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Sibirsk è un villaggio nella lontana Russia,
situato molto al di là della catena montuosa degli Urali, nella
tundra coperta di muschio e di licheni. A Sibirsk vive Igor, un
bambino di cinque anni che da poco tempo va a scuola. Frequenta la
scuola materna. Igor è biondo, piuttosto alto per la sua età,
esile, e ha sempre un po' di sporcizia sotto le unghie. In poche
parole, è un bambino come tanti, con gli occhi chiari e svegli. In
paese tutti lo conoscono: ci si conosce tutti, il villaggio è così
piccolo. Il padre di Igor è il sindaco. È l'uomo più importante
del paese, dato che è anche il proprietario dell'unica locanda di
Sibirsk. Per questo non ha mai tempo da dedicare al figlio.

Un giorno d'improvviso per le vie del
villaggio si nota un insolito movimento. Chi non ha altro da fare
si precipita in strada per vedere che cosa è mai a causare tutto
quel baccano. È arrivato un circo! Non certo un circo grande e
famoso, comunque il primo circo che si sia mai visto a Sibirsk. In
prima fila incede impettito il direttore con il cappello a
cilindro, accanto a lui c'è l'elefante, poi vengono tre carrozze
variopinte e dietro cavalli, asini, cani e scimmie. Il corteo è
chiuso da un clown col naso rosso, circondato da una schiera di
galline che svolazzano all'intorno. Ogni volta che il clown fa un
verso con la bocca, una delle galline depone un uovo, o per lo
meno così sembra. Il giorno successivo è giorno di vacanza. Tutti
quelli che sono in grado di camminare vanno al circo.

All'inizio dello spettacolo un' acrobata
vestita di bianco cavalca, ritta sulla sella, due cavalli
appaiati, prima quello di destra, poi quello di sinistra, infine
entrambi. Un cane esegue alcune operazioni aritmetiche, come sanno
fare abitualmente i cani del circo. Le scimmie fanno scherzi a
tutti e si divertono a fare,sempre il contrario di quello che
devono. Le loro marachelle scatenano l'entusiasmo dei bambini
presenti. Poi compare nuovamente l'acrobata, questa volta come
trapezista, su in alto nella cupola del tendone, infine uno
squillo di tromba annuncia il momento culminante dello spettacolo.
Fanno il loro ingresso in pista Popov, «il clown dal naso rosso»,
e l'elefante Pipiv. «Popò e Pipì!», gridano i bambini,
sbellicandosi dalle risa. Popov suona la tromba, si arrampica sui
pali del tendone, inciampa, fa capriole e... giochi di prestigio.
All'improvviso il circo è invaso da uova di gallina che compaiono
dove nessuno se l'aspetta (Igor addirittura se ne trova una nella
tasca dei calzoni) e poi spariscono di nuovo, non si riesce a
capire dove. Nel frattempo due stallieri, senza che nessuno li
noti, hanno collocato in mezzo alla pista una tinozza piena
d'acqua. Subito l'elefante si riempie la proboscide d'acqua e la
schizza con uno sbuffo addosso agli spettatori urlanti.

E Popov, che cerca d'impedirglielo, è
investito da un gran getto che lo infradicia tutto. Per evitare
un' altra doccia indesiderata, il clown cerca scampo
arrampicandosi sulla proboscide dell' elefante. Ed ecco che le
luci si spengono. L'unica cosa visibile è il naso del clown. Il
puntino rosso luminoso sale sempre più in alto e alla fine
scompare attraverso l'apertura che c'è nella cupola del circo. Poi
le luci si riaccendono. La pista è ormai vuota, lo spettacolo è
finito. I bambini, fuori di sé per l'entusiasmo, applaudono,
battono i piedi sulle assi del pavimento e acclamano a lungo. Poi,
ancora storditi per quanto hanno visto, se ne tornano a casa.
Quella notte Igor, come tutti gli altri bambini, sogna il circo.
Lui è Popov: alla luce del suo naso color rosso ciliegia, suona la
tromba e fa capriole e giochi di prestigio. Tutto si svolge
esattamente come nel pomeriggio al circo. C'è persino l'elefante,
che con la sua proboscide lo bagna dalla testa ai piedi. Quando si
sveglia, Igor si accorge che per l'agitazione ha fatto pipì nel
letto, proprio come tutti i bambini di Sibirsk che quella notte
hanno sognato Popov e l'elefante. Il mattino dopo la mamma sgrida
Igor e gli proibisce di tornare al circo. Ma quando nel pomeriggio
tutti gli altri bambini si dirigono nuovamente in massa verso il
tendone, anche Igor si unisce ad essi.

Come il giorno precedente, Popov fa
comparire per incanto un uovo nella tasca dei calzoni del bambino,
poi l'elefante infradicia tutti col suo getto d'acqua. Igor si
diverte talmente che decide che da grande farà il clown. Quando la
mamma se lo vede tornare a casa rosso in viso per la gioia e
l'emozione, lo manda a dormire senza cena perché ha disobbedito e
lo minaccia: «Se stanotte fai ancora pipì nel letto.. .». Per la
paura Igor non riesce ad addormentarsi, ma alla fine cade in preda
a un sonno profondo e agitato. Nel sogno lui è ancora Popov e
l'elefante lo inonda un'altra volta con l'acqua schizzata dalla
proboscide. E si sveglia ancora col letto bagnato. Questa volta la
mamma lo accompagna dal medico. Questi spiega che Igor non tollera
le emozioni, prescrive al bambino delle gocce di valeriana e gli
proibisce tassativamente di entrare ancora al circo. Per tutto il
giorno Igor sta nascosto, nessuno dei suoi amici riesce a
rintracciarlo. La notte seguente fa sogni brutti e confusi. A
volte è l'elefante, a volte il clown, ma nessun gioco di prestigio
gli riesce. Il mattino dopo si sente stanco come se non avesse
dormito, ma il letto è asciutto. Per la prima volta in vita sua
Igor si sente di cattivo umore.

Quando nel pomeriggio gli amici come al
solito vanno al circo, lui fa sapere che non ci andrà: «Oggi non
ne ho voglia», dice. Pensa che, se ci andasse, si agiterebbe di
nuovo, poi la sera bagnerebbe ancora il letto e la mamma lo
porterebbe dal medico un'altra volta. E il pensiero di tornare dal
medico gli dà talmente fastidio da fargli passare la voglia di
andare al circo. Dopo una settimana il circo termina le sue
rappresentazioni in paese. Congedandosi dalla gente, passa ancora
una volta per le strade del villaggio con trombe e tamburi:
davanti a tutti il direttore con l'elefante, al termine del corteo
Popov con il suo naso rosso, circondato da galline svolazzanti e
starnazzanti. I bambini gridano e applaudono ai bordi della
strada, ma Igor non è con loro. Nelle settimane che seguono a
scuola i bambini fanno più giochi di prestigio che compiti ed
esercizi. Igor conosce tutti i trucchi, ma è il primo a
stufarsene. «La vita è una cosa troppo seria per bambinate del
genere», dice con aria grave. Quando il discorso cade sul circo,
scuote la testa dicendo: «Popò e Pipì! Chi si diverte ancora con
queste storie si rende davvero ridicolo!».

L'anno scolastico finisce e Igor qualche
mese dopo inizia a frequentare la scuola elementare. Adesso è un
bravo scolaro, e farà strada nella vita. Qualche volta però sogna
ancora Popov dal naso rosso e l'elefante Pipiv. Nel sogno gli
sembra di star seduto nell'ultima fila della gradinata del circo e
di invidiare quei bambini che seguono lo spettacolo attenti ed
entusiasti, e che la notte faranno pipì nel letto.
Per i genitori: «Il
clown Popov», ovvero i disturbi nel comportamento sono normali
Antefatto
All' origine di questa fiaba non c'è un caso
particolare, bensì una situazione standard: la separazione dei
genitori. Uno dei due genitori se n'è andato di casa. I bambini,
soprattutto i più piccoli, sentono questo fatto come una perdita.
Il sentimento predominante in essi è la paura di perdere anche
l'altro genitore. Ogni visita che fanno al genitore con cui non
vivono più è per essi una doccia scozzese, perché nel giro di poco
tempo sperimentano per due volte una separazione e un nuovo
incontro con uno dei loro genitori. I bambini normali reagiscono a
questo logorio psichico con regressioni e disturbi nel
comportamento (bagnano il letto, se la fanno addosso, soffrono
d'insonnia o d'inappetenza, hanno difficoltà a scuola, ecc.). Il
bambino che apparentemente non reagisce alla separazione dei
genitori è un bambino malato. Il genitore con cui il bambino vive
cerca di fare in modo che il figlio ritrovi la sua serenità e
spesso attribuisce all' altro genitore la colpa dei disturbi di
cui il bambino soffre. La coincidenza temporale tra le visite e i
disturbi comportamentali sembra una prova sufficiente per
dimostrare il nesso causale.
Obiettivo
In realtà la causa è più profonda: va
ricercata nella separazione dei genitori. Il fatto di istituire un
rapporto col genitore assente non sana la ferita nel bambino.
Certo i disturbi si possono curare, i bambini ritrovano la loro
serenità, ma il prezzo da pagare è alto, qualcosa in essi viene
meno. La fiaba del clown Popov intende aiutare i genitori a capire
queste cose.
Procedimento narrativo
Il naso rosso e luccicante del clown è il
simbolo della gioia di vivere, la doccia fredda è il simbolo delle
disgrazie. I sogni rappresentano le due possibilità tra le quali i
genitori possono scegliere. I bambini possono diventare il clown e
sperimentare sulla propria pelle tanto le gioie quanto le
disgrazie, oppure sono condannati a rimanere
spettatori in un' arena in cui altri sono protagonisti in veste di
clown e di elefanti.
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