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Il bambino di carta era un
bambino origami, fatto con un foglietto verde quadrato. Tutte le
sere prima di metterlo a letto la sua mamma lo disfava e lo faceva
tornare quadrato, così poi stando sotto le coperte si appiattivano
bene le pieghe. La mattina lo prendeva dal letto con due dita, lo
stendeva sul tavolo e lo piegava e lo ripiegava da una parte e dall'
altra, veloce e molto abile, finché, piega dopo piega, non veniva
fuori proprio il suo bambino. Allora lo metteva in piedi, piedini di
carta verde, e finalmente il bambino poteva fare colazione, che però
era una colazione origami anche quella, di carta, con una tazzina di
tè e due biscotti finti.
 
Il problema era che il
bambino di carta tendeva a sparire. Saltava sul divano come fanno
tutti i bambini e ricadendo giù s'infilava tra un cuscino e l'altro
e restava li incastrato nella stoffa soffice, e se non veniva la
mamma a recuperarlo, perché magari stava friggendo le patatine per
la cena e non sentiva che lui la chiamava, gli toccava di restare
infilato anche per mezz' ora, che è una bella perdita di tempo.
Oppure era steso per terra che giocava con i soldatini e qualcuno
apriva la finestra e una sottilissima corrente d'aria lo spingeva
sotto la credenza, e lui non riusciva ad alzarsi, e doveva chiamare
aiuto e aspettare che qualcuno venisse a recuperarlo.

Insomma, la sua era un'
esistenza piena di rischi. Anche a scuola, una volta s'era
incastrato tra il muro e la lavagna ed era dovuto venire il bidello
con lo svitatore a staccare la lavagna dal muro per liberarlo.
Un'altra volta che stava facendo una ricerca di geografia, era
finito dentro le pagine dell' Atlante Gigante del Mondo Intero, che
era un libro a misura di bambino nel senso che era alto come un
bambino, e poi il vento entrato dalla finestra aperta aveva voltato
la pagina e un compagno, passando di lì e vedendo l'Atlante Gigante
che veniva sfogliato dal vento, l'aveva richiuso.

Così il bambino di carta era
rimasto lì dentro, con solo i piedi che spuntavano da sotto il libro
e un pezzetto di testa che spuntava da sopra, e quando a furia di
strilli la maestra se n'era accorta, lui era molto più piatto del
solito. Comunque non si preoccupava tanto.

Essendo un bambino di
carta, capiva che era naturale correre certi rischi che gli altri
bambini non correvano, ma insomma, la vita è sempre un po'
pericolosa, fa parte dell' avventura. La sua mamma e il suo papà,
che sapevano bene tutti i guai in cui si era infilato il loro
bambino foglietto e quindi erano sempre in pensiero, un giorno
decisero che non volevano più stare in pensiero ma stare tranquilli.
Così andarono da un corniciaio e ordinarono una cornice alta e larga
un po' più del bambino di carta, una specie di scatola col davanti
di vetro.

La fecero fare verde, sia
perché s'intonava col bambino sia perché in salotto avevano il
divano e le poltrone verdi, e anche il tappeto era beige a disegni
verdi. Così era tutto coordinato. Quando la cornice fu pronta, il
corniciaio e il suo assistente la portarono di persona a casa del
bambino di carta. Sfilarono il retro, e la mamma e il papà dissero
al bambino: - Vieni un po' a vedere che bella cosa ti abbiamo fatto,
tesoro. Il bambino di carta, che non sospettava niente, si avvicinò.
Rapidissimi, mamma e papà lo spinsero dentro la cornice con qualche
colpetto delle dita (era molto leggero).

Il corniciaio fu molto
veloce a fissare il retro della cornice al suo posto e ad avvitarlo
bene stretto. Così il bambino di carta si trovò chiuso dentro una
cornice. Non era schiacciato contro il vetro, perché c'era dello
spazio. Però era chiuso dentro. Protestò un po', ma essendo chiuso
dentro, la mamma e il papà non lo sentivano. E poi volevano stare
tranquilli. Così, sempre con l'aiuto del corniciaio, appesero la
cornice col bambino dentro proprio sopra il divano verde: stava
benissimo.

-
E' proprio del colore
giusto, - disse la mamma con un sospiro soddisfatto. - Basta
preoccupazioni. Adesso starà sempre con noi, - disse il papà
sorridendo. Pagarono il corniciaio, diedero la mancia al suo
assistente e finalmente poterono sedersi sul divano tranquilli.
Accesero la tivù e guardarono un film. Al bambino quel film non
piaceva perché era un film d'amore, ma essendo chiuso non poteva più
dire niente. Così si afflosciò un po' sul fondo della cornice e
rimase lì, sottovetro come un cetriolo, ad annoiarsi.

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