri bambini si dirigono nuovamente in massa verso il tendone, anche Igor si unisce ad essi.
Come il giorno precedente, Popov fa comparire per incanto un uovo nella tasca dei calzoni del bambino, poi l'elefante infradicia tutti col suo getto d'acqua. Igor si diverte talmente che decide che da grande farà il clown. Quando la mamma se lo vede tornare a casa rosso in viso per la gioia e l'emozione, lo manda a dormire senza cena perché ha disobbedito e lo minaccia: «Se stanotte fai ancora pipì nel letto.. .». Per la paura Igor non riesce ad addormentarsi, ma alla fine cade in preda a un sonno profondo e agitato. Nel sogno lui è ancora Popov e l'elefante lo inonda un'altra volta con l'acqua schizzata dalla proboscide. E si sveglia ancora col letto bagnato. Questa volta la mamma lo accompagna dal medico. Questi spiega che Igor non tollera le emozioni, prescrive al bambino delle gocce di valeriana e gli proibisce tassativamente di entrare ancora al circo. Per tutto il giorno Igor sta nascosto, nessuno dei suoi amici riesce a rintracciarlo. La notte seguente fa sogni brutti e confusi. A volte è l'elefante, a volte il clown, ma nessun gioco di prestigio gli riesce. Il mattino dopo si sente stanco come se non avesse dormito, ma il letto è asciutto. Per la prima volta in vita sua Igor si sente di cattivo umore.
Quando nel pomeriggio gli amici come al solito vanno al circo, lui fa sapere che non ci andrà: «Oggi non ne ho voglia», dice. Pensa che, se ci andasse, si agiterebbe di nuovo, poi la sera bagnerebbe ancora il letto e la mamma lo porterebbe dal medico un'altra volta. E il pensiero di tornare dal medico gli dà talmente fastidio da fargli passare la voglia di andare al circo. Dopo una settimana il circo termina le sue rappresentazioni in paese. Congedandosi dalla gente, passa ancora una volta per le strade del villaggio con trombe e tamburi: davanti a tutti il direttore con l'elefante, al termine del corteo Popov con il suo naso rosso, circondato da galline svolazzanti e starnazzanti. I bambini gridano e applaudono ai bordi della strada, ma Igor non è con loro. Nelle settimane che seguono a scuola i bambini fanno più giochi di prestigio che compiti ed esercizi. Igor conosce tutti i trucchi, ma è il primo a stufarsene. «La vita è una cosa troppo seria per bambinate del genere», dice con aria grave. Quando il discorso cade sul circo, scuote la testa dicendo: «Popò e Pipì! Chi si diverte ancora con queste storie si rende davvero ridicolo!».
L'anno scolastico finisce e Igor qualche mese dopo inizia a frequentare la scuola elementare. Adesso è un bravo scolaro, e farà strada nella vita. Qualche volta però sogna ancora Popov dal naso rosso e l'elefante Pipiv. Nel sogno gli sembra di star seduto nell'ultima fila della gradinata del circo e di invidiare quei bambini che seguono lo spettacolo attenti ed entusiasti, e che la notte faranno pipì nel letto.
Per i genitori: «Il clown Popov», ovvero i disturbi nel comportamento sono normali
Antefatto
All' origine di questa fiaba non c'è un caso particolare, bensì una situazione standard: la separazione dei genitori. Uno dei due genitori se n'è andato di casa. I bambini, soprattutto i più piccoli, sentono questo fatto come una perdita. Il sentimento predominante in essi è la paura di perdere anche l'altro genitore. Ogni visita che fanno al genitore con cui non vivono più è per essi una doccia scozzese, perché nel giro di poco tempo sperimentano per due volte una separazione e un nuovo incontro con uno dei loro genitori. I bambini normali reagiscono a questo logorio psichico con regressioni e disturbi nel comportamento (bagnano il letto, se la fanno addosso, soffrono d'insonnia o d'inappetenza, hanno difficoltà a scuola, ecc.). Il bambino che apparentemente non reagisce alla separazione dei genitori è un bambino malato. Il genitore con cui il bambino vive cerca di fare in modo che il figlio ritrovi la sua serenità e spesso attribuisce all' altro genitore la colpa dei disturbi di cui il bambino soffre. La coincidenza temporale tra le visite e i disturbi comportamentali sembra una prova sufficiente per dimostrare il nesso causale.
Obiettivo
In realtà la causa è più profonda: va ricercata nella separazione dei genitori. Il fatto di istituire un rapporto col genitore assente non sana la ferita nel bambino. Certo i disturbi si possono curare, i bambini ritrovano la loro serenità, ma il prezzo da pagare è alto, qualcosa in essi viene meno. La fiaba del clown Popov intende aiutare i genitori a capire queste cose.
Procedimento narrativo
Il naso rosso e luccicante del clown è il simbolo della gioia di vivere, la doccia fredda è il simbolo delle disgrazie. I sogni rappresentano le due possibilità tra le quali i genitori possono scegliere. I bambini possono diventare il clown e sperimentare sulla propria pelle tanto le gioie quanto le disgrazie, oppure sono condannati a rimanere spettatori in un' arena in cui altri sono protagonisti in veste di clown e di elefanti.
 Fai felice Il Paese e scrivi un tuo commento se ti piace questo  sito o questa pagina
Questo sito é autofinanziato...fai crescere con il tuo sponsor il Paese.
   
Il Paese dei Bambini che sorridono" ©
Partita Iva02895640361
Tutti i diritti riservati agli autori stessi.
E' severamente proibito copiare testi e immagini.
I trasgressori saranno perseguiti legalmente.
Per contatti scrivere:   Franca