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Il mio nome è Lana
Il mio nome è Ferro
Il mio nome è Piuma
Il mio nome è Carta
Mi chiamo Plastica
Il mio nome è Gomma
Il mio nome è Erba
Mi chiamo Pane
Mi chiamo Sabbia
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La bambina di piume era così morbida e leggera che tutti la prendevano in braccio e la stringevano forte. Soprattutto gli altri bambini, che la trattavano come un pupazzo. - Sei così soffice, -le dicevano. - Sei tanto dolce. - Si, ma non sono un cuscino, - diceva lei, e cercava di liberarsi e scappare via. Solo che essendo cosi leggera tutti riuscivano a tenerla prigioniera tra le loro braccia, anche le altre bambine, che la strapazzavano volentieri.
- Sei meglio di una bambola perché sei vera, -le dicevano strizzandola forte. E lei si sentiva soffocare e si arrabbiava molto, ma non poteva farci proprio niente. Un giorno un vento fortissimo la strappò dalle braccia di una bambina che le stava cantando la ninnananna come si fa con le bambole, anche se erano le quattro del pomeriggio e lei non aveva per niente sonno e non era per niente una bambola.- Ehi, dove vai? -le gridò la bambina, seccata perché il suo giocattolo era volato via. - Non so, - rispose la bambina di piume.
Ed era la verità. Il vento soffiava, e la bambina di piume andava. La sua mamma la vide dalla finestra e le gridò: - Vieni giù subito! - Ma lei non poteva scendere, era troppo leggera. E forse nemmeno voleva. La sua mamma cercò di acchiapparla con una rete per le farfalle, ma lei era troppo in alto e troppo lontano. Allora cercò di catturarla con una rete da pescatori, ma lanciò troppo piano e la rete le cadde addosso e si aggrovigliò tutta. Niente da fare. - Vado via, mamma, ciao! - gridò la bambina di piume mentre spariva all' orizzonte. Volò in alto, sopra e sotto le nuvole, spinta dal vento. Il mondo era strano, piccolo e piatto, visto dall' alto, ma anche grande e immenso, perché non si capiva se finiva o se andava sempre avanti. Venne la sera, e la bambina di piume si sentì un po' stanca.
 Approfittò di un momento che il vento era distratto e riuscì a scendere un po' nel cielo e ad aggrapparsi alla cima di un albero. Si rannicchiò fra i rami (non poteva cadere, era troppo leggera, solo le cose pesanti cadono, le altre semmai fluttuano) e si addormentò. La mattina si svegliò molto riposata, si arrampicò fino alla cima dell' albero e gridò: - Vento, vento, vieni a prendermi, io sono pronta!
- E ripartì a bordo di un nuovo sbuffo. Girò tutto il mondo, senza mai stancarsi, leggera e libera come devono essere le bambine di piume. E tutte le volte che passava sopra la sua mamma le faceva ciao con la mano, e la mamma la salutava, un po' triste, perché la sua bambina era andata via, ma anche felice, perché aveva capito che essendo una bambina di piume poteva star bene solo così.
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