Nonostante il fatto che le popolazioni americane siano sempre
state considerate dagli Europei poco più che selvagge, gli
abitanti dell’America del Nord e quelli dell’Amazzonia hanno dato
vita a un patrimonio culturale altrettanto ricco e vario di quello
prodotto dalla Mesoamerica . Mentre nell’America del Sud si erano
andati formando gli Imperi del Sole, con le loro complicate
strutture sociali, l’America del Nord vide lo sviluppo di una
cultura tribale relativamente omogenea, nonostante le differenze
di lingua e di abitudini maturate tra i vari gruppi.

All’interno d’ogni singola tribù, la mentalità sociale fu sempre
improntata ad un pensiero libertario e democratico, cosa possibile
solo perché un relativamente piccolo numero di esseri umani viveva
s’un territorio vasto e ricco dal punto di vista alimentare. Un
sostanziale equilibrio ecologico venne sempre mantenuto, fino
all’arrivo dell’uomo bianco, grazie alla mentalità di
conservazione e rispetto delle risorse naturali, che tutte le
tribù pellirosse applicavano con solerzia. Alcuni gruppi appresero
la tecnica dell’agricoltura, forse attraverso gli scambi
commerciali con le civiltà del Sud, ma una larga parte rimase
sempre nomade con un’economia a base di caccia e raccolta dei
vegetali. Non mancavano le tecniche raffinate come quella della
concia delle pelli, la lavorazione della pietra per la
fabbricazione di utensili, l’intreccio del vimini, il modellaggio
della ceramica. Presso tutte le tribù, il sistema decisionale
passava attraverso il consiglio degli anziani, ma nessun
partecipante era vincolato dalle decisioni prese in tale sede. Il
capo-tribù era di carattere elettivo e veniva prescelto in base
alle sue doti di coraggio e saggezza, sebbene le sue funzioni
fossero soltanto di portavoce della comunità . Gli anziani erano
considerati depositari della storia e della saggezza del popolo e
venivano tenuti in gran conto, soprattutto perché ce n’erano
pochi. I giovani venivano lasciati liberi di mostrare il loro
valore attraverso prove d’iniziazione a volte difficili e dolorose
ma mai obbligatorie. La guerra, infatti, era quasi sempre rituale
e si basava soprattutto sull’acquisizione di punti da parte dei
contendenti. Ogni guerriero disponeva di un bastone con il quale
era sufficiente toccare l’avversario per causarne la squalifica e
acquisire punteggio. Gli scontri veri e propri erano abbastanza
rari, sebbene non completamente assenti, ma si trattava
principalmente di tentativi di razzia a danno di altre tribù.
Tutte le varie categorie sociali godevano di grande rispetto: i
bambini venivano educati con l’esempio ed erano addestrati con
attenzione da tutti i parenti della famiglia materna.

I termini corrispondenti a madre e padre indicavano anche gli zii,
i nonni e tutti gli adulti che in un qualche modo si occupavano
dei giovani . Presso le tribù pellirosse, le donne godevano di uno
stato di pari dignità con la componente maschile della tribù,
sebbene non mancasse una netta divisione dei compiti nel lavoro
quotidiano. Presso gli Algonchini, esisteva una istituzione, detta
il Consiglio delle Madri, che i rappresentanti del Gran Consiglio
Tribale erano obbligati a consultare prima di prendere decisioni .
Presso i Lakota, gli uomini erano tenuti a sentire l’opinione
delle loro donne prima di prendere una decisione importante per la
collettività . I giovani crescevano nella famiglia della madre,
dove in genere ad occuparsi di loro erano tutti gli adulti, al
punto che le parole corrispondenti a madre e padre potevano
indicare tutti i parenti in linea materna. Inoltre la leggenda
sioux della Donna Bisonte Bianco mette in luce come il ruolo di
civilizzatore fosse attribuito ad un personaggio femminile .
Alcuni costumi, diffusi presso quasi tutte le tribù, sono
facilmente paragonabili a quelli arcaici dell’Asia Centrale: piume
e penne come ornamento; i pittogrammi quale metodo di scrittura;
il rituale della scarnificazione dei defunti prima del
seppellimento; il Culto degli Antenati; il Grande Spirito della
Natura; i grandi vasi di ceramica grigia con la parte superiore
appuntita, fabbricati ancora oggi dai Navajo . Tutte tradizioni
probabilmente importate con le migrazioni attraverso lo stretto di
Bering, che popolarono il continente americano 30.000 a.C. Codeste
eredità comuni vennero, poi, elaborate indipendentemente dalle
singole tribù, creando elementi distintivi, che nel complesso agli
stranieri possono apparire soltanto dei dettagli. Insieme
all’agricoltura vennero introdotte anche alcune usanze provenienti
dal Sudamerica: presso i Pawnee, agricoltori semistanziali,
avevano ereditato il culto della Donna del Mais, divinità ispirata
dalle dee madri del Mexico, e in primavera si praticava la
cerimonia in onore del pianeta Venere, in cui veniva sacrificata
una giovane vergine. Strutture stabili specifiche per il culto non
ne venivano costruite, non vi erano edifici destinati a tale
scopo, ma le cerimonie religiose, che per altro erano molto
numerose, avvenivano all’aperto negli spiazzi in terra battuta
appositamente riservati al centro dell’accampamento, indicati da
sculture in legno a carattere rituale , oppure in una grande
capanna comune costruita con legno e frasche.

Le cerimonie
non erano mai in onore di un qualche dio, ma piuttosto servivano a
contattare gli spiriti, ai quali si chiedeva aiuto e protezione.
Presso i Sioux, prima di ogni rito si procedeva ad un bagno di
vapore, perché ripulisse il corpo da tutte le impurità. Nessun
adulto era mai escluso dalle cerimonie tribali, guidate da persone
considerate particolarmente dotate nel contattare gli spiriti. I
giovani guerrieri venivano considerati adulti solo dopo una prova
di digiuno e meditazione, che forse comprendeva l’uso di qualche
leggero allucinogeno naturale, intesa a ottenere un contatto con
lo spirito guida, solitamente quello di qualche specie animale .
Nel complesso, però, la spiritualità pellirosse sembra non aver
mai superato il primo stadio naturalistico, esattamente come la
loro civiltà non ha mai completamente abbandonato il nomadismo per
l’agricoltura.
I Sioux

Le usanze
religiose dei Sioux ci sono state largamente spiegate da loro
stessi, attraverso i racconti trascritti qualche volta da europei
ma spesso anche da individui di cultura mista. Furono tra gli
ultimi popoli pellirosse, venuti a contatto con la terribile
realtà dell’uomo bianco, e le loro cerimonie vennero proibite solo
nel 1870, permettendo così agli etnologi di stilarne una relazione
accurata. Inoltre, occorre dire che la loro spiritualità non fu
mai estirpata del tutto ed è rimasta latente, in attesa di tempi
più propizi. Infatti, recentemente le tribù Sioux hanno ottenuto
il permesso di ripristinare le loro usanze sacre dal Governo degli
USA. Alla base di tutta la spiritualità sioux esisteva una
forza generale, che animava ogni cosa, come il Mana dei Maori,
chiamata Wakan, specie di frammentazione del Grande Spirito della
Natura, Wakan Tanka (il Grande Mistero). Fenomeni naturali come il
vento, le stelle o la nascita di un bambino venivano considerati
Woniya o Respiro del Grande Mistero. La luna e il sole, pur
essendo entità separate con nomi propri, Hanwi e Wi, erano
frammenti del Grande Spirito. Wakan Tanka poteva essere suddiviso
in 16 aspetti differenti. I Sioux conferivano grande valore anche
a Nonna Terra e alle 4 direzioni, ovvero ai punti cardinali.
Infatti, la concezione della vita era basata sulla scelta tra due
vie, una che corre da nord a sud e l’altra da est a ovest: il Sud
era considerato di colore rosso, Fonte di vita; il Nord di colore
bianco, la Purezza; Est giallo, il Rinnovamento; Ovest nero, la
Morte. La direzione nord-sud veniva identificata con la Via
Lattea, alla cui biforcazione meridionale l’anima di ogni essere
umano sottostava a un giudizio, per poter proseguire il suo
cammino spirituale.
L’oggetto sacro per eccellenza era la Pipa. Secondo il grande
sciamano oglala Dito, questo oggetto venne donato ai Sioux da
Wohpe, la donna bisonte bianco, che istituì anche le sette
cerimonie sacre. La Pipa Sacra è divisa in due parti, cannello e
fornello, l’uno ricavato da legno di acero e il secondo da una
pietra rossa, la catlinite, reperibile in un unico posto al mondo,
Pipestone nel Minnesota. Le due parti vanno conservate
separatamente in una custodia di pelle di cervo ornata da perline
colorate e aculei di porcospino, per via del grande potere in essa
racchiuso. L’atto di collegare i due elementi corrisponde a una
cerimonia sacra, l’unione di Cielo e Terra, tra il mondo fisico e
quello metafisico. Il combustibile è rappresentato da corteccia di
salice rosso, a cui in alcuni casi vengono aggiunti tabacco o erbe
aromatiche.

L’atto di fumare la Pipa e di offrirla alle 4 direzioni, al Cielo
e alla Terra è la preghiera più sacra e il riconoscimento di se
stessi come appartenenti all’universo del Grande Spirito. Veniva
usata come mezzo di riconciliazione e di pace, poiché non si
poteva dichiarare il falso in sua presenza. La pipa originale,
donata da Wohlpe ai Lakota esiste ancora e viene custodita da
Arvol Looking Horse, ultimo discendente di colui che, secondo la
leggenda, l’aveva ricevuta per primo . Le sette cerimonie sacre
dimostrano tutte un chiaro legame con le religioni a carattere
animistico, dove il culto degli spiriti è la base di ogni rituale.
Iniziazioni, tran e visioni sono il centro di uno stretto rapporto
tra umanità e natura, ch’è possibile rintracciare in tutte le
etnie di tipo munda, come Eschimesi, Aborigeni Australiani, Indios
dell’Amazzonia .