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Quando Otto Frank resta solo, riprende il
quaderno di Anna. «Non manco al rispetto della tua intimità, della
tua segretezza - pensa dentro di sé - voglio restare un poco con
te, ricordare, e ti leggo.» Sulla prima facciata Anna scrive:
«Spero che ti potrò confidare tutto come non ho mai potuto con
nessuno, e spero che sarai per me un gran sostegno. Anna Frank. 12
Giugno 1942». Quelle pagine sono un tesoro. «Che fortuna non
averle perdute!» e le stringe al petto. Apre a caso una pagina.
Anna parla di sé, della fatica d'esser capita, del cibo, dei
ladri, degli amici Van Daan, di Dussel, di tutto e di tutti.
«Papà, per fare un regalo a me e a Margot, ha svuotato uno
schedario dell'ufficio e l'ha riempito di cartoncini. Sarà lo
schedario dei libri; ci scriveremo tutte e due che libri abbiamo
letto, da chi sono stati scritti e così via. Per le parole
straniere mi sono procurata un quaderno a parte...»«Erano
così brave, così attive e studiose! - ricorda il padre - Saranno
ancora vive? Dove saranno?» «Ieri sera - dice Anna il 10
marzo - abbiamo avuto un corto circuito, mentre fuori sparavano
ininterrottamente. lo non riesco a liberarmi dalla paura degli
spari e degli aeroplani e quasi ogni notte vado nel letto di papà
a cercar conforto. Sarà molto infantile, ma dovresti aver
provato...» «Avevo paura anch'io - ammette ora il babbo - ma mi
atteggiavo a un soldato coraggioso per rassicurarti.» «... da
quattordici giorni sempre spinaci e insalata. Patate dolciastre
lunghe venti centimetri che san di marcio... Mal ridotti veramente
per ciò che riguarda il decoro...» Gli par di sentirla ridere dei
suoi pantaloni sfilacciati, delle camicie di mamma e Margot e
della propria, tanto piccola ormai da lasciarle la pancia
scoperta. «La poesia scritta da papà per il mio compleanno è
troppo bella perché io non te ne faccia parte...» «Quattordici
anni; aveva quattordici anni ed era così felice di una poesia, di
un libro dei miti di Roma e di Grecia.» Non riesce più a leggere
in ordine; salta qua e là a distanza di mesi: «Vago da una
camera all'altra, su e giù per le scale, mi pare d'essere un
uccellino a cui abbiano strappato crudelmente le ali e che nella
tenebra più completa svolazzi contro le barrette della sua stretta
gabbia. - Fuori, all'aria fresca, e ridi! - mi grida una
voce interiore.» Ora il dolore ha il sopravvento e Frank corre
all'ultima pagina: «lo so precisamente come vorrei essere, come
sono di dentro, ma ahimé, lo sono soltanto per me!» «Ora non più,
ora sapranno tutti chi sei, mia cara piccola Anna!» Il 22 maggio
1944 Anna ha scritto: «lo amo l'Olanda, ed ho un po' sperato
una volta che potesse servire da patria a me, senza patria, e lo
spero ancora.» La speranza di Anna è in un certo modo soddisfatta.
Anche se lei ora appartiene al mondo, l'Olanda rimane la sua
patria adottiva. La regina ha ricevuto il padre e gli ha conferito
l'alta onorificenza del suo paese, gesto diretto a ricordare la
piccola scrittrice che ha fatto conoscere il dramma degli ebrei,
ma anche quello dell'Olanda occupata e umiliata contro ogni legge
internazionale e umana. Anna ha anche scritto nel suo diario:

«Voglio continuare a vivere dopo la
mia morte! Perciò sono grata a Dio che mi ha fatto nascere con
quest'attitudine a evolvermi e a scrivere per esprimere tutto ciò
che è in me... lo devo, io devo, io devo...» Il desiderio di
Anna era talmente forte che si è avverato oltre la morte: è una
scrittrice famosa. L'Editrice «Contact» di Amsterdam, nel 1947,
per l'intervento di Otto Frank e dei suoi amici, pubblica il
«diario» Retrocasa e forse ignora il vero valore della singolare
testimonianza tanto più rara perché scritta da una adolescente.Ora
il «Diario» è conosciuto in tutti i paesi: è stato tradotto in
ogni lingua, persino in arabo e in cinese! Si può dire senza
esagerare che milioni di persone si commuovono ancora alla storia
della sua famiglia, al calvario degli ebrei, raccolgono e fanno
proprio il messaggio di pace e di umanità di Anna. Otto Frank si
stabilisce definitivamente ad Amsterdam e opera instancabilmente
perché le sofferenze della guerra e la spietata persecuzione degli
ebrei non siano dimenticate. Ha
l'assicurazione dalla città che, nel piano regolatore della
ricostruzione l'annesso, cioè l'alloggio segreto, sarà
intenzionalmente rispettato a testimonianza della pietosa vicenda.
Così l'edificio di Prinzengracht 263 completamente restaurato
diventa la «Fondazione Anna Frank», un centro di attività dirette
ai giovani, perché operino nel mondo a favore della pace e del
progresso, come sognava Anna. Nel 1956 Frank accosta personalità
di molti paesi e si adopera perché nel Centro si mettano le
premesse alla costituzione di un «superstato» neutrale dove in
caso di guerra possano trovare salvezza i minori del mondo di
qualunque razza o nazione. «L'alloggio segreto» oggi è ancora come
al tempo in cui Anna vi scriveva il diario. Scale e scalette
riportano nelle vecchie stanze in penombra, con i grossi mobili
d'ufficio e tappeti sbiaditi. Là dentro ritorna una grande
emozione. Scompaiono le altre figure: si rimane soltanto con lei.
E al di sopra di tutto, dell'ultima immagine del tragico agosto,
del Lager, del suo sacrificio, rimane lo sguardo profondo di una
ragazzina cresciuta al dolore, che ci insegna l'amore alla vita.

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