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Le
porte del salone da ballo furono subito spalancate e nella sala
entrò a grandi passi un uomo alto e possente, che faceva roteare
un gran mantello nero. Con lui entrò una gelida
ventata e il principe sentì odore di pini, ma anche un puzzo di
acque stagnanti. Questa persona dall'aspetto terrificante
teneva per mano una principessa che, nonostante il lussuoso
abito nero e argento, aveva l'inconfondibile aspetto della sua
amata principessa cigno. Il principe non poteva quasi credere ai
suoi occhi. Il viso era quello della sua principessa, non c'era
dubbio, ma i suoi modi erano arroganti, lo sguardo era
trionfante. «Maestà,» disse l'uomo alla regina, «io vi porto una
principessa degna di vostro figlio, spero proprio che lui non la
rifiuterà. Il principe danzò con la nuova principessa.

«Ma
sei proprio tu, amore mio?» le chiese. «Che cosa ti porta qui, e
in tale compagnia? » «È il mago che mi ha portato da te,»
rispose la principessa. «Ci ha visti vicino al lago, e udendo
che ci scambiavamo una promessa d'amore, ha capito che tu eri
l'uomo destinato a rompere il suo maleficio. Tuttavia, sapendo
che un giorno tu governerai su queste terre, lui ora cerca la
tua amicizia.» Mentre parlava, gli sorrideva e lo guardava fisso
coi grandi occhi scuri. Ma il principe aveva una strana
sensazione, si sentiva inquieto; gli pareva di danzare con una
ragazza diversa da quella del lago. Aveva occhi indagatori che
lanciavano bagliori come i preziosi diamanti che aveva sul
vestito. Il principe provò un senso di smarrimento, ricordando
lo sguardo gentile che, quando era davanti al lago, si fissava
sui suoi occhi. «Sono davvero legato a questa creatura altera e
sfavillante, oppure anche questo è un sortilegio del mago?»
pensò tra sé. La principessa sembrava aver letto nei suoi
pensieri. «Amore mio,» sussurrò la ragazza, «non respingermi.
Temo che il mago insinui nella tua mente dei dubbi, facendomi
apparire diversa da quella che sono realmente. Lui punta tutto
su questo inganno, sapendo che se ora tu mi rifiuti, io sono
perduta per sempre!» «Questo non accadrà mai!» rispose il
principe. «Ti ho fatto una promessa, e io non sono mai
spergiuro!» Gli occhi scuri, coi loro freddi bagliori, lo
tenevano avvinto come un serpente che immobilizza la preda. Il
giovane non poteva vedere oltre la finestra del salone lo stormo
dei cigni bianchi che attraversava il cielo notturno. «Allora
fa' che tutti ascoltino la tua promessa,» disse la principessa,
sorridendogli con quell'espressione che lui amava tanto,
«impegnati verso di me, così che l'incantesimo possa spezzarsi e
possiamo finalmente essere felici insieme.» Ora parlava a voce
bassa, ma senza dolcezza. Il principe si fece coraggio, si
convinse che l'intrigo del mago non doveva indurlo a rifiutare
la sua principessa cigno. «Una volta che l'incantesimo sarà
rotto,» pensò, «io avrò di nuovo la mia cara e dolce amata.»
Prese la principessa per mano e la portò davanti al trono dove
sedevano i genitori.

«Guardate,» esclamò, «ho fatto la mia scelta: questa ragazza e
nessun'altra sarà la mia sposa!» Tutto a un tratto il mago le fu
vicino e disse: «Fallo giurare davanti a tutti questi invitati.
Che giuri di concludere queste nozze e che, se non terrà fede
alla promessa, ne andrà della sua vita.» Quando gli occhi scuri
della ragazza si rivolsero a lui, il principe sentì di nuovo
l'odore di cose fetide, che marciscono in oscure profondità. E
ancora una volta fu assalito da mille dubbi. «Ah!» si lamentò la
principessa, guardandolo con volto amorevole. «Ti ha messo
contro di me, come temevo!» E abbassò il capo, coprendosi il
viso con le mani, e al principe sembrò che ella piangesse. La
prese allora tra le braccia. «Giuro,» gridò, «che sposerò questa
principessa, e se non sarò fedele alla mia promessa ne andrà
della mia vita!» Appena ebbe pronunciato queste parole, udì un
tremendo rumore vicino alla finestra in alto. Tutti guardarono
in alto e videro un cigno bianco che freneticamente sbatteva le
ali contro i vetri. Allora il principe capì che era stato
ingannato. Guardò la ragazza che aveva tra le braccia e, quando
lei sollevò il capo, vide inorridito che ora mostrava un volto
completamente diverso: i suoi occhi lo schernivano e la bocca
assunse un ghigno beffardo. Spingendo la ragazza lontano da sé,
il principe corse fuori dal salone, mentre nelle orecchie gli
risuonava lo sgradevole suono della risata sghignazzante della
donna. Fuori, nel freddo della notte, prese un cavallo da uno
stalliere e cavalcò disperatamente verso il lago dei cigni.
Mentre cavalcava, vide sopra di sé i candidi cigni che, in volo,
passavano davanti alla luna. Raggiunse il lago insieme ai cigni
e osservò ancora una volta i candidi uccelli che prendevano
forma umana. Quando la principessa cigno fece un passo fuori
dall'acqua il principe la prese tra le braccia e se la strinse
al cuore. «Perdonami,» le disse, «per aver creduto per un solo
momento che quella immonda persona potessi essere tu!» «Quella è
la sorella del mago,» gli rispose la principessa cigno. «Lui ha
usato i suoi poteri magico per darle il mio aspetto. «Cosa si
può fare,» egli chiese, «per distruggere questo maleficio? Come
ti posso salvare, ora?» . «Non biasimarti,» disse dolcemente la
ragazza, «il mago è troppo subdolo, perché un cuore leale possa
capirlo! Presto lui si trasformerà in un gufo nero per godere
della nostra pena. Questa volta, quando verrà, tu devi
ucciderlo.» «Ma se lo uccido, l'incantesimo non potrà mai più
essere spezzato,» ribatté il principe. «Se non lo farai,» disse
la principessa cigno «ne andrà della tua stessa vita.» . «Come
posso lasciarti per sempre sotto il maleficio di questo
spregevole individuo?» «Non temere,» disse la principessa cigno,
«la fine del mio incantesimo è ora in mio potere. Prima che
termini questa notte andrò a unirmi a mia madre nelle profondità
del lago di lacrime.

Mi ha
invocata per tanto tempo e io le ho sempre risposto: «Aspetta,
madre, ma solo per un poco, perché c'è ancora qualche speranza.
«Ora ogni speranza è svanita e la mia unica salvezza sta nelle
sue mani.» Mentre parlava, s'alzò il vento, lo specchio del lago
si oscurò e sopra di loro passò un'ombra paurosa. Poi,
disperato, il principe sollevò il suo arco, lo tese e scoccò una
freccia che colpì quell'oscuro nemico schiantandolo in volo. I
due innamorati restarono vicini, fianco a fianco, guardando il
corpo del grande gufo che si contorceva; mentre lo guardavano
cambiava forma di continuo e alla fine il mago cadde morto ai
loro piedi. Allora la principessa cigno baciò il suo principe
per l'ultima volta, e disse: «Ora tu sei salvo e il mio dolore e
il mio tormento presto saranno finiti.» Il principe vide
che nel frattempo le ragazze cigno erano nuovamente diventate
uccelli, e cercò di trattenere stretta a sé la principessa che
invece stava dirigendosi verso l'acqua, dicendo gli: «Amore mio
devi lasciarmi andare da mia madre. lo non prenderò mai più
aspetto umano.» Piangendo, il principe la lasciò andare e la
guardò mentre entrava nell'acqua. Avanzò senza esitare e senza
voltarsi indietro, finché il lago di lacrime si chiuse sopra il
suo capo. Allora il principe volse le spalle alla fredda riva su
cui giaceva il mago morto, e camminò accecato dal dolore,
addentrandosi nella foresta. Un viottolo serpeggiante lo
condusse su un alto dirupo a picco sul lago. Si voltò a guardare
per l'ultima volta quelle acque scure. Ora una bufera infuriava,
sollevando enormi, furiose ondate, e al giovane sembrò di udire
nel vento la voce dell'amata che lo chiamava. D'un tratto capì
che l'unica cosa che desiderava era raggiungere l'amata perduta.
Con un urlo straziante si gettò dalla cima del dirupo e
precipitò sulle onde burrascose che si infrangevano sulla
scogliera.
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